Oblique Studio, formazione editoriale permanente
oblique studio, artigianato e passione





facebook   twitter   instagram  
I libri di Oblique
Greenwich e Gog, collane per Nutrimenti
I nostri libri con 66thand2nd
Watt magazine

Oblique è per il
software libero





sitemap
 
  I docenti dei corsi di Oblique
   
 

Simone Barillari da Oblique

Simone Barillari (1971) è saggista, editor e traduttore che ha collaborato, negli anni, con i maggiori gruppi editoriali italiani, da Rcs a Mondadori.
Come curatore, e spesso come traduttore, si è occupato di Conrad e R.L. Stevenson, Hemingway e Jack London, Charles Jackson (Giorni perduti) e Eudora Welty, John Barth e Jim Thompson, Rick Moody e W.T. Vollmann, Leonard Cohen e Michel Houellebecq, ed è stato uno dei principali collaboratori del Dizionario della letteratura americana del Novecento pubblicato da Einaudi. Attualmente sta curando e traducendo alcune delle più importanti opere di Joseph Conrad; la sua edizione della Linea d’ombra è uscita per Feltrinelli alla fine del 2014.
Come saggista e critico letterario ha lavorato per le pagine culturali di varie testate nazionali, tra cui Alias del manifesto, e suoi testi sono comparsi anche su Nuovi Argomenti Alfabeta2, Il Caffè Illustrato e Panta, dove ha pubblicato nel 2008 il saggio Una storia vivente. Alla fine del 2010 ha scritto Il Re che ride (Marsilio), tradotto all’estero: un’analisi di Silvio Berlusconi e della comicità come strumento di potere.
Come editor Barillari ha ideato e diretto collane di letteratura e saggistica, tra cui una per minimum fax dedicata al grande giornalismo americano, e ha fondato la casa editrice Alet, guidandola come direttore editoriale fino al 2005.

 

Giudizi degli allievi del corso principe

  1. Uno dei migliori docenti. Lezioni stupende e nozioni fondamentali per migliorare la propria scrittura. Con lui si impara a scrivere e si impara a leggere (Simone Proietti);
  2. Mi è sembrato un ottimo docente. Le sue lezioni sono state preziose e saranno utili anche in campi differenti da quello dell’editoria;
  3. Per quanto mi riguarda, le lezioni più belle del corso. Barillari si è dimostrato molto diverso da come la classe se lo aspettava. Le sue lezioni su Conrad – che non si sono limitate solo a questo autore ma ne hanno coinvolti tantissimi altri – mi hanno insegnato molto; mi hanno aiutato a vedere e analizzare la mia scrittura attraverso una serie di piccoli trucchi e meccanismi che prima non immaginavo fossero tanto importanti nella stesura di un testo (Gaia Tarini);
  4. Complici anche i commenti dei colleghi dei corsi precedenti, mi sono approcciata a Simone Barillari con il senso di inadeguatezza e l’ansia di chi non ha un rapporto confidenziale con la scrittura. Le prospettive drammatiche si sono rivelate distanti dalla realtà. Grazie alle sue lezioni illuminanti ho maturato spirito critico e maggiore consapevolezza della lingua. Un momento prezioso a cui guardo con gratitudine;
  5. Le sue lezioni sono state tra le più interessanti e costruttive del corso. Simone Barillari è un uomo di cultura che va dritto al punto. Sebbene non si possa insegnare a scrivere, ha saputo fornirci strumenti validi e preziosi: i suoi metodi, anche se poco ortodossi, incoraggiano a ricalibrare le parole e pensare il proprio stile;
  6. Coinvolgente, stimolante, capace di catturare l’attenzione e comunicare con efficacia. Ne sono rimasto entusiasta (Davide Tecce);
  7. Barillari è estremamente preparato ed è in grado di trasmettere in poche lezioni l’amore per la lingua e per la cura del testo. Le sue lezioni sono state intense e costruttive, addirittura illuminanti in alcuni casi;
  8. Le sue lezioni di scrittura redazionale sono state davvero interessanti e utili. È un ottimo docente, ha molte competenze ed esperienza. Nonostante il suo approccio duro, critico e sarcastico spiega molto bene (Olimpia Viscione);
  9. Le sue lezioni rimarranno le più memorabili di tutto il corso. Intense, appassionate e ricche di tante ma precise nozioni su come scrivere e soprattutto non scrivere. Ho apprezzato molto il suo modo di insegnare schietto ed efficace;
  10. Conserverò gelosamente gli appunti presi durante le lezioni di Barillari: quattro incontri davvero formativi per tutti noi. Sono rimasta incantata dalla sua preparazione e capacità comunicativa (Alessandra Marsecano);
  11. Prima delle sue lezioni avevo letto i commenti sul sito ed ero terrorizzata. In realtà non è così tremendo come lo dipingono. Le sue lezioni sono state ben strutturate e molto interessanti. Ha distrutto tutte le (pochissime!) certezze che avevo nella scrittura ma i suoi insegnamenti mi saranno sicuramente molto utili in futuro (Simona Pisani);
  12. La fama negativa di questo docente non è stata ripagata. Mi sono trovata davanti una persona che per tutta la durata del corso non ha criticato i nostri scritti tout court, ma ci ha portati attraverso il ragionamento alla comprensione della sintassi e della semantica. Oltre a risaltare il fatto che sia una persona molto colta la presenza di moltissimi esempi presi dalla letteratura, dai nostri elaborati e dalla scrittura che ci circonda hanno reso concrete le nozioni trasmesse. Il supporto pratico alla teoria e il coinvolgimento degli studenti nel cercare di usare la testa e capire il perché delle cose, prima del metterle in atto, rispondono appieno alla figura esemplare di maestro;
  13. Simone Barillari non dispone del tempo sufficiente per cambiare la tua scrittura, eppure la cambia. Il suo metodo d’insegnamento è spigoloso, ma gli indicatori che offre per giudicare la lingua sono fondamentali. Avrei seguito volentieri altre sue lezioni;
  14. Le sue lezioni sono state le più stimolanti del corso. Ho apprezzato anche il tipo di approccio che ha utilizzato, richiedendo un pieno coinvolgimento e una piena partecipazione della classe durante le lezioni;
  15. Intransigente ma con coscienza. Le sue lezioni sono un’ottima miscela di alti e appassionati ragionamenti, e insegnamenti puntuali. Si parte dai princìpi, si torna alla frase, e si cerca di far aderire il più possibile le due dimensioni. L’esercizio di autoediting sui propri testi permette un’applicazione pratica di pochi ma mirati accorgimenti estetici e formali. È impossibile insegnare a scrivere bene, ma forse Barillari riesce a comunicare il gusto per l’armonia, che potrebbe essere un primo passo per scrivere in maniera decente un testo editoriale;
  16. Le sue lezioni le attendevo e un po’ le temevo (si fa molto terrorismo psicologico su di lui, credo ne sia consapevole e forse non gli dispiace nemmeno tanto) e alla fine sono state tra quelle che ho più apprezzato. Il perché è semplice: per la prima volta ho visto concretamente, limpidamente, come si può scrivere meglio. Niente fuffe sul talento o discorsi altisonanti e vuoti: Barillari ti mostra la scrittura, redazionale e no, nella sua oggettività. È stato prezioso, anche per i consigli di lettura (se leggerà queste parole: grazie per Marías). Certo, a volte ha modi bruschi ma, non so, per me è importante la sostanza e dalle sue lezioni l’ho avuta;
  17. Approccio destabilizzante; è incredibilmente preparato e interessante da seguire ma il primo impatto è troppo brusco. Ama autodefinirsi uno “stronzo sadico” – e vantarsene – mettendo sul chi va là tutta la classe, ma in realtà non lo è affatto. Le lezioni sono ricche di spunti, le correzioni sono esatte e precise, i suggerimenti indubbiamente stimolanti ed è evidente che Barillari si prende a cuore gli studenti e gli importa che traggano tutto il possibile da quello che dice (Camilla Eleonora Manara);
  18. Il ciclo di lezioni di Simone Barillari è stato uno dei momenti più importanti del corso. Commentare insieme in classe i testi realizzati per l’esercitazione è stato “doloroso” e utilissimo, un esercizio che ha infranto le ultime, fragili certezze ancora sopravvissute a quel punto del corso e dato nuova profondità alla mia capacità di analisi della scrittura. L’unico inconveniente è l’invincibile senso di inadeguatezza che mi perseguiterà a vita ogni volta che tenterò di scrivere qualcosa. Il docente, messa da parte la maschera da villain che si ostina a indossare, è appassionato, puntuale nelle correzioni, disponibile per chiarimenti e consigli (Federica Fiandaca);
  19. Le sue lezioni sulla scrittura sono state illuminanti; anche il tono, sempre scherzoso e irriverente. È da apprezzare per l’intelligenza dei percorsi creati e per la capacità di catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Degli ospiti esterni è quello che ha lasciato di più a noi allievi;
  20. “L’unicità è verità” ci ha detto Simone Barillari a proposito della descrizione. Se parliamo di verità, tante sono quelle che ci ha mostrato: aspetti della scrittura che ci stavano davanti, ma non vedevamo; angolazioni diverse da cui guardare un testo; e dettagli che danno luce a una frase. Quanto all’unicità, sta nel suo metodo d’insegnamento, diretto, persino spietato; e nella nostra sensazione di saper finalmente spiegare quanto è difficile scrivere;
  21. Mi sono piaciute quasi tutte le sue lezioni, che ho trovato utili per guarire le ingenuità della mia scrittura. Mi sono segnato tanti libri fondamentali da recuperare, come con nessun altro insegnante. A volte è rimasto un po’ ingabbiato nella sua scaletta, e la lezione ha perso naturalità. Purtroppo si è costruito un personaggio cattivo da interpretare con gli studenti, di solito togliendo tempo alla lezione vera e propria (Alessandro Lusitani);
  22. Ha dato degli spunti molto importanti per lavorare bene sulla scrittura. Ci vorrebbe più tempo per riflettere su tutti questi aspetti. Il docente è bravo a fare uscire gli studenti dalla propria zona di comfort (Davide Callegaro);
  23. Le lezioni di Barillari sono state tanto traumatiche quanto necessarie. Professionista di straordinaria cultura, Barillari recita la parte dello “stronzo sadico” (parole sue, ci mancherebbe) fino all’esasperazione (e le crocifissioni pubbliche sono all’ordine del giorno) ma regala delle perle di rara preziosità: ha messo in luce aspetti fondamentali della scrittura e della lingua, imprescindibili per chiunque aspiri a lavorare in editoria. Conserverò gli appunti delle sue lezioni come reliquie;
  24. I consigli di scrittura e il lavoro sui testi editoriali, così come le indicazioni di lettura, sono stati preziosi e utili a riconoscere le lacune, per poi colmarle. Tuttavia, il modo di porsi nei nostri confronti credo abbia scoraggiato il confronto, finendo per mettere in soggezione molti di noi. Ed è un peccato, perché il dibattito sarebbe potuto essere più costruttivo;
  25. Barillari ci ha fornito insegnamenti essenziali e decisivi per affinare il lavoro già intrapreso sulla scrittura. Ritengo tuttavia che il suo approccio sia dei meno adatti all’insegnamento, perché induce gli allievi in uno stato di inibita soggezione, e scoraggia la partecipazione spontanea alla lezione (Giulia Vallone);
  26. Vorrei riuscire a distinguere il mio giudizio sull’uomo da quello sul docente, ma è difficile quando il modo di porsi dell’uomo risulta talmente irritante da guastare del tutto il piacere di apprendere. Ostentare come un vanto l’essere snob e sadico, dilettarsi nel porre alla classe domande da quiz televisivo, da lui opportunamente preparate a casa, per poi insultare con gusto i “crani disabitati” che non sono stati in grado – o non hanno osato, per schivare le offese – rispondere è un approccio diseducativo di cui non vedo la necessità. Più di ogni cosa, Barillari è insostenibile per la sua totale mancanza di relativismo: spaccia giudizi di buongusto per dogmi inoppugnabili; e non c’è, ovviamente, nessuna apertura al confronto con gli studenti. Di buono, mi porto a casa alcuni suggerimenti utili sull’uso degli aggettivi e degli avverbi, e lo sprone a riflettere sugli etimi e ad arricchire il vocabolario per andare oltre la superficie delle parole e per contrastare la sciatteria del pensiero. Concetti che sarebbero comunque stati compresi (e certamente più apprezzati) se non fossero stati conditi con tanto esibizionismo (Giulia Pace);
  27. Uno degli incontri più interessanti del corso. Le sue quattro lezioni – troppo poche – sono state rivelatorie: mi ha spinto ad analizzare a fondo le mie tecniche di scrittura e a spogliarle di tante formule fatte che utilizzavo quasi senza accorgermene. Una persona molto colta e preparata (a volte può apparire arrogante, ma fa parte del personaggio), le sue spiegazioni sono ben calibrate e coinvolgenti, sotto certi aspetti mi hanno ricordato le lezioni universitarie;
  28. Appassionato e tumultuoso ha cercato di trasmetterci ciò che conosce. Il suo modo di insegnare ci ha a volte spronati altre atterriti. Sarebbe stato utile e interessante ripetere l’esercitazione sulla quarta di copertina finito il ciclo delle sue lezioni. Questo avrebbe significato maggiore lavoro per lui, ma sarebbe stato molto utile per noi;
  29. Non esiste un modo per prepararsi alle sue lezioni. Ti fa venire voglia di tornare alle elementari e rifare l’intero ciclo di studi da capo. Mette in discussioni qualsiasi cosa, soprattutto il modo di scrivere e le letture fatte. Ho imparato molto durante le sue quattro lezioni, t’insegna a riflettere su quello che scrivi per essere un perfezionista e migliorarti sempre;
  30. Sicuramente Barillari come docente ci ha dato tanto, si percepisce la sua conoscenza sconfinata e si sente la passione per il suo lavoro, anzi, per quello che è, perché non solo lo fa. Le sue quattro lezioni sono state dense di informazioni, suggerimenti, riflessioni; dopo non si può più scrivere o editarsi se non pensando “qui Barillari direbbe…”; inoltre è stato utile corregge i risvolti di Conrad in classe, abbiamo imparato dai pregi e dai difetti di tutti. Ho un appunto: va bene interpretare la parte dello “stronzo sadico” e farci gli indovinelli, però per un tempo limitato: si è spesso creata in classe un’atmosfera per cui avevamo paura di avanzare ipotesi e quindi si indugiava, rallentando la lezione;
  31. La sua cultura e preparazione gli consentono di porsi in maniera sicura nonostante sia molto critico anche verso sé stesso. Oltre a darmi diversi spunti di riflessione interessanti, mi ha insegnato che la scrittura è un laboratorio che non chiude mai, che bisogna curarla fino a renderla impeccabile (Adriana Baldini);
  32. Le lezioni di scrittura mi hanno coinvolta e appassionata. Simone Barillari affronta con ordine gli aspetti che rendono un testo piacevole ed efficace a partire dall’idea che la grammatica sostiene il senso logico nella costruzione di una frase. I suoi giudizi sono schietti e basati sulla correzione dei compiti, servono a individuare gli argomenti su cui lavorare. L’esperienza e la passione per la scrittura hanno reso le lezioni piene di spunti; molto bella e utile la parte dedicata all’uso delle metafore (Livia De Paoli);
  33. Molto meno aggressivo di come me l’ero figurato; l’ho molto apprezzato perché è stato capace di critiche durissime, sì, ma costruttive. Ci ha messo di fronte ai nostri limiti ma senza eccessiva presunzione e mai gratuitamente. Le sue lezioni sono piene di stimoli importanti per quanto riguarda l’uso della lingua; mi sarebbe piaciuto, oltre all’esercizio preliminare sui paratesti, avere qualche altro banco di prova (Cecilia Malatesta);
  34. Ti uccide l’autostima preparandoti a quello che troverai nel mondo del lavoro. Ti spinge, però, a migliorare;
  35. Lezioni bellissime, utili per migliorare la propria scrittura. Probabilmente troppo lo spazio dedicato a commentare singolarmente i lavori individuali: una sola prova è poco perché i commenti possano cogliere pienamente nel segno (Magda Crepas);
  36. Estremamente attento e preciso nelle questioni linguistiche, penso di aver imparato in due lezioni più di quanto io abbia imparato in anni di studi linguistici. Lo ricorderò come un terrorista;
  37. Uno dei docenti migliori senza dubbio, sia per la sua bravura che per la simpatia e il coinvolgimento che è riuscito a creare in classe. In quattro lezioni ho imparato molto su come affinare la mia scrittura, anche se poi applicare i suoi consigli in concreto è più facile a dirsi che a farsi (Giuliano Tufillaro);
  38. Singolare. Il primo incontro mi aveva lasciato un po’ perplessa per il suo modo di porsi, ma mi sono ricreduta in breve tempo. Le sue lezioni si sono rivelate bellissime e molto utili, ne avrei seguita qualcuna in più;
  39. Sicuramente Barillari rappresenta la parte più traumatica del corso. Il suo modo di porsi senza filtri, senza mezzi termini, ti scuote e a volte quasi ti umilia: ti mette davanti alle tue mancanze. Questo modo di fare, però, ti spinge solo a voler migliorare. Dopo le sue lezioni senti di essere cambiato, di poter scrivere meglio, di voler scrivere meglio. Anzi, sei quasi costretto a farlo: pena, in caso contrario, un piccolo Barillari che ti urla nella testa “quella parola lì non c’entra niente!”;
  40. Le lezioni di Barillari sono state dure. Correggere tutti insieme le quarte di copertina, scritte da noi, è stata davvero una sfida perché ci ha messo di fronte alle nostre insufficienze. Fare gli editor di noi stessi non è stato semplice ma per fare un buon lavoro sui testi altrui è importante essere in grado di farlo sui propri. Barillari ci ha dato dei consigli per essere degli scrittori migliori, ricordandoci che non si finisce mai di imparare e migliorare (Ilaria Iasio);
  41. Impegnativo. Un professionista di cui ho apprezzato la profonda conoscenza letteraria, la passione che mette nel suo lavoro e la ricerca continua della perfezione linguistica. È una di quelle persone da cui sai che potresti imparare molto. Purtroppo però, con poche ore di lezione, le attività si sono concentrate soprattutto sulla correzione dei nostri elaborati. A volte si è dimostrato un po’ troppo distruttivo nei confronti dei nostri lavori e questo può provocare dei blocchi nella scrittura tanto che, alla fine delle sue lezioni, guardavo il foglio bianco con timore;
  42. Figura importantissima per il corso. Lo ringrazio per ciò che mi ha insegnato, il suo carisma e simpatia;
    Quella con Simone Barillari è stata l’esperienza più dura e formativa. Il suo compito era di creare in noi una nuova consapevolezza della scrittura, distruggendo cliché e luoghi comuni, troppo presenti nelle nostre pagine. Credo abbia fatto un’eccellente lavoro, mettendosi a completa disposizione della classe, anche fuori dall’aula: a me ha consigliato, in una lunghissima mail, alcuni testi motivando (per ognuno di essi) la segnalazione. Libri che ho acquistato (da un pezzo!) e che non vedo l’ora di leggere. La profondità con cui ci ha accompagnato nella (ri)lettura di La linea d’ombra mi ha davvero lasciato di stucco. Sto partecipando in questi giorni a un suo seminario di “lettura verticale” su Cuore di tenebra (Alessandro di Nepi Finzi);
  43. Avevo letto che le lezioni di Simone Barillari inibivano le capacità di scrittura degli allievi Oblique e ho scritto il risvolto dell’esercitazione, prima di conoscerlo, con una tensione che non avevo mai provato prima. La verità è, però, l’opposto. Le lezioni di Barillari sono state di una bellezza unica e hanno avuto su di me l’effetto di sbloccare alcuni meccanismi di scrittura che ogni tanto si inceppavano. Magari i suoi modi sono un po’ bruschi, ma i consigli che dispensa sono molto utili così come la sua capacità di trovare anche in uno scritto di bassa qualità una parte, sia anche una sola frase, meritevole di attenzione. Di fronte a una sensibilità per la bellezza così grande i suoi rimproveri passano in secondo piano, quasi (Marco Etnasi);
  44. Le lezioni di scrittura redazionale con Barillari sono state tra le più stimolanti che abbia mai seguito. Correggono e limano ogni sfumatura dello stile con tenacia inquisitoria: scelta delle parole, posizione, costruzione dei periodi, punteggiatura, registro, distribuzione del senso. Le sue lezioni insegnano come bisogna e come non bisogna scrivere. Credo che riflettere e lavorare sull’idea di buona scrittura migliori la scrittura di chiunque. Molto simile a Leonardo come impostazione, la principale differenza sta nella totale assenza di tatto nel farti notare la tua ignoranza;
  45. Illuminanti le sue lezioni sulla scrittura, un orecchio invidiabile. Impossibile ora scrivere qualcosa senza chiedersi se sia un cliché e smettere di sentirsi ignoranti (Eleonora Tomassini);
  46. Le sue lezioni sono state interessanti e molto utili sia per quanto riguarda la scrittura redazionale sia per opere e autori di cui ci ha parlato e che ci ha consigliato di leggere. Nonostante la severità nelle correzioni dei nostri testi, ho trovato Barillari molto affabile nel rapporto con noi e coinvolgente nelle sue spiegazioni (Luana Petrella);
  47. Le lezioni di Barillari sono state fondamentali. Non ho mai pensato che scrivere sia facile e mi riferisco a qualsiasi tipo di testo, dal romanzo alla quarta di copertina a un sms. Ho sempre cercato di fare attenzione alla scelta delle parole, ma le lezioni di Barillari mi hanno dato le basi su cui lavorare per compiere al meglio questa scelta. Non mi turba il fatto che sia rude e che il quaranta percento di ciò che dice durante la lezione siano insulti nei confronti degli studenti. È tutta scena, ed è anche divertente. Ma alla fine quello che ti rimane sono i suoi insegnamenti (Gloria Gandolfo);
  48. Lezioni meravigliose. Barillari ha un approccio molto diretto, a volte brusco, ma ho imparato molto e mi sono divertita. Ho un ricordo bellissimo di questo ciclo di lezioni;
  49. L’incontro con Simone Barillari è uno di quelli che segnano un prima e un dopo. Il mio modo di scrivere e soprattutto di leggermi non è più lo stesso. Mi sarebbe piaciuto che avesse qualche ora in più a disposizione;
  50. Tutto ciò che sapevo sulla scrittura, grazie a lui, è stato ribaltato. Dopo le sue lezioni si ha una fase di blocco, in cui si pensa di non saper più scrivere. In realtà è l’inizio di una presa di coscienza per migliorare lo stile. Sarà davvero difficile, dopo averlo ascoltato, usare ancora cliché;
  51. La preparazione di Barillari è indubbia, ma il clima di terrore e mortificazione costante possono annullare il valore didattico delle sue lezioni. Purtroppo ha corretto le quarte di copertina di molti di noi senza distribuirne il testo agli altri membri della classe, vanificando così l’utilità collettiva che potevano avere le sue critiche. Avrei apprezzato, invece, che dedicasse più tempo a testi redazionali ben fatti, come alla fine dell’ultima lezione;
  52. Il suo metodo di insegnamento è particolare e non è subito facile da comprendere. È un insegnante molto preparato;
  53. Non mi sono mai sentita così stupida in vita mia come nelle sue lezioni, ma sono state vitali per me. Sento la sua voce rimbombarmi in testa ogni volta che prendo la penna in mano, anche se devo scrivere la lista della spesa. E comunque, io ho adorato la sua follia e la sua sfacciataggine, sempre dopo che mi sono ripresa dalle sue critiche;
  54. Barillari è un insegnante intransigente e profondamente preparato. Le sue lezioni sulla scrittura sono incisive, il suo amore per la cultura ammirevole (Nicolò Petruzzella);
  55. Intelligente e preparatissimo, lo sa e non ne fa mistero. Ho il sospetto che si diverta molto nel distruggere l’ego degli studenti, ma il suo metodo didattico è veramente efficace: a mesi di distanza quando mi accorgo che quello che sto scrivendo fa schifo lo invoco come nume tutelare (Giulia Gabrielli);
  56. Viene criticato per la sua crudeltà, ma è solo una facciata, che trovo peraltro molto divertente. Ho avuto allenatori che mi hanno urlato addosso molto di più per insegnarmi molto meno. È una questione di attitudine, di sapere assorbire quello che ti dà – che è molto – e godersi anche lo show, al limite della stand up. Barillari è uno dei passaggi cardine del corso: mi ha chiarito dei dubbi che avevo da anni e mi ha spronato a studiare di più;
  57. Che dire? Le sue sono state sicuramente le lezioni più cariche di tensione di tutto il corso. Eravamo stati avvisati: nei feedback precedenti si leggeva che durante le sue lezioni erano volati evidenziatori e insulti. A me il suo atteggiamento non ha infastidito o disturbato, ci ho visto invece tanta gioia di leggere e scrivere e una grande cultura. Durante le sue lezioni mi sono commossa e divertita, e sono felice al pensiero che al mondo esistano persone che si dedicano così tanto alla parola scritta;
  58. Critico severo. Insegnamenti preziosi;
  59. Le lezioni di Barillari sono state formative nel senso più letterale possibile. A forza di ceffoni morali, alla fine ci hanno dato una forma – o ci hanno provato. Docente brusco e intransigente, le sue lezioni sono un misto di passione e letteratura e terrorismo psicologico. Ma è anche spassoso (Michele Tutone);
  60. Lezioni interessanti, stimolanti e utilissime per mettere in dubbio le proprie capacità di scrittura e le conoscenze della lingua italiana. Il sarcasmo di Barillari è un aspetto delle sue lezioni che mi ha colpito molto, dà lo slancio per migliorarsi, per non accontentarsi mai di quello che si fa o che si sa, a fare di più, ad approfondire. Può risultare antipatico e irritante, ma a me ha fatto l’effetto contrario, mi ha dato carica e mi ha fatto apprezzare quello che ci ha insegnato. Ho trovato i suoi consigli molto utili e costruttivi, anche se il suo approccio ha distrutto un po’ i nostri lavori. Con lui si può dire che si impara dagli errori (Manuela Carrara);
  61. Che dire… Barillari o lo ami o lo odi. Io l’ho amato, e non smetterò mai di ringraziarlo per quello che ci ha trasmesso nelle sue del tutto anticonvenzionali lezioni (Agnese Tortosa);
  62. Nei primi trenta minuti con Barillari ero paralizzato dalle sue critiche al nostro modo di scrivere e dai giudizi sulla nostra cultura letteraria. Poi, però, sono riuscito a interagire bene con lui sia nella prima lezione sia nelle successive, cercando di fare tesoro dei suoi consigli sulla scrittura dei testi redazionali. Ho ammirato il suo amore per i risvolti e le quarte di copertina, passione che condivido. Forse sarebbe stato interessante, dopo il lavoro su Conrad, scriverne un altro per valutare gli eventuali progressi. Lo spazio dedicato alla correzione dei lavori sui paratesti è stato molto utile per conoscere gli errori da non commettere in futuro. Insomma, non posso che ringraziare Barillari per le sue preziose lezioni;
  63. Le sue lezioni sono state le più (brutali) illuminanti (Martina de Lutio);
  64. Affrontare le sue lezioni non è stato facile, credo sia capace di annientare l’autostima di chiunque. Avrei preferito più esercitazioni pratiche in classe e rispettive correzioni – costruttive – da parte sua. Ho apprezzato la sua disponibilità al chiarimento e la sua indiscutibile preparazione, un po’ meno il suo metodo di insegnare (Antonella Vecera);
  65. Le lezioni di Barillari si sono rivelate in assoluto tra le più interessanti del corso. Brillante, pungente e coinvolgente: Barillari è una maschera da commedia dell’arte. Ho apprezzato molto il suo metodo: prima ci ha fatto consegnare un compito e poi ci ha spiegato come andava fatto, decostruendo le nostre convinzioni e introducendoci a una scrittura consapevole;
  66. Lezioni dal forte impatto, Barillari molto competente e accattivante nella presentazione dei contenuti. Bellissima la parte sull’aggettivazione e i consigli di scrittura!. Forse non sempre facile gestire l’approccio di Barillari (talvolta esageratamente ironico o aggressivo di fronte a tutto il resto della classe). Mi sarebbe piaciuto lavorare ancora di più sulle quarte di copertina e sulle traduzioni di Conrad fatte da lui;
  67. Di Barillari non giudico il personaggio. È senza dubbio un insegnante competente e diretto. Dalle sue lezioni ho imparato molto, ma spesso mi sono trovata a essere in disaccordo con lui. Quel che è certo è che ormai, ogni volta che scrivo, la vocina interiore che mi spinge a cancellare buona parte di quel che butto giù è sua! (Martina Pomponi);
  68. Commenterei con una frase fatta che molto odierebbe: severo ma giusto. Severo da far tremare (ma d’altronde era nei suoi intenti esplicitati a inizio lezioni) e giusto da far commuovere e pentirsi e detestarsi e svegliarsi e cambiare vita e iniziare un devastante processo di emulazione. No, esagerazioni escluse, un insegnante necessario (sembra lo strillo di un libro, odierebbe anche questo);
  69. Credo che la pars destruens sia efficace solo se accompagnata da una pars costruens, altrimenti si rivela del tutto inutile. È evidente che Simone Barillari sia una persona molto colta, ma è necessario dimostrarlo ogni secondo, sminuendo gli altri? L’ultima lezione è stata migliore: se avesse abbandonato prima le vesti del personaggio che si è cucito addosso, le ore passate con lui sarebbero state di certo più costruttive (Fiammetta Caravelli);
  70. Le sue lezioni sono state rivelatorie, hanno distrutto ogni mia certezza; ma al di là di questo penso che mi sia stato molto utile, ancora ho in testa la sua voce che mi sgrida a ogni cliché o aggettivo inappropriato che la mia “semplice mente”, vittima di un mondo tedioso e poco originale, cerca di propinarmi (Michela Massa);
  71. Se c’è stato qualcuno che ha messo in crisi le nostre capacità di scrittura è stato sicuramente Barillari. La sua analisi precisa (e distruttiva) dei nostri lavori è servita come trampolino di lancio per darci preziosi consigli per la scrittura;
  72. Molto preparato, ho trovato le sue lezioni utili e ben strutturate. Il personaggio Barillari è divertente, ma finisce per creare una controproducente atmosfera in cui nessuno risponde alle domande per non rischiare di sbagliare;
  73. Un vero maestro. In quattro lezioni la mia scrittura è migliorata notevolmente. Il suo atteggiamento provocatorio e sarcastico mi ha divertito: il “personaggio” di Barillari riesce a produrre l’effetto voluto senza entrare davvero nel personale, e questa è una capacità rara in un insegnante. Indimenticabile. Spero di incontrarlo ancora;
  74. Le lezioni di Barillari mettono in discussione tutte le proprie sicurezze e cambiano l’approccio alla scrittura. Molto utili i suoi consigli, un po’ meno il suo metodo di insegnamento: dedica troppo spazio alla pars destruens prendendo come esempio i lavori degli allievi; avrei preferito che si concentrasse di più sul trasmettere le sue conoscenze piuttosto che farci sentire degli incompetenti (giusto dal suo punto di vista ma poco costruttivo) (Lucrezia Pigini);
  75. Persona estremamente preparata e in grado di fornire preziosi consigli per la scrittura. Sarebbe interessante svolgere un intero corso solo con Barillari viste le sue conoscenze. A volte si è dimostrato un po’ impaziente, in ogni caso le tre giornate trascorse con lui sono state illuminanti. Conserverò gelosamente tutti i suoi consigli;
  76. Certamente l’incontro più interessante nei tre mesi di corso. Le sue lezioni sono state brillanti, costruttive e ricche di stimoli. Mi ha insegnato l’amore per il dettaglio, la musicalità del testo e la forza semantica delle parole. Bellissima personalità (Lorena Spampinato);
  77. A distanza di mesi ricordo ancora quando mi ritrovai a leggere il feedback degli ex allievi sul ciclo di lezioni redazionali tenute da Simone Barillari al corso principe. Non l’avessi mai fatto. Ne sono uscita devastata e impaurita. Invece no, vi assicuro che Barillari non è un mostro: ha un suo particolarissimo modo di insegnare, molto di impatto e diretto. Mi ha fatto nera sui miei lavori paratestuali, ma sono sopravvissuta: durante le sue lezioni insegna a scrivere al meglio quarta di copertina, strillo, trama. Finite le sue lezioni sono stata molto tempo senza redigere alcun tipo di testo, ma da quando ho ripreso noto una certa consapevolezza di mezzi che mi mancava. Senza dubbio sono meno accademica e ingessata (Federica Guglietta);
  78. Il corso in generale e le lezioni con Barillari in particolare mi hanno sollecitato molto. Ho capito quanto ancora io debba leggere. Inoltre, l’idea che la scrittura sia in buona parte tecnica e applicazione e non esclusivo appannaggio del genio mi ha spinto a considerare la materia da una nuova prospettiva (Giulia Porcari);
  79. I suoi consigli di lettura sono utilissimi, sia a breve che a lungo termine. Barillari è un professionista serio e se a volte si inalbera (con noi non è successo mai) non è per disprezzo degli studenti ma per un genuino e sincero amore per la letteratura, che vuole custodire. Come persona l’ho trovata gradevole e simpatica (Andrea Comincini);
  80. Dai commenti degli ex alunni ero rimasta interdetta. Sembrava una persona estremamente rigida e glaciale invece, dopo la prima lezione di assestamento, si è rivelato molto più tranquillo di quanto non volesse apparire. Mi sono anche divertita parecchio. Ho imparato cose di livello alto e di metodo; la ricerca dell’aggettivo perfetto è stata affascinante. Certo, per saper scrivere come vuole lui bisognerebbe fare solo quello nella vita, dalla mattina alla sera; è una bella sfida (e comunque non è per tutti). Mi sarebbero piaciute altre lezioni. Un professionista, un uomo profondamente colto (Veronica Abete);
  81. Persona coltissima e spiritosa, ha aperto la mia mente e mi ha fatto capire dove e come migliorare la mia scrittura;
  82. Senza dubbio sono state le lezioni più utili del corso per quanto riguarda la scrittura. Barillari ci ha insegnato che se vogliamo scrivere davvero bene allora dobbiamo rispettare alcune tecniche e riscrivere mille volte gli stessi passaggi. È un lavoro davvero faticoso e che richiede una dedizione notevole, ma allo stesso tempo porta molta soddisfazione (Elena Rovigatti);
  83. Le sue lezioni sono state intense. È stato chiaro e correggendo i nostri lavori in classe ha dato un aiuto concreto e degli insegnamenti incisivi (Giulia Varalta);
  84. Molto professionale, direi anche simpatico e ironico, anche se eccessivamente duro nel giudicare i lavori degli studenti;
  85. Una scoperta: preparato ma mai scontato. Indica una strada e ti spiega i segnali, mettendo in conto i rischi e i pericoli. Non ti racconta la meta finale, perché ti fa comprendere che non è per tutti. Eleganza, da eligo (scegliere): Simone Barillari è elegante (Ilaria Batassa);
  86. Lezioni faticose, impegnative, ne siamo usciti vacillanti ma arricchiti, i suoi consigli sulla scrittura sono difficili da dimenticare, e sono rare le occasioni in cui ricevere critiche a volte devastanti ma costruttive sul proprio stile di scrittura (Ilaria Azzolini);
  87. Una secchiata d’acqua gelida. È questo il miglior modo per descrivere il ciclo di lezioni di Barillari. Un metodo violento ma efficace per distruggere tutto ciò che si credeva di sapere. Ci si sente ad ogni incontro più ignoranti, e vagamente offesi, ma ascoltarlo è un piacere;
  88. Interessantissime lezioni di consapevolezza della lingua. Mi ha trasmesso la voglia di imparare a scrivere in modo semplice, pulito, accurato. E ha dato molti spunti di lettura per iniziare a colmare la mia abissale ignoranza in fatto di buone letture e buona lingua (Manuela Massimi);
  89. Quando conosci Simone Barillari prendi coscienza di quanto sia difficile scrivere. Dopo aver ascoltato le sue lezioni, scrivere diventa più impegnativo perché ti rendi conto che ogni parola va messa al suo posto. Con i suoi insegnamenti, ho capito i miei limiti e per questo motivo terrò sempre con me gli appunti di quelle lezioni (Elisabetta Rizzo);
  90. Ha una preparazione sulla lingua che mi ha lasciato a bocca aperta, e sa spiegare le cose con chiarezza e in modo coinvolgente. L’ho seguito con molto piacere. Non ho apprezzato tanto il clima di soggezione che sembrava voler creare a tutti i costi, del tipo “vi faccio neri”. Ma ognuno sceglie il personaggio che preferisce recitare;
  91. Uno degli ospiti più interessanti. Sicuramente è stato duro essere giudicati da lui (anche perché è piuttosto severo), ma ci ha insegnato tanto sulla scrittura e sulla letteratura in generale;
  92. Molto preparato e diretto. Bisogna avere una forte capacità di autocritica e non prendere sul personale i suoi giudizi talvolta sopra le righe. Rispetto al resto del corso sono mancate delle dispense. Ogni modulo ha delle dispense di riferimento, mentre dopo le lezioni di Barillari non resta niente di scritto se non gli appunti presi a lezione. Suggerisco quindi la stesura di un piccolo “Barillario” con i suoi preziosi consigli di scrittura (Sara Cappai);
  93. Rigoroso e disponibile, le sue lezioni sulla lingua italiana sono indimenticabili. Giudizio più che positivo (Francesco Lodato);
  94. Non penso serva il mio parere a ratificare la sua preparazione, quindi non mi dilungo. Avevo letto commenti terrorizzati, ma devo dire che le sue lezioni sono state entusiasmanti, costruttive, essenziali. Lui è una persona simpatica, a volte sarcastica ma con stile. Direi che la sua presenza ha dato qualcosa in più (Eva Scialò);
  95. Un personaggio. Ha un modo ironico per sottolineare le lacune degli studenti e fornire spunti per migliorare. Per quanto possa essere spaventoso quello che dice (distrugge tutto quello che avete scritto e vi paralizza di terrore impedendovi di usare di nuovo le parole), alla fine riesce persino a farvi ridere. Una persona colta che studia a fondo il testo e si indigna profondamente davanti alla disattenzione dei lettori;
  96. Dai commenti dei corsi precedenti mi aspettavo di trovarmi di fronte una specie di Mangiafuoco con tanto di frusta. Invece è stato un ottimo insegnante, sotto la scorza “malmostosa”, ci ha trasmesso passione ma soprattutto mi ha insegnato che la lingua è uno strumento che bisogna saper dosare, calibrare, centellinare. Ho apprezzato molto le sue lezioni e avrei voluto che il suo minicorso durasse di più (Federica Grossi);
  97. Simone Barillari insegna con passione e dedizione, le sue critiche sono dure e costruttive come dovrebbero sempre essere le critiche. Ascoltando con attenzione i suoi consigli di lettura e di scrittura si riesce a individuare la giusta via per il miglioramento personale;
  98. La sua motivazione professionale lo spinge a essere poco rilassante, ma va bene così. Sicuramente le sue lezioni si distinguono per la determinazione all’approccio letterario e ha fornito ottimi suggerimenti per la realizzazione di paratesti e su come aggettivare il discorso (Alessandra Delle Fratte);
  99. Le lezioni di Barillari hanno rappresentato una sorta di risveglio dal sonno dogmatico della sciatteria linguistica. Un risveglio a suon di schiaffi. Ma pur sempre un risveglio (Simone Traversa);
  100. Veramente intenso il suo ciclo di lezioni. Lui è un professionista della parola, una persona estremamente colta. Ci ha dato utilissimi consigli su come scrivere una quarta di copertina, su come utilizzare l’aggettivazione, su quali libri bisogna necessariamente leggere per allargare i propri orizzonti culturali. Ci ha fatto capire che quando si scrive non si può improvvisare, che la scrittura può migliorare solo attraverso lo studio e la pratica, che ci sono delle regole ben precise che vanno seguite se non si vuol rischiare di essere banali (Paolo Guazzo);
  101. Al di là del metodo poco rilassante con cui prepara la lezione, è un insegnante che lascia il segno, competente e chiaro nell’esposizione. Grazie a lui si imparano molte cose fondamentali sulla scrittura redazionale (Andrea Bilaghi);
  102. Le lezioni di Barillari sono state inizialmente traumatiche ma col senno di poi quelle sensazioni di smarrimento e inadeguatezza si sono trasformate in voglia di migliorare e di dare il massimo in tutte le esercitazioni successive. Ci ha insegnato a essere rigorosi e a redigere un testo con la giusta serietà e umiltà (Alessandra De Biase);
  103. Le sue lezioni vanno oltre la scrittura redazionale, invitano a riflettere sul rapporto tra sé e il linguaggio. Dopo gli incontri con Barillari, esiterete a battere su ogni tasto un milione di volte prima di scrivere una qualsiasi riga, con l’intento di ottenere un testo sorvegliato. I suoi consigli pratici sono utili e costruttivi ma, sebbene sia vero che le nozioni tecniche non possono sopperire del tutto a una certa predisposizione alla scrittura, i suoi insulti malcelati, il suo approccio d’impatto, possono minare l’efficacia e l’incalcolabile ricchezza dei suoi insegnamenti (Giuseppe Coppola);
  104. Professionista di straordinaria cultura. Le sue lezioni per me hanno segnato un punto di svolta dopo il quale non mi è più stato possibile scrivere senza soppesare ogni parola e chiedermi: “Cosa direbbe Barillari di questa scelta?”;
  105. Un caterpillar dell’altrui autostima. Ho avuto la sensazione che, più che la condivisione del sapere, fosse interessato a mostrare la sua, seppur immensa, cultura. Ciò mi è dispiaciuto perché effettivamente ha molto da insegnare e i suoi consigli sono stati molto utili (Francesca Faccini);
  106. Personaggio di spicco del mondo editoriale. Effervescente, irriverente, sferzante, corrosivamente istrionico. Ha tenuto quattro lezioni sulle infinite possibilità della lingua italiana e ci ha regalato alcuni consigli su come usarla al meglio. Impossibile insegnare a scrivere a una persona: si è perciò partiti da un metodo demolitore. I corsisti sono stati chiamati a produrre anticipatamente alcuni paratesti e, portati a lezione, questi scritti sono stati smantellati uno a uno, entrando nel dettaglio di tutto quello che di sbagliato c’era in essi. Barillari, dotato di un elevatissimo grado di cultura e di uno spiccato spirito critico, ci ha aiutato a capire gli errori più frequenti nella costruzione delle frasi nei testi redazionali e ha dato indicazioni precise su come evitarli (Diego Fiocco);
  107. Sicuramente molto bravo nel suo lavoro e dotato di un sarcasmo naturale, brillante nella pars destruens, un po’ meno in quella costruens(Angelina Taurasi);
  108. Quando scrivo qualcosa mi è impossibile non rivedere gli appunti presi durante le lezioni di Barillari; fin dalla prima lezione ho avuto subito un senso di frustrazione quando mi sono trovata a dover scrivere qualcosa, in quanto Barillari mi ha dato la consapevolezza immediata di ciò che non bisogna mai fare. Chiaramente ai suoi insegnamenti deve seguire molto studio e molta esperienza, però mettono sulla strada giusta. Le sue lezioni sono state affascinanti e le nozioni trasmesse uniche. Condivido, inoltre, il suo metodo, credo cioè che sia utile partire dagli errori e procedere dalla pratica alla teoria. Credo però che sarebbe stato utile fare altre esercitazioni con lui, ad esempio singoli esercizi su ogni argomento da lui trattato, e la correzione non dovrebbe essere orale ma scritta, in quanto la correzione a voce non dà modo di riflettere sugli errori dei singoli, sarebbe necessario, invece, leggere le sue opinioni su ciò che abbiamo scritto;
  109. Nonostante il panico serpeggiante, lezioni belle e approfondite. Sarebbe bello lavorare più a lungo sulla scrittura dei paratesti (Eliana Rizzi);
  110. Seguire le sue lezioni richiede atti continui di autoironia e grandi sforzi d’intelligenza per tentare di cogliere quanto ci sia di costruttivo tra le critiche e gli insulti. La pars destruens prevale e le indicazioni positive sono ridotte all’ultima delle quattro lezioni. Il clima durante gli incontri era teso e non ci permetteva sempre di dare il massimo;
  111. Uno spettacolo colmo di conoscenza ramificata, che non si è risolto in un assolo, ma in uno scambio utile, virulento (e divertente). La terapia d’urto per Barillari era l’unica strada possibile con così poco tempo a disposizione, e forse la più proficua per noi (Vittoria Mieli);
  112. Molto preparato e consapevole, ma forse un po’ troppo “personaggio”; c’erano momenti in cui sembrava volesse più di ogni altra cosa far ridere o indispettire. Sicuramente ci ha aiutato a capire cosa non fare, su cosa riflettere, ma allo stesso tempo non ha trasmesso consigli positivi. Ha demolito, giustamente e motivando ogni cosa, praticamente tutti i nostri scritti, ma ha dedicato meno di una lezione a spiegarci come costruire da zero un buon testo. Credo che in questo corso sarebbe utile un atteggiamento un po’ più da formatore (avendo ben quattro lezioni) che da editor ospite;
  113. È stata un’autentica lezione di scrittura e di lettura, troppo violenta per i miei gusti ma capace di destrutturare la mia idea di testo e di mostrarmene una nuova. La correzione dei compiti è durata troppo ed è stata un po’ ripetitiva, mentre avrei dato più spazio a lezioni come l’ultima, davvero bella;
  114. Coinvolgente, chiaro pur mantenendo la spiegazione a un livello medio-alto;
  115. Molto competente e dalla vasta cultura editoriale. Avrei preferito però che dedicasse più tempo alle spiegazioni piuttosto che alla correzione dei nostri elaborati;
  116. Le lezioni di Barillari sono state davvero necessarie e preziose, sicuramente indimenticabili. Da oggi, ogni volta che presterò attenzione a evitare ogni cliché, immaginerò un’espressione di sdegno di Barillari (Tanina Cordaro);
  117. Approccio all’insegnamento discutibile… tuttavia efficace. Tuttora quando scrivo un qualsiasi testo ripenso ai suoi giudizi e ai suoi consigli su come affrontare un autoediting;
  118. Durante le sue lezioni, spesso l’unica consolazione era pensare al feedback di fine corso, perciò avevo preparato questo giudizio, mandandolo a memoria come un carcerato che non può né leggere né scrivere; diceva: “con ciò che Barillari sa ed è in grado di dire sulla lingua e la letteratura si potrebbe riempire un’enciclopedia; con ciò che Barillari ignora sul buon gusto e sulle buone maniere si potrebbe riempire una biblioteca intera”. Mentre biascicavo questa litania, e lui spiegava, ad un tratto mi sono reso conto che stavo sbagliando la costruzione dell’immagine: infatti, un’enciclopedia la si riempie di testi, di contenuti, mentre una biblioteca la si riempie di libri. Ora che è passato un po’ di tempo, posso dire che il suo atteggiamento è irrilevante, mentre quello che insegna è fondamentale (Filippo Guidarelli);
  119. Un’onda d’urto: sincero e senza mezzi termini, a volte difficile da digerire. Una sfida divertente, in fondo. La scrittura è un mestiere difficile, questo è il messaggio delle sue lezioni. Lo studio delle parole è fondamentale per capire che nulla nella scrittura deve essere lasciato al caso, ma un buon elaborato è frutto di fatica, di lettura e di analisi dei significati (Silvia Amaolo);
  120. Le sue quattro lezioni sono state bellissime. Barillari conduce una personale battaglia contro ogni forma di cliché e di luogo comune ed è severo – sarebbe meglio dire spietato – nella correzione dei compiti degli allievi; però regala certe perle, citando il meglio del trash della televisione e della letteratura, che sono irresistibili… Credo sia il suo modo di sdrammatizzare gli errori dei ragazzi. Soprattutto è evidente che ci tiene davvero che tu abbia capito in che cosa hai sbagliato e su che cosa ti devi concentrare per migliorare (Gioia Tasca);
  121. L’uomo diviso a metà. Quando fa l’arrogante, il presuntuoso, quando perde tempo a stimolare gli studenti in maniera poco educata e poco simpatica, non serve a molto. Quando, invece, fa quello che deve fare, ossia insegnare e trasmettere, è geniale. Ha una cultura spaventosa, sa insegnare se vuole farlo, e avrebbe tante di quelle cose da trasmettere che, forse, quattro incontri risultano davvero pochi;
  122. Barillari si potrebbe definire un “performer”. Le sue lezioni mi sono piaciute, il suo atteggiamento aggressivo mi ha divertito, anche se mi rendo conto che potrebbe risultare offensivo. Anch’io ho accusato il colpo, ma non me la sono presa perché in gran parte aveva ragione, è ovvio che molte cose le ignoriamo, certo la sua boria era straripante, ma proprio per questo molto divertente. Alla fine ciò che conta è che quello che ha detto me lo ricordo piuttosto bene, e le critiche che mi ha fatto personalmente, dopo un primo momento di sconforto, mi hanno spinto a migliorare, a tirare fuori la grinta (Beatrice C.);
  123. Un anchorman, un provocatore, un intellettuale da cui bere qualsiasi cosa, con un metodo che può mettere in crisi: si esce dalle sue lezioni schiacciati dalla propria ignoranza. Lascia una traccia forte e dopo il suo passaggio inorridiremo davanti a ciò che avevamo scritto solo una settimana prima giudicandolo soddisfacente. Crepet scenderà dalla nostra spalla per lasciare il posto a lui, che quando stiamo per cedere al cliché ci incenerisce. Scrivere non sarà più la stessa cosa (Carla Pugliese La Corte);
  124. La prima lezione è stata una porta in faccia, la seconda una sudata, alla terza ho pensato “è già finita?”. Ha metodi opinabili ma insegna tantissimo. Scrivere ora è ancora più difficile. Se mai dovessi riuscire a pubblicare un libro, spero che lui non lo legga;
  125. Non metto in dubbio che sia un uomo colto (per certi aspetti geniale), che le sue lezioni siano state molto utili e mi abbiano fatto riflettere – a posteriori – su alcuni aspetti della scrittura sui quali non avevo mai riflettuto abbastanza. Allo stesso tempo, però, penso che saper insegnare sia tutt’altro: i grandi maestri sono altri. Sono quelli che, benché severi ed esigenti, non ti fanno sentire né un incapace, né un ignorante. Sono quelli che, con umiltà, ti spingono a prendere ogni cosa della loro preparazione e della loro passione. Barillari ha un ego spropositato (almeno questo è quello che ci ha lasciato intendere) e il suo atteggiamento durante le lezioni mi ha infastidito, anziché stimolarmi a fare di meglio;
  126. È una persona molto preparata che ha da dire molto sull’editoria, i modi con cui sceglie di farlo sono discutibili soprattutto in relazione alla finalità didattica. Le sue quattro lezioni avrebbero dovuto occuparsi più concretamente della corretta scrittura di una bandella o di una quarta di copertina;
  127. Uno degli incontri più interessanti. La sua intransigenza stilistica ed estetica ha qualcosa a che fare con la fede, di cui non temo dirmi proselita. Sa insegnare l’umiltà della lettura e il terrore della scrittura (Paolo Girella);
  128. Le sue lezioni sono state tra le più illuminanti e costruttive. Credo che il corso possa dividersi tra prima e dopo Barillari. Conserverò gelosamente i suoi consigli e ricorderò sempre i suoi moniti, appassionati e senza fronzoli, a non smettere mai di leggere e lavorare. Peccato siano state solo quattro lezioni (Annalisa Rubino);
  129. Barillari è un maestro della parola. Ha davvero molto da insegnare. Da seguire umilmente (Anna Pegolo);
  130. Un’enciclopedia vivente. Le sue lezioni sono state ricche di spunti e consigli di letture (Fiorella Sabatino);
  131. Cito il feedback riportato da lui a lezione (che avevo già letto insieme agli altri presenti sul sito): “Il miglior antidoto all’autostima”. Una volta disfatta la mia ho cominciato a rimetterla in piedi. Data la sua personalità estrosa e irriverente sta a ognuno scegliere come approcciarlo, cosa prendere e cosa lasciar cadere. Nella mia esperienza lui ha un grande merito: mi ha insegnato a riflettere sulle parole che scrivo e sul valore che voglio dar loro. Ammetto di averlo sognato una notte mentre mi redarguiva per la mia quarta di copertina, anche se non mi ha mai dato gli incubi;
  132. Un professionista. Diretto e schietto. Utilizza il metodo del destruens, costruens. Se non ci si spaventa per i suoi giudizi taglienti e la sua personalità originale il suo approccio al testo scritto diventa fondamentale. Disponibile anche dopo il corso per dubbi e domande. Forse quattro lezioni sono poche, ho trovato il suo incontro indispensabile;
  133. Ottimo insegnante, aiuta a comprendere quali siano gli errori che si commettono abitualmente quando si scrive (Ilaria Babbo);
  134. Le sue sono state lezioni molto utili. Credo che con un atteggiamento diverso potrebbe trasmettere di più;
  135. Un insegnante da incontrare. Le lezioni con lui hanno rappresentato un momento di forte riflessione personale. Barillari esprime pensieri potenti, perché lui per primo li ritiene necessari. Ci ha spinto a essere più coraggiosi, meno pigri e sempre migliori (Clara Banci);
  136. Dopo aver letto i commenti degli studenti dei corsi precedenti ero un po’ nervosa all’idea di incontrare Barillari, ma sbagliavo. Non soltanto le sue lezioni sono state tra le più utili e interessanti di tutto il corso, ma si è anche rivelato un docente attento e estremamente disponibile, soprattutto con quanti dimostrano di avere molta voglia di imparare;
  137. Una bomba! Coinvolgente il suo entusiasmo e la sua passione. Mi ha affascinato il suo livello di competenza e ho apprezzato anche la schiettezza con la quale ha giudicato i nostri lavori;
  138. Spiazzante, tagliente, però dovrebbe essere meno centrato su sé stesso e più attento e coinvolgente con chi ascolta. Vantarsi in continuazione di essere antipatico risulta solo ridicolo alla fine. Non ha restituito l’esercitazione, né diffusa la valutazione singolarmente (Cecilia Gandolfo);
  139. Le sue lezioni di scrittura redazionale sono state tra le più interessanti e utili del corso;
  140. Dopo aver letto i giudizi dei ragazzi che hanno frequentato i corsi precedenti ero abbastanza timorosa per la persona che, per quattro lezioni, ci avrebbe “massacrati”. Le lezioni di Barillari sono invece state tra le più coinvolgenti e istruttive. Sicuramente la forte personalità di quest’uomo, il suo ego accentuato, il suo modo di porsi a volte indisponente non passano indifferenti, ma Barillari, alla fine dei conti, si è rivelato un ottimo insegnante, e i suoi consigli su come comporre una semplice frase, o su come stendere una quarta di copertina, sono insegnamenti importanti che di sicuro non finiranno nel dimenticatoio. Una figura fondamentale per questo corso (Giorgia Galdiolo);
  141. Ha una grande cultura editoriale, ma alla fine di lui non mi è rimasto altro che l’irritazione profonda per l’atteggiamento megalomane che ha assunto in classe. Peccato (Daniela Pezzella);
  142. Una persona con una vasta cultura letteraria ma che, a causa del suo atteggiamento supponente, indispone chi le sta di fronte e trasmette molto meno di quanto potrebbe (Monica Pezzella);
  143. Insegnante eccellente, avrei volentieri assistito ad almeno un altro paio di sue lezioni, lezioni nelle quali ha saputo combinare erudizione e consigli pratici di scrittura con un’armonia tutt’altro che scontata.
    Potrebbe essere fatto qualche appunto sull’impulsività caratteriale e la mancanza di tatto ma, tutto sommato, rientra nel personaggio;
  144. Credo sia diventato l’ospite più leggendario del corso perché la sua fama di personaggio ostico ed esuberante lo precede. Per certi aspetti lo è, ma, al di là del suo personale modo di rapportarsi con la classe, sa come insegnare una quarta di copertina e non solo. È una persona molto preparata, di ammirevole cultura, pertanto i libri che consiglia di leggere e gli spunti di riflessione che offre a lezione sono validi motivi per tollerarne l’imprevedibile personalità. Didatticamente indispensabile (Annalisa Milone);
  145. Che dire? Un genio. Le sue lezioni sono meravigliosamente illuminanti, ma il suo metodo basato sulla risata a tutti i costi rischia di essere pesante. Dato che le lezioni erano quattro, non avrei dedicato le prime tre alla correzione degli elaborati della classe (forse sarebbe meglio correggerli individualmente, ma mi rendo conto che porterebbe via molto tempo);
  146. In assoluto le lezioni più belle e affascinanti. In pochi incontri è riuscito a farci riflettere sulla nostra scrittura e sugli errori più comuni. Piccole riflessioni, consigli e insegnamenti di cui fare tesoro. Una persona divertente, brillante, preparatissima e capace di suscitare stupore e lasciare il segno (Serena Digrandi);
  147. Giudizio radicale dal punto di vista umano: trasmettere la cultura è una forma di responsabilità, e veicolarla in modo elitario, arrogante, considerando in partenza (erroneamente) il proprio interlocutore un ignorante, vuol dire sminuire il proprio ruolo, inoltre risulta di poco stimolo. Dal punto di vista professionale mi sembra una persona competente, mi ha trasmesso una cura estrema nella scrittura e nella scelta delle parole per la composizione di testi;
  148. Personalità decisamente interessante. Ho trovato molto affascinanti le sue lezioni, e al di là del discutibile approccio personale resta un’esperienza positiva;
  149. Avrei voluto assistere alle lezioni di Barillari molto tempo fa e anche se la mia esercitazione non ha raggiunto la sufficienza ora ho una consapevolezza diversa quando inizio a scrivere, e credo che questo sia anche merito suo. I suoi consigli e i continui riferimenti letterari sono stati molto preziosi e, al di là di un primo momento di diffidenza, da scostante e spigoloso Barillari si è dimostrato anche molto divertente (Cecilia Cruccolini);
  150. Ha un ego notevole e non si cura di tenerlo a bada; questo rischia di adombrare l’alta qualità delle sue lezioni, interventi precisi e dettagliati sui fondamentali della scrittura che nessun altro ti insegna con tanta passione. Naturalmente tutto ciò che dice va preso criticamente, poiché è una persona che non ama mettere in discussione le proprie idee (in particolare su letterature “degne” e “non degne”), ma dopo le sue lezioni mi sono chiesto “perché nessuno mi ha mai insegnato queste cose?” ed è forse il complimento più grande che posso fargli. Bravo davvero (Francesco Conte);
  151. Le lezioni con Barillari sono state affascinanti e fondamentali. Il suo approccio schietto e diretto mi ha permesso di adottare uno sguardo maggiormente critico e riflettere una volta di più su quello che faccio/scrivo. Possono forse intimidire i suoi modi duri, inibire la partecipazione, però lui rappresenta la ragione per cui si frequenta il corso: capire cosa vogliamo fare e come farlo al meglio. Il suo atteggiamento severo è stato per me fonte di stimolo e mi ha dato ancora più voglia di mettermi in gioco, consapevole che, in futuro, arriveranno altre “bastonate” da altri Barillari (Francesca Truscelli);
  152. Amando soprattutto l’aspetto della scrittura redazionale, quelle di Barillari sono state indubbiamente per me le lezioni più interessanti. Chiaro nell’esposizione e nel catturare l’attenzione da parte dello studente (Simone Schezzini);
  153. Il miglior docente esterno del corso. Ho trovato che la fama di insegnante crudele e spietato non abbia molta ragione di essere. Le sue lezioni, oltre ad avermi divertito e stimolato, mi hanno insegnato a elaborare un testo con maggiore consapevolezza. Ma oltre a questo, mi hanno lasciato con la voglia prepotente di impegnarmi a fondo in questo settore (Federico Cenci);
  154. Nonostante la saccenteria un po’ stucchevole ha tenuto delle lezioni interessanti e approfondite, spiegando bene come calibrare le parole, come esse siano fondamentali per una diversa percezione del testo;
  155. Di sicuro le lezioni meno rilassanti, quelle di Barillari, ma piene di spunti e di collegamenti anche “poetici”. Un uomo complesso, a tratti geniale, immerso nelle sue idee e nelle sue passioni, che esprime, a volte, con troppa veemenza. O gli piaci subito o no. Penso di essere invecchiata di cinque anni a causa dell’esercitazione sulla quarta di copertina, che continuavo a maneggiare e girare fino all’ultimo minuto, tentando di asciugarla da tutti gli aggettivi, cercando ossessivamente l’effetto, l’inusuale, il giro di frase giusto. Alla fine, nonostante il terrore, mi sono arresa e, fortunatamente, sono stata esonerata dal divertente plotone di esecuzione che avvenne quel giorno in classe (Serena Talento);
  156. un pugno nello stomaco. Se fa male vuol dire che hai bisogno di più addominali (Adriano Masci);

  157. Più un trainer che un vero e proprio professore: il suo metodo è quello di rendere palese come la scrittura dei paratesti sia piena di tecnica quanto di scelte aleatorie. Una scrittura per tentativi in cui i maestri hanno avuto la capacità di provarci meglio. Fallisci ancora, fallisci meglio, insomma, ed è l’insegnamento più entusiasmante che si possa tenere a mente quando ci si impegna nella scrittura di una quarta. Se questo insegnamento sembra più mosso dal sadismo che da un limpido desiderio di insegnamento, beh, tenere duro e fare obiezioni più pacate e decise possibili: tutti possono esagerare, anche gli editor (Severino Antonelli);

  158. Le lezioni di scrittura redazionale con Simone Barillari sono state molto interessanti e addirittura divertenti. Consigli precisi e giudizi netti espressi con onestà, senza sadismo né compiacimento. Ne avrei fatte volentieri di più (Federica Falzetti);
  159. Queste sono le lezioni che più ho apprezzato: rigorose, precise, dirette e senza sbavature. Faticose, anche, ma ne valeva decisamente la pena (Silvia Costantino);
  160. Un vulcano. Pungente, ironico, sempre professionale. Durante le lezioni dispensa vitamine e anticorpi. Fatene incetta! (Alessandra Sciamanna);
  161. Positivo (Stefano De Luca);
  162. Chiaro, conciso e diretto. Avrei preferito però che prima spiegasse e poi ci assegnasse l’esercizio da svolgere perché, se prima fai fare l’esercizio e poi spieghi, è chiaro che c’è un’alta probabilità che possa andare male. A che mi serve se, dopo aver seguito tutte le sue lezioni, non ho la possibilità di dimostragli e dimostrare a me di aver capito quello che ha spiegato? Certo, ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti in tutte le esercitazioni che sono seguite, ma non mi è piaciuto come è stato impostato il tutto (Siana Schiavone);
  163. È stato di grande aiuto per imparare a scrivere bene dal punto di vista redazionale e non solo. Tuttavia non è bello ricevere umiliazioni e critiche pubbliche, anche se sotto forma di scherzo;
  164. La parte più complicata è stata scindere ciò che Barillari mi ha insegnato dalla persona che si impegna a mostrarsi. Fatto questo, la mia opinione su di lui è decisamente migliorata (Marisa Di Donato);
  165. Esilarante. Non mi dilungherò: il personaggio, forse, prende troppo il sopravvento rispetto ai preziosissimi insegnamenti che è capace di trasmettere. Se si riesce (non senza fatica!) a sintonizzarsi sul suo canale i benefici sono notevoli (Guendalina Banci);
  166. Nonostante non condivida in pieno i suoi metodi, è stato molto utile ascoltare i suoi suggerimenti sulla costruzione delle frasi e sull’utilizzo degli aggettivi;
  167. Nonostante la sua “allegra malvagità” abbia fatto una strage, le sue lezioni sono state davvero preziose. Ho capito che nulla è scontato quando si scrive un testo. Illuminante (Kathrine Budani);
  168. Valido docente, ma un po’ brusco nei modi. Seppure questo suo modo di essere, di far sentire sempre inferiori gli allievi, può essere un ottimo stimolo a migliorarsi. Dopo averlo conosciuto ogni cosa di tuo che leggi ti fa schifo, al punto che la rileggi più e più volte per ricambiarla;
  169. Non ho ben capito l’utilità di correggere un’esercitazione svolta prima delle sue lezioni anziché farla dopo. Comunque il suo apporto è stato senza dubbio illuminante. Ora cerco di scrivere con molta più attenzione (Ilaria Attenni);
  170. Molto interessante il suo discorso sull’aggettivazione;
  171. In sole quattro lezioni lascia il segno. I suoi modi non sono facili da digerire e non lasciano la possibilità a chi gli sta di fronte di dimostrare il proprio valore. Personalmente ho forse peccato di personalità, ma non sono così convinto che questa sia l’unica via attraverso cui dimostrarsi preparati e competenti. Per il resto, è una persona molto preparata (Angelo Murtas);
  172. Le sue lezioni hanno lasciato un segno profondo sul mio approccio alla scrittura e alla lettura: adesso consulto con ossessione il vocabolario, faccio il terzo grado a ogni parola e mi interrogo continuamente sull’efficacia generale del testo che sto scrivendo o leggendo. A volte, quando rasento il fondo, appoggio le mani sulle tempie e, imitando Barillari, esclamo: «Crepet, esci da questo corpo!». Nonostante i suoi giudizi drastici ai limiti della cattiveria pura, un insegnante eccezionale e un lettore fuori dal comune (Francesca Lenti);
  173. Che dire di Barillari, la sua fama lo precedeva. Ma nessuno ci aveva detto quanto in realtà fossero utili le sue lezioni. Dopo quattro giorni intensi con lui inizi a vedere il testo in modo diverso, la mente si impregna di “barillarità”. Che non fa mai male (Margherita Serino);
  174. Avrei preferito meno terrore e più contenuti durante le sue interminabili lezioni (Veronica Giuffré);
  175. Molto preparato e competente, ma anche critico e severo. Ha messo in dubbio ogni mia conoscenza della lingua italiana ma allo stesso tempo mi ha stimolato a scrivere facendo sempre attenzione a ogni singola parola. Una persona che però, con il suo modo di porsi, riesce a mettere in soggezione chiunque (Stefania Fiarè);
  176. Non ho ancora capito cosa penso di Simone Barillari. E non è che non ci abbia pensato, anzi. Indubbiamente è uno che lascia il segno, una volta che lo hai conosciuto non puoi più scrivere come hai sempre fatto. Ti insegna a riflettere sulle parole a un livello di profondità devastante, giungi a mettere in dubbio qualunque frase e il tutto è davvero molto stimolante. Tuttavia ritengo che i suoi metodi e i suoi giudizi siano alquanto discutibili, e che un pizzico d’umiltà in più gli gioverebbe non poco;
  177. Ha fornito buoni spunti, ma non è stato sempre in grado di comunicare in maniera efficace. Non è detto che sia utile adottare un approccio aggressivo per suscitare l’interesse dell’uditorio (Milena D’Aloia);
  178. Barillari ha provocato nella classe reazioni contrastanti, stranamente ci ha diviso, odio e amore. Io l’ho ascoltato con curiosità e senza troppi timori. Non avendo paura di un giudizio negativo, la lezione (anzi le lezioni… a mio avviso troppe) è stata piacevole e mi ha dato buoni spunti di riflessione. Personalmente (sì, ho usato personalmente perché sono una persona che forse vuole imporre le sue idee, come direbbe Barillari) ritengo il suo approccio troppo “colorato”. È un cattivo a metà. Avrei dedicato più spazio alle quarte di copertina. Non condivido la lezione basata sulla distruzione. Ho capito cosa non va fatto in una quarta, un po’ meno cosa dovrebbe esser fatto. Esempi di bellezza e di scrittura. Un modo per allenare l’orecchio. Ci ha dato buoni suggerimenti di lettura, da qui ai prossimi 15 anni credo riuscirò a colmare le mie lacune (Roberta De Marchis);
  179. Se mettesse da parte il personaggio che si è creato, forse riuscirebbe ad ascoltare di più. La sua prima lezione ti resta, torni a casa e ci ripensi. Poi, al secondo incontro, capisci che non ci si può confrontare granché con lui e così quello che ha da dire e insegnare (tanto) rischia di passare in secondo piano (Innocenzo Falgarini);
  180. Con il terrorismo pedagogico si possono ottenere buoni risultati, e Barillari ha molto da insegnare. Infastidisce però il suo bisogno di irridere la classe;
  181. Un esteta della parola animato da un furore istrionico da crepare dal ridere. Meravigliose le sue lezioni sulla scrittura. Quel modo di condurti al cuore delle parole riesce a rendere piacevole anche il cinismo con cui porta avanti la sua geniale forma di terrorismo pedagogico (Giuliana Fasolo);
  182. Bravo, competente, un po’ autoreferenziale ma le sue lezioni sono state interessanti;
  183. Una persona preparata e in grado di spiegare molto bene, anche se la sua predilezione per la cultura di nicchia a volte non permette di comprendere le dinamiche e le situazioni che intende esporre (Carla);
  184. Il nostro Gordon Lish (anche se noi non siamo scrittori). Dopo le sue lezioni ciascun allievo sviluppa un Barillari interiore che stronca impietosamente ogni tentativo di applicare alla scrittura cliché espressivi;
  185. Ottimo insegnante. Peccato che ciò che ho scritto sia caduto tra le sue “grinfie” una volta sola, avrei avuto modo di migliorare ulteriormente la mia scrittura. I suoi consigli sono stati tuttavia utili oltre misura e credo che porterò ormai sempre con me il “Barillario”! (Sara);
  186. Molto interessanti le sue due lezioni. Ti sa fare appassionare, ma sa anche farti sentire l’ultimo degli ignoranti. Comunque, il mio giudizio su Barillari è più che positivo;
  187. Eccezionale. Tra i docenti che mi hanno stimolato di più, anche se a volte poteva sembrare un po’ drastico nei giudizi. Brillante, comunicativo, creativo, intuitivo. È stata una fortuna poterlo ascoltare;
  188. Bravo ma troppo autoreferenziale;
  189. Barillari è senza dubbio una persona molto competente. Mi sarebbe piaciuto se avesse detto letto a lezione qualcosa scritto di suo pugno;
  190. Pieno di chicche. Molto utili le correzioni delle nostre quarte. Bella personalità;
  191. Si mette in gioco, dà molti strumenti pratici e insegnamenti di cui far tesoro (Claudia);
  192. Competente ed entusiasmante. Il giusto equilibrio;
  193. Bella lezione. Molto critico, poco docente, ma questo è il bello, nel suo caso;
  194. Bravo ma un po’ troppo presuntuoso e urticante! Non si ottengono risultati necessariamente con la cruda schiettezza e decostruendo il lavoro altrui. Ad ogni modo il suo “metodo” mi ha dato delle chiavi di comprensione che non so se avrei scoperto in altro modo, e ne faccio tesoro! (Stefania);
  195. Ottimo. Dopo la lezione con Barillari ho cominciato a scegliere ogni parola che scrivo (scrivo molto meno ma sono più soddisfatta);
  196. Lezione molto interessante. Ho apprezzato l’idea di valutare direttamente i nostri scritti;
  197. Molto competente e simpatico. Forse ha insistito troppo nella pars destruens e troppo poco in quella costruens, ma è stata una lezione decisamente utile (Francesco);
  198. Bravo e preparato. Mi ha illuminato sul mio modo di scrivere, anche se le sue lezioni sembrano più da corso di scrittura creativa;
  199. Ottimo docente. Competente, puntuale nelle correzioni, appassionato: un vulcano. La durezza dei suoi giudizi è comprensibile (Rachele);
  200. Falcidiante, micidiale, illuminante. Un guru, ma dubito che qualcuno possa essere all’altezza delle sue aspettative (Eleonora D.);
  201. È stato molto interessante assistere alle sue lezioni, e anche utile, in quanto possiede davvero molte competenze ed esperienza, però il suo approccio è abbastanza duro e negativo, a volte sarcastico (Elisabetta);
  202. Bravissimo docente. Le sue lezioni su come scrivere le quarte di copertina e la scrittura in generale mi sono piaciute molto e sono state veramente utili;
  203. L’ho apprezzato moltissimo. La cura delle parole e delle frasi per me è fondamentale, e lui fa capire bene cosa funziona e cosa no, e soprattutto perché (Gaia);
  204. Una persona che ha tanto da offrire e da insegnare. Utili consigli che cambiano la tua prospettiva e non possono che arricchirti. Peccato che il personaggio e l’enfasi che riversa nel suo modo di rapportarsi al mondo abbia spostato la generale percezione della lezione, traviata da un accanimento solo in parte giustificabile e spesso gratuito. Una prova di forza di carattere? (Moira);
  205. Suggerimenti preziosi e indiscutibile preparazione, al netto di un approccio poco costruttivo. Di cattivo gusto gli attacchi personali a danno di alcuni corsisti, difficilmente tollerabili e davvero fuori luogo. Avrei gradito, a questo proposito, almeno una spiegazione, se non vere e proprie scuse, peraltro mai arrivate. Il vero problema sta comunque nella scelta discutibilissima di dedicare tanto tempo – buona parte di due intere lezioni – all’invettiva piuttosto che alla didattica. È un peccato, perché da insegnare ha molto, e quando riesce a farlo lascia il segno (Paolo);
  206. Interessantissime le sue lezioni. Grande personaggio e intellettuale importante. A livello didattico ho apprezzato molto il suo non voler edulcorare nulla, il suo essere sempre diretto. A livello umano avrei gradito però che alcune sue considerazioni piuttosto forti su diversi lavori dei corsisti fossero state fatte senza personalismi; poteva essere fatto e sarebbe stato meno fastidioso e anche più costruttivo e istruttivo per tutti gli altri (Alessandro);
  207. Brusco, severo, indelicato. Le stesse cose che ci ha fatto presente si potevano dire diversamente… ciononostante l’intervento sulle singole quarte scritte da noi è stato molto utile e innegabilmente in pochi si sarebbero prestati a questo tipo di correzione. Energico, creativo, ha il merito di aver marchiato a fuoco dei concetti che dubito dimenticheremo. Occhio alle lapidazioni di piazza però! Potrebbero interferire troppo in campi dove lo stile che propone non è richiesto! Non a caso le nostre quarte Adelphi erano molto più “alla Barillari”! Ho apprezzato la disponibilità che ci ha dimostrato permettendoci di inviargli altri tentativi di quarte di copertina e la seconda lezione è stata decisamente molto bella;
  208. Una persona boriosa, un grande insegnamento. L’impatto è stato detestabile e non avrò problemi a dirglielo e non me ne farò in questo file, come di consueto, finirà sotto il naso degli interessati. Avrei pena di me stesso a non essere sincero con la squadra di Oblique e i miei compagni di corso. Barillari mi ha dato l’impressione di un nazista con criteri di selezione di razza differenti. Urlarci contro per tre ore che non eravamo in grado di scrivere quarte di copertina è stata un’impresa inutile, in forza del fatto che il giorno dopo ce lo avrebbe spiegato come farlo e che nessuno di noi ha problemi di udito. Al di là di questo, è stata la lezione più importante. Ho scritto nove pagine di appunti fitti ed è stato di enorme impatto sul mio modo di scrivere e di pensare. Gli appunti, riordinati e trascritti in bella, li prendo in mano ogni volta che comincio a lavorare a un’esercitazione. I consigli per le letture sono altrettanto preziosi. Non credo di aver mai assorbito tanti concetti fondamentali in così breve tempo e da una sola persona in vita mia. La sua idea delle bandelle con la scheda positiva sul fronte e quella negativa sul retro è geniale. Nella mia limitata cultura editoriale quando penso a Barillari posso pensare solo a Vittorini. Per l’audacia e la forza nel loro proporsi sono inevitabilmente affini nella mia testa. Mi è rimasto il dubbio sul perché ritenga l’approfondimento totale del noir americano un passo fondamentale per intraprendere la carriera di redattore. Avrei voluto chiedergli se ha mai letto i racconti polizieschi di Robert E. Howard, ma ero sotto shock tra i morti e i feriti che aveva fatto in classe. Mi sentivo quello con la croce rossa in campo bianco sull’elmetto. Credo però che la battaglia e la sconfitta abbia fatto bene a tutti. Il corso senza Barillari sarebbe come è un’auto con la trazione anteriore: si impara più facilmente a guidare ma mai fino in fondo. Mai da vero pilota (Federico);
  209. Sebbene si sia proposto come un professionista del settore, il servizio reso alla classe non è stato all’altezza del credito che vantava e che ha dilapidato in solo dieci minuti. Se un professionista esige precisione, attenzione ai particolari e rispetto, Barillari è mancato proprio dove avrebbe potuto insegnarci qualcosa. Sorvolando sull’esibizione di autori e opere che un qualsiasi editor e redattore d’esperienza dovrebbe avere, dopo essersi giustamente arrabbiato per le lacune e i pessimi errori, spesso banali di gente che stava frequentando il corso da due settimane, non si è curato di spendere tempo per correggere gli esercizi svolti, i quali però si sono rivelati inutili in quanto privi del suo giudizio. Un mero esercizio di stile, il suo intervento, che privato delle preziose nozioni, mi è risultato irritante e presuntuoso, fatto su cui si è disposti a sorvolare solo in presenza di una compensazione professionale che è venuta meno. A tratti infantile, e oserei dire narciso, si è ripreso solo a sprazzi quando si è ricordato di aver esagerato con la “pars destruens” della sua lezione sorvolando totalmente su quella “construens”. Come professionista gli darei 7, ma come insegnante 4. Sapere non significa saper insegnare (Francesco);
  210. Certamente molto preparato, poco “malleabile” e “contenibile”, un po’ troppo sicuro di sé e del fatto che la sua parola sia il Verbo… La gente convinta di avere in mano molte certezze mi fa paura. Un professionista di alto livello, senza dubbio, senza la vocazione della docenza (Laura);
  211. Una lezione dura e illuminante. Si perdono tutte le certezze per ripartire più consapevoli e temprati (Carla);
  212. Tutto quello che ha detto è giusto (infatti ho una lista di libri da leggere lunga dieci chilometri), però da un professionista mi aspetto anche uno scambio di competenze, non solo un atteggiamento di sfida. Si impara guardando in faccia i propri limiti ma anche incontrando persone che ti arricchiscono. Per un docente è uno scherzo da ragazzi mettere in difficoltà i suoi alunni, più difficile preparare una lezione che li coinvolga. Il mio giudizio rimane positivo, la lezione è stata anche divertente (Virginia);
  213. Distruttivo, come un mare in tempesta. E ugualmente costruttivo: a volte serve cancellare il vecchio per poter ricominciare, su questo non c’è dubbio. Però l’effetto devastante resta comunque, come il ciclone Katrina su New Orleans. E noi, poveri allievi, abbandonati sulle zattere del disorientamento, un po’ arrabbiati e un po’ sfiduciati di fronte alla forza della natura che ha la meglio… Sicuramente è uno di quelli che non dimenticherò mai, uno che lascia il segno e resta sempre presente nei ragionamenti che faccio. Un voto? 6 per il metodo, 9 per i contenuti (Emmanuela);
  214. Tosto: uno che ti sbatte in faccia la realtà senza tanti complimenti. Il primo impatto è traumatico, ma quando cominci a percepire la sua preparazione e te ne trasmette un pochino, be’, allora passato il trauma inizia la stima (Giammarco);
  215. L’ho odiato e amato. Simone Barillari è un sunto di quello che ho provato per il corso. Mi ha regalato veleno che ho ingoiato a fatica e una ricchezza che si è impiantata in me e che non mi lascerà mai (Viola);
  216. La sua prima lezione è stata sconvolgente. È capace di farti crollare emotivamente e psicologicamente. L’importante è non lasciarsi abbattere dai suoi colpi e prendere ciò che c’è di buono. Che è molto, perché Barillari, nonostante i suoi modi bruschi (talvolta esagerati), è davvero preparato e riesce a trasmettere la sua conoscenza della lingua e la sua smisurata passione. Complice anche il fatto di lavorare su testi concreti (i nostri), che viviseziona e analizza in ogni virgola. Utilissimo e illuminante;
  217. Barillari è uno shock. Il mio consiglio ai futuri allievi è di abbandonarsi alla sua lezione, di mettersi letteralmente nelle sue mani e lasciar fare a lui. Dopo le sue lezioni, si reimpara a leggere e scrivere;
  218. Competente, stimolante, diretto, poco umile, critico sempre. Comunque una botta di energia;
  219. Lezioni importantissime, insegnamenti fondamentali. E anche uno show-man di tutto rispetto;
  220. Contenuti interessanti a un duro prezzo da pagare: un uomo irritante. Spocchioso e presuntuoso, per un attimo si è messo contro tutta la platea con le sue provocazioni, poi forse impaurito si è calmato un po’. Il giudizio quindi è un po’ in bilico. Io sono riuscito a digerirlo e ad apprezzare la lezione, tuttavia è uno di quei personaggi che fa passare la voglia di entrare in questo strano mondo dell’editoria;
  221. Le sue lezioni sono state illuminanti e le sue critiche costruttive. Ho imparato a mettermi in discussione ogni volta che devo scrivere e a dare uno sguardo più attento alle costruzioni sintattiche di alcuni scrittori;
  222. Niente da dire sulla preparazione, ma troppo irascibile e scurrile a mio giudizio. In fondo ha avuto a che fare con persone adulte, alcune espressioni e atteggiamenti potevano essere evitati. Saccente;
  223. Illuminante. Coltissimo. La scrittura per Barillari non ha segreti. Utilissima l’analisi dei nostri elaborati in classe. Una volta incontrato, è impossibile non scrivere pensando ai suoi preziosi consigli. È stato uno degli incontri più importanti della mia vita;
  224. È dotato di un’acuta sensibilità semantica e musicale per le parole. Lezioni brillanti, cocciutamente franche, che hanno avuto come obiettivo lo sviluppo dell’eccitabilità della mente;
  225. Purista, arcigno quanto il personaggio da letterato snob gli impone, insegna i pesi delle parole. Tutto si calibra come su una bilancia e il flusso di quella fila di lemmi che si vuol mettere insieme deve essere un filo elastico e sinuoso. Ti inculca questo. E questo ti cambia i pensieri. Potrebbe magari respirare un po’ di più durante la lezione – proprio quello stesso respiro che dice fondamentale quando si scrive (Teodoro Patera);
  226. Senza dubbio competente e di grande valore professionale. Utile e formativo il suo approccio diretto con gli studenti. Personalmente credo comunque che la bravura di un docente stia nel rendere quasi impercettibile la distanza culturale con i suoi alunni ma, durante le sue lezioni, la distanza si sentiva eccome. Credo che anche la peggior critica possa portare ad un riscontro eccellente se posta nel modo migliore: diciamo che i suoi modi lasciavano alquanto a desiderare. Troppe le sue ore e, a mio parere, non efficacemente organizzate;
  227. L’impatto con Barillari non è stato affatto facile. È sicuramente bravo e preparato, anche se a volte rischia di peccare di presunzione. Non ho apprezzato il modo in cui ha espresso alcuni giudizi, forse eccessivo. Fondamentale la lezione sull’aggettivazione. Quando scrivo adesso cerco di fare attenzione a come uso gli aggettivi (Irene Guida);
  228. La mitologia sorta su di lui prima che venisse mi aveva fatto spaventare, in effetti. Poi è stato meno pericoloso di quanto non immaginassi. Ne è valsa la pena: parecchie delle cose che ho ascoltato in quelle lezioni hanno cambiato la mia percezione della scrittura. Non ho trovato gratuito – quasi mai – il suo modo di commentare quanto scritto, per quanto alle volte la maschera di provocatore sia prevalsa sulla reale necessità. La sua cultura è vasta e organica, ma ho intravisto alcune volte la tendenza a spacciare un puro gusto personale come frutto oggettivo della sua superiore cultura. Robette, comunque. Adesso scrivo in maniera diversa e senza di lui non lo farei. Mi piacerebbe passare qualche minuto nel suo cervello, ma non credo vorrei andarci ad abitare.
    Ps. E comunque adesso quando mi rileggo mi trovo spesso a pensare: se Barillari scopre che ho scritto così mi ammazza, e correggo senza dare nell’occhio. Ho sempre paura che sappia quello che scrivo e mi insulti telepaticamente;
  229. Il primo impatto può essere duro. Barillari sviscera la tua scrittura senza sconti e non si fa problemi nel demolire in poche precise parole qualsiasi certezza tu abbia costruito nel tempo. Ma qualcosa non quadra. Ti sembra fin troppo facile un atteggiamento così scontroso e provocatorio, senti che non può essere semplicemente gratuito e poco alla volta, oltre il tratto, leggi il significato. Barillari deve scuoterti e lo fa in questo modo, ed è forse l’unico efficace a risvegliarti dal torpore in cui cade chi non è abituato ad essere messo in discussione. Dopo le sue lezioni è cambiato radicalmente il mio atteggiamento nei confronti della scrittura, la mia per prima, e poi quella degli altri. È incredibile come abbiano in qualche modo rimodellato la mia forma mentis. Senza dubbio sono state alcuni dei momenti più adrenalinici del corso, con un disatteso, piacevole ammorbidimento del docente nell’ultima lezione (Carmen Maffione);
  230. Purtroppo ho seguito solo due delle quattro lezioni tenute da Simone. Nelle due lezioni che ho seguito ho trovato il lavoro fatto insieme molto utile, anche se l’atteggiamento autoreferenziale di Simone a volte mette un po’ in soggezione, io non mi lascio impressionare ma ho visto colleghi terrorizzati dal suo giudizio. Oltre le mie più rosee aspettative non sono stata maltrattata più di tanto, almeno sulla biografia. Purtroppo non ho mai avuto la correzione della quarta di copertina, sapete come lo posso contattare? (Sara Meddi);
  231. Anche se mi ha lanciato un evidenziatore conservo un ottimo ricordo di Barillari. Riesce ad abbatterti come pochi ma le sue lezioni sono state utili e mi hanno spronato molto. ora non posso più scrivere senza il dizionario dei sinonimi e contrari (Giulia G.);
  232. Le sue lezioni sono state terribili e splendide. Vorrei tanto averlo come maestro in altre occasioni, la sua pedagogia repressiva mi ha stordita fino a farmi piangere perché Barillari riesce a mettere a nudo i limiti di ognuno in questo mestiere. Dopo i suoi insegnamenti devi concepire il modo di scrivere come se fosse la prima volta, e ciò richiede grande energia e umiltà. È nel senso più nobile un grande maestro;
  233. Per molti versi illuminante. Dopo le sue lezioni le parole si pesano con più attenzione. Spietato nel giudizio, ma a mio avviso senza cattiveria. Bisogna essere dotati di un buon senso dell’umorismo e non essere permalosi per prendere i suoi interventi per il verso giusto. In alcuni momenti l’attore prende il sopravvento sul docente, con esiti genuinamente comici. A volte si ripete eccessivamente e le sue lezioni si dilatano, perdono di forza;
  234. Non è un docente. Troppo aggressivo e pieno di sé. Che senso ha dire a qualcuno “la tua è la peggiore prova della classe”? Sarebbe bastato evidenziare tutti gli errori, lasciando da parte inutili classifiche. Il ragazzo in questione ha poi abbandonato il corso. Come lui stesso ripete in continuazione: “Anche meno”;
  235. Spiritoso, acuto, coglie sempre nel segno e riesce a individuare alla perfezione i punti di forza e i difetti di un manoscritto. Le sue lezioni sono interessantissime, e si avvicinano alla filosofia del linguaggio (Chiara Apicella);
  236. Preparatissimo e molto professionale. Il primo impatto è stato molto forte all’inizio ma poi ho saputo apprezzare le sue lezioni e l’ho ascoltato con grande ammirazione (Barbara Bevilacqua);
  237. Le lezioni di Simone Barillari sono state illuminanti, quanto di più formativo mi sia capitato negli ultimi anni. Mi ha divertito il suo sarcasmo e la sua schiettezza, il suo modo di interagire con la classe e di  correggere le nostre esercitazioni, difficile dimenticarlo (Stefania Curatola);
  238. Grande in tutto. Preparatissimo, simpatico, motivatore. Riesce a far capire perfettamente gli errori, e in generale spiega davvero molto bene (Antonio Maglia);
  239. Le sue lezioni sono state le più interessanti e le più formative. Non si è parlato solo di scrittura redazionale, ma sono state vere e proprie lezioni sulla lingua italiana, sul lessico e sulla sintassi. Molto utili sono state le regole e i suggerimenti per scrivere un buon testo redazionale, prestando attenzione alla scelta dei vocaboli più adatti al contesto in cui si scrive (Annalisa Bizzarri);
  240. Ha un modo di approcciarsi agli allievi che non mi piace. È gratuitamente offensivo e arrogante. Quello che dice può essere anche giusto, ma lo dice senza umanità e sensibilità. Sicuramente anche lui mi ha lasciato qualcosa: ora per esempio cerco di essere più accurata nella scelta delle parole. Nonostante ciò, però, non ho un ricordo positivo (Francesca Giannone);
  241. Molto preparato, con un approccio personale all’insegnamento. Ritengo utile la sua attenzione per la correttezza grammaticale, la struttura dei testi, il grado d’inflazione dei vocaboli, i registri semantici. Una domanda: perché non ha corretto le biografie? (Michele Martino);
  242. Il docente che alla fine sento di dover ringraziare di più. In classe mi ha umiliato ma ho capito solo in seguito quanto fosse prezioso un metodo di insegnamento così “aggressivo”. In quattro lezioni ha cambiato sensibilmente il mio modo di scrivere – e di leggere (Raffaele Parisella);
  243. Le lezioni di Barillari sono affascinanti, illuminanti e disarmanti. Barillari è un fiume che ti travolge: l’impatto è brusco, ma quando riesci a entrare nel suo mondo, e a capire che i suoi toni sono bonariamente provocatori, inizi a divertirti, e a imparare moltissimo. Istrionico, preparatissimo, intellettualmente arrogante (e forse può davvero permetterselo!), è in grado di farti crollare ogni certezza, di farti mettere in discussione, di crescere, sia moralmente che professionalmente (Marta Scandorza);
  244. Le lezioni di Simone Barillari sono state molto utili e formative, per quanto non approvi in toto il metodo utilizzato. Un carisma e una capacità di togliere fiducia in sé stessi mai conosciuti prima. I suggerimenti e i diktat lanciati rimarranno vivi probabilmente per tutto il corso della nostra futura professione (Silvia Romano);
  245. Fondamentale. Vedere i propri risvolti smembrati pezzo per pezzo, parola per parola, e la propria scrittura esposta al pubblico ludibrio, non ha prezzo. Dopo le lezioni con lui non scrivi più nulla senza sentire i suoi commenti, da qualche parte dentro di te. Impagabili anche le perle di letteratura, che distilla qua e là, tra un insulto affettuoso e una battuta mordace. O si odia o si ama (Flavia Vadrucci);
  246. Per colpa sua per tutto il corso mi sono sentito continuamente insoddisfatto di ciò che ho scritto. Sapevo che quello che volevo dire poteva essere scritto molto meglio, ma mi sentivo senza capacità né tempo per migliorarmi. Ottime lezioni, anche se di impatto destabilizzante, specialmente alle prime settimane di corso (Leonardo);
  247. Un addetto ai lavori sicuramente molto preparato ed esigente. Un po’ eccentrico e volutamente personaggio; magari se smettesse i panni dell’intellettuale autoreferenziale e inveisse meno contro l’incompetenza dei poveri allievi (dopotutto “nessuno nasce imparato”), il suo contributo potrebbe rivelarsi ancora più decisivo e stimolante all’apprendimento della scrittura redazionale. A mio avviso, ci vorrebbe qualche lezione in più con Barillari (Taddeo Roccasalda);
  248. Schietto, costruttivamente spietato. Da uno così si può solo imparare. Fondamentale (Francesca Toticchi);
  249. Da quanto avevo letto e sentito, mi aspettavo che sarebbe stato molto più duro e cattivello: invece le sue critiche sono state garbate e costruttive, e anche molto divertenti. Le sue osservazioni sulla scrittura e sulla lingua sono state efficaci e molto stimolanti. Le sue lezioni sono state un monito che spero di non dimenticare mai (Chiara Rea);
  250. Un concentrato di cultura, puntiglioso, competente e sarcastico. Le osservazioni a volte dure e nette che esprimeva durante le sue lezioni, servivano a spronarci e non a offenderci. Grazie a lui ho imparato ad apprezzare il concetto di etimologia delle parole e il costante utilizzo del vocabolario. Le sue lezioni sono state illuminanti! (Francesca Bragaglia);
  251. La parte didattica è stata memorabile; la passione con la quale ha spiegato le modalità per costruire una valida quarta di copertina l’ha impressa, credo, nella testa di ognuno (Katia Cappellini);
  252. Gli incontri con lui sono molto istruttivi, e le sue (feroci) osservazioni ti costringono a fare i conti con aspetti della propria scrittura che passano spesso inosservati, o non vagliati con sufficiente senso critico (Massimiliano Borelli);
  253. Molto competente. Le sue lezioni, originali e uniche, sono fonte di riflessione e ispirazione insieme. Ti mette davanti alla tua ignoranza (in questo non è il solo, ma lui lo fa con poco tatto e si sente di più) e ti fa venire voglia di recuperare il tempo perduto;
  254. È molto preparato, e si sa. Le sue lezioni sono utilissime ed è interessante il discorso che fa sulla lingua, partendo da esempi particolari fino a trarne una regola generale. È uno di quei docenti che segui attentissimo dall’inizio alla fine. L’unica cosa è che credo che due lezioni siano sufficienti (Francesca Arrigoni);
  255. Burbero, a tratti insopportabile, molto spesso geniale (Matteo Alfonsi);
  256. È un insegnante molto colto e dai modi più che diretti. Superato il disagio iniziale e l’effetto tornado che caratterizza le sue lezioni ci si accorge della sua competenza e della passione con cui affronta il suo lavoro. I suoi giudizi distruttivi hanno avuto, almeno per quel che mi riguarda, dei risvolti positivi. La veemenza con cui affronta il depauperamento della lingua italiana è certamente motivata! (Rossella Muratore);
  257. Lezione molto efficace per imparare a lavorare sulla lingua e sulla cura della scrittura;
    Grande scrittore e persona. Mi ha dato molto, ha cambiato il mio modo di approccio alla scrittura e adesso qualsiasi accostamento io faccia ci ripenso due, tre, quattro volte. Ha consigliato molto perle di saggezza ma non condivido il suo modo altezzoso e un po’ saccente nel giudicare. È stato indubbiamente un onore averlo avuto come insegnante e aver ascoltato i preziosissimi consigli che custodisco e cerco di mettere in pratica (Mila Tenaglia);
  258. Ho trovato le sue lezioni molto interessanti e anche piuttosto divertenti. È stata anche un’occasione per riflettere sull’importanza delle parole;
  259. Nulla da eccepire su competenza e professionalità. Le sue lezioni sono state estremamente istruttive, stimolanti e fonte inesauribile di conoscenza. Qualche perplessità sulle sue capacità di interazione, soprattutto sul suo modo di interpretare il ruolo di docente. Le sue tecniche aggressive e urticanti di insegnamento, la sua propensione alla pubblica e spietata derisione degli errori e delle nefandezze altrui, rivelano una scarsa attitudine all’insegnamento. Dare dell’idiota a chi non ha saputo scrivere adeguatamente una biografia o una quarta di copertina, e soprattutto a chi lo stava facendo per la prima volta senza aver ricevuto alcuna indicazione, non è, a mio parere, tra le migliori soluzioni pedagogiche. Durante le sue lezioni mi sono sentita come gli allievi marines nel film Full Metal Jacket. Ma noi non eravamo in un film né tantomeno degli aspiranti marines. (Emanuela D’Alessio);
  260. Molto preparato. La sua lezione è stata preziosa. Peccato l’approccio troppo aggressivo che può aver urtato alcuni partecipanti del corso (Giada Di Giammarco);
  261. La sue sono state lezioni illuminanti sotto molti aspetti. Voto 7;
  262. Le sue sono state lezioni molto intense e formative. Ha vivisezionato in modo ironico e a volte duro le nostre scritture, mettendo in evidenza le nostre manie e i vizi di scrittura. Intelligente, molto preparato e appassionato. E anche simpatico, a suo modo (Eleonora Rossi);
  263. Mi aspettavo maggiori consigli pratici e una guida in grado di introdurmi tecnicamente alla scrittura non creativa redazionale. Il fatto è che non l’ho trovato utilissimo, a parte alcuni preziosi suggerimenti di cui comunque ho fatto tesoro, e mi è sembrato che fosse più concentrato a smontare che a costruire. Alla fine delle sue ore mi ha deluso quando all’inizio non l’avrei creduto possibile;
  264. È un docente che può risultare eccentrico per via di un approccio duro e a tratti irritante. Ma se si riesce a guardare al di là dei suoi modi insoliti, si vedrà un docente appassionato e generoso che non si risparmia nello scambio con gli allievi, comunicando una precisa idea di scrittura, di letteratura e di editoria. Dopo le sue lezioni non è detto che si cominci a scrivere meglio, ma di certo si comincia a interrogarsi sul proprio modo di scrivere. Da annotare tutti i suoi consigli bibliografici (Alessandra Pierro);
  265. Chi sono io per emettere un giudizio sull’immenso SB? A parte le battute, Barillari insegna a mettere in discussione le cose che scriviamo, a leggerle, smontarle e rimontarle. Basilare. Uno shock salutare per i più giovani, un richiamo all’ordine per chi pensa di aver accumulato esperienza;
  266. Simone Barillari è stato così temuto prima del suo arrivo, che quando poi è arrivato mi è sembrato addirittura, in fondo in fondo, gentile. Il suo commento alla mia esercitazione mi ha messo nella condizione di farmi molte domande e mi ha fatto riflettere sulla scrittura e su di me, in un modo più profondo di quanto non avessi ancora fatto (Claudia Meschiari);
  267. Di Barillari penso ci sia ormai abbondanza di materiali che ne illustrino vizi e virtù. Personalmente, l’ho apprezzato per i secondi più di quanto non l’abbia detestato per i primi;
  268. Per alcuni un genio, per altri semplicemente uno stronzo; leggenda vuole che sia una persona un tantino irascibile, tanto da lanciare evidenziatori a destra e manca. Per quel che mi riguarda è stato meglio di ciò che mi aspettassi, non perché abbia tessuto particolarmente le mie lodi (in realtà, a ragione, mi ha fatto a pezzetti), ma perché alla fin fine, oltre i modi e i toni, quel che resta sono delle impagabili lezioni. Alcuni dei suoi consigli sono oro colato, altri invece ho preferito farli cadere nel vuoto (come quello di diventare una nazista della grammatica); non è né il guru né il cerbero dell’editoria, è un docente da valutare a distanza di tempo, evitando giudizi di pancia. Su di lui, insomma, sono combattuta: se da una parte spero di non rivederlo mai più per il resto dei miei giorni dall’altra penso che sarebbe bello diventare sua discepola Jedi e farmi bastonare dalla mattina alla sera. Inutile consigliarvi di non averne timore: ne avrete;
  269. Molto saccente, avrebbe dovuto aiutarci a imparare a scrivere una quarta di copertina e migliorare le nostre competenze redazionali ma ha utilizzato il 90% del tempo criticando in modo non costruttivo i nostri scritti. Non metto in dubbio la sua bravura, ma ho dei forti dubbi su come trasmette le sue conoscenze;
  270. Forse ancora non ho deciso cosa pensare di Simone Barillari, eppure ci ho pensato tanto.
    Un vocabolario dei sinonimi e dei contrari vivente. Preparato, sicuramente. Con metodi forse un po’ discutibili, ma nel contesto le sue lezioni sono state interessanti, non le mie preferite, ma di certo le più movimentate (Alessia Caputo);
  271. Se l’avessi conosciuto qualche anno prima mi sarei chiusa a riccio e avrei rifiutato tutte le sue lezioni, che presuntuoso. Ma è arrivato in un momento in cui ero maturata abbastanza per capire che i suoi atteggiamenti volevano essere un modo per stimolarci e non per offenderci, quando faceva il burbero c’era sempre una sottile linea comica. Bravo, molto competente, un uomo di vaste letture e con la citazione sempre pronta, analista della lingua in una maniera maniacale. Mi ha fatto capire che fino a quel momento non mi ero mai veramente dedicata a nessuna delle mie passioni. Ha messo a nudo le mie mancanze, cosicché ora so da dove devo cominciare (Viviana Minervini);
  272. Persona molto interessante e competente, ma a volte troppo facile al giudizio senza accompagnarlo da una motivazione fondata e adeguatamente spiegata. Scrivere è una competenza molto personale, e a volte è pericoloso tenere con studenti un atteggiamento intransigente, perché questo potrebbe creare blocchi e insicurezze inutili e non costruttive. Piuttosto, io nelle sue lezioni farei fare più esercitazioni, non una sola, farei scrivere molto di più, e soprattutto, leggerei meglio tutto prima di giudicare. La mia esercitazione lui l’ha letta per la prima volta in aula, gli ultimi dieci minuti (Mariagiulia Di Piramo);
  273. Sapevo di non poter essere presente a tutte le sue lezioni, e dopo la lettura dei commenti dei corsisti degli anni passati non sapevo se esserne felice. Forse è diventato più buono, o forse sono abituato alla perfidia di docenti ben più cattivi di lui, ma non l’ho trovato così terribile. Simone Barillari ha affrontato le nostre quarte in modo approfondito e puntuale, scoprendo i nostri punti deboli senza alcuna pietà. Può sembrare un bagno nel veleno, ma nel medio periodo si è dimostrata una buona medicina per crescere (Giorgio Calandri);
  274. Le sue lezioni sono molto utili e interessanti. I suoi modi di fare discutibili ma efficaci. Superato il primo impatto riesce a essere divertente. Eliminerei l’esercizio sull’elenco di parole che trovo inutile e sadico (avrei aggiunto infantile, ma tre aggettivi di seguito sono vietati!): bastava dire: “La prossima lezione vi interrogo su queste parole, imparatene il significato”, le ricorderemmo tuttora comunque. Mi sarebbe piaciuto un numero maggiore di lezioni, proprio perché saper scrivere è uno degli elementi più ostici per me ma un po’ per tutti. (Barbara Carancini);
  275. Chiaro e diretto, forse avrei avuto bisogno di fare molte più lezioni con lui (Serena Tudisco);
  276. Appassionante in modo assoluto (Linda La Posta);
  277. Sono state tra le lezioni che ho trovato più utili. Il metodo utilizzato non mi ha convinta del tutto, ma i contenuti sono stati preziosi;
  278. Con molti dei nostri testi Barillari ha esordito dicendo: “È un disastro”. Chi legge queste tre parole potrebbe pensare a un comportamento quasi autolesionistico degli studenti, in realtà i suoi concetti, l’autorevolezza e la passione per il libro ribaltano il modo di vedere la scrittura. “ È facile se non sai come farlo,” ci ha detto parlando della stesura di un testo, “ma difficilissimo se, invece, lo sai” (Giulio Mereu);
  279. Un docente molto valido e anche disponibile, ma un po’ troppo aggressivo. Se un allievo deve passare metà del tempo a difendere la sua autostima dagli assalti di Barillari, è un peccato, perché non può concentrarsi appieno sulle cose interessanti che ci sono da imparare;
  280. Competente, puntuale nelle correzioni e molto critico. Il lato che molti corsisti non hanno apprezzato è quello brusco, severo e indelicato, ma a mio avviso le personalità ruvide sono più interessanti, soprattutto se nascondono un’altra natura. Che dire… ha l’eleganza del riccio: fuori è protetto da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia raffinato come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti, ma non sbandieratelo ai quattro venti, potreste finire alla pubblica gogna! (Silvia Casini);
  281. La migliore cura contro l’autostima! Nessuno mi aveva mai messo davanti ai miei errori con tanta franchezza, ma è grazie a lui se oggi quando scrivo sono attenta ai minimi particolari e mi interrogo su cose a cui prima non avrei nemmeno pensato. Solo una considerazione: la nostra impreparazione era ovvia, dato che siamo alle prime armi, e avrei apprezzato se ci avesse trattato come tali piuttosto che come stupidi (Chiara Fioravanti);
  282. Delle lezioni ineguagliabili. Le prime ore sono state un misto tra sbigottimento e incredulità; il metodo all’inizio infatti mi è sembrato fin troppo sui generis, ma devo ammettere di aver imparato moltissimo da questo docente;
  283. Ne avevo il terrore, dopo aver letto tutti feedback degli altri corsisti. Ma sapevo che la scrittura era la mia spina nel fianco, quindi ho accettato la “vivisezione” da parte di Barillari con spirito costruttivo. Sono state lezioni divertenti e utilissime. Diretto e continuamente critico, si risentono nella mente le sue parole anche a distanza di tempo, soprattutto quando stai per scrivere una parola. Lezioni illuminanti e insegnamenti fondamentali (Roberta De Sillo);
  284. Quelle di Simone Barillari sono le tre lezioni più affascinanti del corso, ne avrei seguite altre trenta. In classe legge e commenta gli esercizi degli alunni, sembra un bombardamento di informazioni privo di organizzazione, in realtà tutte le norme suggerite e gli errori evidenziati tornano alla mente in un tempo successivo, e si rivelano utilissime (Agnese Ottaviano);
  285. Chi ha paura a mettersi in gioco non ha vita facile con Simone Barillari. La sua capacità di far suonare la lingua è davvero notevole. Ho imparato molto dalle sue lezioni, a vedere e sentire quello che scrivo. Il suo modo di comunicare è brusco, ma incisivo. Non credo che le cose dette avrebbero avuto la stessa capacità di scalfire se fossero state pronunciate in altro modo (Giulia Eusebi);
  286. Quello con Barillari è stato sicuramente uno degli incontri più interessanti del corso. La sua capacità di imprimersi nella memoria degli alunni, anche attraverso metodi discutibili, è sicuramente una delle sue doti migliori. Efficace è forse l’aggettivo migliore per definirlo (Dario De Cristofaro);
  287. Le lezioni con Simone Barillari sono state davvero belle. È molto diretto e l’impatto è forte: le sue lezioni restano tra quelle più significative del corso (Lavinia Emberti Gialloreti);
  288. Efficace nelle spiegazioni e puntuale nelle correzioni. Ho apprezzato che non facesse “sconti” a nessuno, anche se su alcune osservazioni non ero d’accordo (Antonella Evangelista);
  289. Poiché ho seguito una sola lezione del prof. Barillari, non posso dare un vero e proprio giudizio sul suo metodo di insegnamento. In ogni caso, per quel poco che ho potuto fruire, sono sicura che è un ottimo insegnante (Chiara Mazzetti);
  290. Gli incontri con lui sono stati più che costruttivi. Direi, anzi, assolutamente necessari per la comprensione del lavoro di editing. I suoi modi talvolta irruenti sono proprio il punto di forza della sua didattica. Rimangono impressi proprio quanto le nozioni da lui spiegate;
  291. Un insegnante molto esigente ma altrettanto bravo. Le sue lezioni sono state un’abbuffata di conoscenza e riflessioni estremamente succose (forse boccerebbe questa metafora!) Trovo molto esagerati i feedback di chi si lamenta di lui come killer della propria autostima. A mio avviso, le sue lezioni hanno un valore inestimabile e un pathos effervescente che soddisfa e stimola il desiderio di conoscenza: sono intessute di consigli per scrivere meglio, per sfruttare consapevolmente tutte le potenzialità della lingua, considerandola come un magma in ebollizione. È vero, Barillari ama fare a pezzi i testi degli allievi e le loro certezze sulla lingua, ma insegna a passare al setaccio ogni espressione linguistica per capire dove si può migliorare. Distrugge per creare, senza produrre orfani linguistici. Ci ha sommersi di consigli di letture, orientandoci nei suoi gusti e spingendoci a raffinare i nostri: il suo approccio ha davvero accresciuto la mia voglia di conoscere. In sintesi, ho molto apprezzato, oltre alla riflessione sul lessico, il lavoro sull’uso di metafore e aggettivi, sul ritmo e la cadenza delle parole, aspetti altrettanto importanti della lingua (Anna Quatraro);
  292. Leggendo i precedenti feedback non riuscivo bene a comprendere come si potesse dire di lui “ha sicuramente cambiato il mio modo di scrivere”. Adesso capisco cosa intendevano. Genio o follia? Chi lo sa, sicuramente le sue lezioni sono state tra le più interessanti (Federica La Rosa);
  293. Estremamente preparato, l’impressione però è che quello che ha spiegato in quattro o cinque lezioni avrebbe potuto ugualmente spiegarlo in un paio di lezioni veramente dense, se non fosse stato un po’ “appesantito” dal dover correggere pubblicamente tutte le esercitazioni. Sui generis nel modo di porsi (Simone Lucidi);
  294. Molto preciso e pedante. Ottimo, come insegnante (Stefano Mazzara);
  295. C’è stato uno squilibrio nella discussione delle quarte di copertina, per cui ad alcune è stata dedicata quasi un’intera lezione e ad altre solo qualche parola. Inoltre ci era stato chiesto di scrivere bandelle per una particolare casa editrice in un particolare momento storico, cosa di cui non si è tenuto conto nelle correzioni (le bandelle “premiate”, ad esempio, mi sembravano lontane dallo stile Einaudi);
  296. Il primo giorno avevo una gran paura avendo letto i feedback degli allievi degli anni precedenti, ma già dalla seconda lezione avrei voluto che quelle ore si moltiplicassero. La sua severità è stata necessaria perché dentro di me nascesse un piccolo Barillari pronto a terrorizzarmi non appena avessi esitato su un cliché. Tra l’altro ha analizzato parola per parola i testi di tutti noi: un lavoro importantissimo per quanto mi riguarda. Le lezioni più divertenti di tutto il corso (Margherita);
  297. Molto preparato. Il sarcasmo è parte del suo metodo d’insegnamento. Efficace (Vanessa Palmiero);
  298. Un uomo un perché! Penso di non aver mai avuto così tanta paura di un giudizio in vita mia, così come in tre mesi non ho mai visto la classe tanto terrorizzata ma al tempo stesso ipnotizzata da un uomo eccezionale, preparato e spietato all’eccesso, i cui insegnamenti non si dimenticano facilmente. Capace di motivare come nessuno nonostante le stroncature impietose. Forse è proprio questa la sua arma: ti fa sentire ignorante fin nel midollo ma dà gli strumenti per poter migliorare (Agnese De Petrillo);
  299. Molto preparato, lezioni utili e di livello alto, personalità teatrale (Alessandra Craus);
  300. Si fa un po’ fatica a giudicare una persona così respingente nell’approccio all’insegnamento. Tra tutti è il docente che ho trovato più arido e meno interessante. Sinceramente non capisco cosa abbia da insegnare (Monica Baroni);
  301. Le sue lezioni mi sono rimaste impresse nella memoria, grazie ai suoi insegnamenti asciutti e lapidari, da riporre in una cassetta degli attrezzi con sopra scritto il barillarium. Dopo avere assistito alle sue performance, mi interrogo su ogni verbo, aggettivo o nome utilizzato in una frase, chiedendomi quale sia quello migliore. Dire che Barillari insegna a scrivere forse è esagerato – nessuno può farlo –, ma di certo mi ha istruito sulle domande da porsi e sull’atteggiamento mentale (scrupoloso, autocritico, mai soddisfatto) da tenere nel momento in cui lo si fa (Claudio Panzavolta);
  302. È un divertito provocatore, ma non fa male a nessuno. Sull’aggettivazione e sulla costruzione di una frase sa il fatto suo. Mi ha fatto nero per la mia esercitazione, ma me lo meritavo. Le sue lezioni, poche ma infinite, sono state una bella scossa, un’ansia (immotivata). Barillari abbaia, ma abbaia in un ottimo italiano.


    Giudizi degli allievi del corso di traduzione letteraria dall’inglese

  303. Credevo di aver letto Cuore di tenebra; cinque volte, volendo essere precisi. Tre ore con Barillari, ed è stato come trovarsi difronte un altro romanzo. Una lezione illuminante, appassionata, minuziosa – potrei sprecarne, di aggettivi, e non renderei ancora l’idea. Tre ore e mezza a bocca aperta. Un gigante. Preciso, attento e molto costruttivo nella correzione delle esercitazioni (Francesco Bordoni);
  304. Bellissima lezione, piena di spunti di lettura e traduzione. Ottimi i consigli dati;
  305. Avevo già conosciuto questo docente durante il principe. Ne ricordavo bene la straordinaria preparazione come anche l’atteggiamento poco piacevole, a tratti fastidioso. Sono felice di poter riconfermare la prima impressione e non la seconda. Un approccio più umile e umano ha sicuramente giovato alla fruizione delle sue grandi conoscenze. Senza dubbio una delle lezioni più belle del corso, di altissima qualità. Barillari ci ha proposto una lettura verticale di un grande classico della letteratura inglese, sviscerandolo in ogni suo aspetto, guidandoci verso la comprensione profonda del testo di cui, a suo avviso, vanno tradotte anche le intenzioni (Eleonora Antonini);
  306. Sono rimasta stupita da molte delle considerazioni proposte da Barillari durante la sua lezione: ho apprezzato la sua profonda cultura e la sua estrema perizia nell’approcciarsi a un testo di difficile interpretazione come Cuore di tenebra (Valentina Muccichini);
  307. Una lezione magistrale su come frugare nel testo alla ricerca dei significati meno evidenti. Ha detto che avrebbe potuto parlare dell’argomento per molte altre ore e credo che molti di noi sarebbero stati felici di ascoltarlo;
  308. Le lezioni con Simone Barillari sono preziosissime, una finestra su quanto si possa ottenere con lo studio appassionato dei classici. Può intimorire, ma vale la pena passare sotto il suo giudizio impietoso;
  309. Se al liceo ci fosse stato Simone Barillari a spiegarmi i classici sicuramente li avrei amati molto di più, senza viverli come un peso da studiare per forza. Sono rimasta affascinata dal suo metodo di lavoro, così preciso e attento (Federica Sgubbi);
  310. Lezione sublime sulla traduzione di un classico, un’esperienza che mi ha reso una persona migliore. Entrare dentro un testo a una profondità tale che ogni scelta corrisponde a una visione organica complessiva dell’opera;
  311. Devo ammetterlo: dopo aver letto i commenti degli alunni precedenti non sapevo bene cosa aspettarmi dalla lezione di Barillari, ma è stata una piacevole sorpresa. Spesso è difficile rapportarsi a una persona che dimostra di avere una preparazione come la sua, ma nonostante questo la lezione è stata oltre che molto interessante anche alla portata di tutti, nel senso che tutti hanno potuto dire la propria senza la paura di sbagliare ed essere redarguiti in qualche modo. Conoscere una persona come lui ti fa davvero aspirare ad arrivare ad avere anche solo la metà delle sue capacità (Veronica Buonagiunto);
  312. La sua lezione su Conrad è stata intensa, faticosa, illuminante: tutti tesi a cercare di cogliere rimandi, allusioni, corrispondenze. Siamo stati guidati in un lavoro certosino che ci ha portati nel cuore del testo mostrandoci come andrebbe affrontata la lettura di un classico, prima ancora della sua traduzione. Forse una delle lezioni più tecniche e frontali, in senso stretto, del corso. Preziosi i suoi consigli sulla lettura dei classici (Alessandra Saracino);
  313. Illuminante, una vera sorpresa. Ho riempito pagine e pagine di appunti e sarei rimasta a sentirlo svelare i riferimenti nascosti nel testo di Conrad per altre duecento ore;
  314. Un luminare del testo letterario. La lezione di Barillari è stata di gran lunga la più interessante del corso, e al di là di ogni aspettativa. In tre densissime ore ha saputo sviscerare quel modesto ma immenso testo che è Heart of Darkness, in una prova di acume critico e filologico che ha mantenuto costante l’attenzione e sempre vivo l’interesse. Credo sia stato un incontro fondamentale (e non solo per il corso) che mi ha trasmesso un grande senso di rispetto per l’autore e per l’opera e che ha condizionato profondamente e positivamente il modo in cui ho affrontato le traduzioni successive;
  315. La lezione di Barillari ha posto un necessario accento sull’importanza della lettura attenta per un traduttore. Il docente sottolineava elementi del testo di riferimento che non avrei davvero mai colto da sola: se è stato, da un lato, un po’ demoralizzante, mi ha anche dato un forte stimolo a migliorarmi come lettrice (Vittoria Santantonio);
  316. La sua lezione su Heart of Darkness di Conrad è stata una delle più interessanti. Ascoltare tutto quello che avviene dietro la traduzione di un classico mi ha fatto apprezzare il duro lavoro del traduttore e la passione di cui c’è bisogno per poterci riuscire con successo. La possibilità di tradurne una piccola porzione e confrontarmi col traduttore mi ha permesso di misurarmi con un tipo di traduzione molto diversa rispetto alle altre affrontate e di questo ne sono molto grata (Chiara Maretto);
  317. Mi è molto piaciuto il taglio della sua lezione a metà tra gli aspetti pragmatici e quelli più filosofici della traduzione. È stato illuminante conoscere almeno una minima parte dello sconfinato lavoro che sta facendo su Conrad e devo ringraziarlo per avermi fatto riavvicinare a questo autore, sempre affrontato male negli anni di studio, con occhi nuovi e più consapevoli (Ilaria Mazzaferro);
  318. Interessantissima la scelta del testo e il racconto della sua esperienza con un classico come Conrad. Al di là delle apparenze, ho trovato Barillari ironico e spiritoso (forse ho anche riso troppo), anche se un tantino cattedratico e un po’ disorganizzato. Se avesse dedicato più tempo all’analisi dei materiali che ci aveva fatto avere, avrei preferito (Milly);
  319. La lezione di Barillari, diversa dagli altri docenti, è riuscita a trasmettere tutto il suo interesse per Conrad e in particolare per Cuore di tenebra. Una modalità di lavorare e tradurre, la sua, molto minuziosa e approfondita. Tra tutti i docenti, la sua lezione è stata quella più “professorale” e legata alla singola opera. Ciò nonostante, a partire da Conrad, la sua lezione è riuscita a introdurre diversi elementi di riflessione sul lavoro del traduttore e più in generale sulla traduzione (Luca Castelletti);
  320. Un intervento il suo diverso da tutti gli altri. Meno interattivo rispetto alle altre lezioni, ma a buon motivo. Ondate e ondate di considerazioni, informazioni tratte dai suoi lunghi mesi di appassionata traduzione di Cuore di tenebra di Conrad. I segreti di un libro svelati attraverso la scoperta della continua disseminazione di luoghi di senso che concorrono tutti insieme all’idea finale. Ci ha augurato di poter vivere prima o poi una simile esperienza e certamente me la auguro anche io quella luce negli occhi. Il traduttore diventa filologo, ricercatore, detective (Raffaella Cesarini);
  321. Uomo di grande, grandissima cultura. Forse inizialmente ci ha messi un po’ in soggezione, ma l’analisi puntuale del testo di Conrad ha portato alla luce particolari simmetrie che mai avrei notato, se non attraverso il suo occhio esperto. Questo è stato il suo più grande insegnamento: andare sempre oltre, non soffermarsi mai sulla singola parola, cercare di vederla nel contesto e nei suoi vari rimandi;
  322. Di Simone Barillari mi hanno impressionato la vastissima cultura e il metodo con cui ha condotto la traduzione di Cuore di tenebra. La sua è senza dubbio una tecnica molto efficace, ma al tempo stesso complessa e ben si applica alla traduzione di un classico, perché presuppone lo studio approfondito del testo da tradurre e del contesto storico e linguistico che l’ha prodotto (Valentina De Santis);
  323. Sul principio ho avuto l’impressione di essere investita dalla potentissima omelia di un prete, arrivato lì con la chiara missione di convertirci alla sua religione. Cosa che è riuscito a fare dopo venti nanosecondi. Ora nutriamo tutti una passione travolgente per il suo autore e, soprattutto, per il suo modo di lavorare;
  324. È riuscito a trasmettere tutta la difficoltà, ma soprattutto la bellezza di tradurre. Durante la lezione, nella descrizione del suo lavoro su Joseph Conrad, mi ha trasmesso la fatica di approcciarsi a un gigante e l’amore e la passione per il suo mestiere (Stefania Minacapelli);
  325. Molto appassionato, ci ha raccontato il suo percorso alla traduzione di Cuore di tenebra di Conrad, per spiegarci il processo della traduzione, e la lettura creatrice. Cerca di intimidire gli studenti a suon di citazioni e ci riesce, ma con il suo lavoro rigoroso riesce a trasmettere la passione. Bella lezione, strutturata, molto preparata (Sonia Nobile);
  326. Ho imparato che la soluzione spesso non è che la conseguenza diretta di uno studio approfondito sul testo; fatto quello si possono vagliare opzioni anche poco ortodosse (penso al muso schiacciato del carlino) perché si è in grado di difenderle. Mi ha fatto vedere Conrad con occhi nuovi e ora faccio molta più attenzione alle espressioni ricorrenti, alle corrispondenze, alla voce dell’autore, ai dettagli nello stile; inoltre capisco quali sono la mole di ricerca e di lavoro necessari per tradurre un classico come si deve;
  327. Ha un’energia che coinvolge molto, è riuscito a trasmettere perfettamente e senza mai annoiare le difficoltà e le soddisfazioni che dà tradurre grandi opere. Le spiegazioni sono state chiare e la divisione per punti ha aiutato molto;
  328. La sua passione per la traduzione e per il classico di Conrad Cuore di tenebra sono stati contagiosi: ci ha spiegato l’importanza della preparazione e della raccolta di informazioni per svolgere una traduzione impeccabile. La sua lezione è stata a mio avviso una delle più interessanti;
  329. Simoni Barillari mi ha permesso di confrontarmi con la traduzione di un autore classico quale Conrad fornendo dei canoni interessanti e non scontati per approcciare Cuore di tenebra;
  330. Ha una cultura enorme, affronta il lavoro con passione visibile e con grande competenza, la sua lezione era – anche per la difficoltà posta dall’autore affrontato, Conrad – la meno aperta al confronto, ma è stata comunque molto interessante (Edoardo Eibenstein);
  331. Forse la lezione meno laboratoriale di tutto il corso, una riflessione su cosa significa saper leggere e cogliere il senso profondo di un testo. Mette un po’ di soggezione, forse, ma sicuramente la sua lezione ha cambiato il mio modo di approcciare i testi (Elisabetta Mongardi);
  332. Simone Barillari è senz’altro un ottimo docente, è chiaro che è una persona illuminata e la sua lezione è stata davvero incredibile, ma per questo tipo di corso non ha mostrato secondo me abbastanza il suo rapporto con il testo, il suo tipo di approccio alla traduzione (intendo esclusivamente da un punto di vista pratico), mi rendo conto che magari per lui parlare di queste cose possa essere “riduttivo” ma sarebbe stato interessante poter vedere e sentire i suoi consigli, insomma dare più spazio a Barillari traduttore che a Barillari esegeta di Heart of Darkness. In ogni modo la sua lezione è stata spettacolare, ha evidenziato aspetti dell’opera “che noi umani non potevamo immaginare”;
  333. La sua lezione su Cuore di tenebra è stata affascinante: ho scoperto aspetti del libro su cui non avevo mai riflettuto e che mi hanno permesso di riconsiderare l’opera di Conrad. Alla fine della lezione sono rimasta incantata dall’interpretazione dell’incontro tra Marlow e la promessa sposa di Kurtz. Barillari ha insistito molto sull’importanza della lettura del testo e ci ha fatto riflettere sulle ripetizioni e sui doppi sensi del testo. È stata una lezione quasi filosofica, senza dubbio una delle migliori di questo corso (Silvia La Penna);
  334. Estremamente colto: la sua lezione mi ha riportato nelle aule universitarie… non solo una lezione di traduzione, ma una lezione di ampio respiro su come affrontare un testo, come imparare a leggerlo e interpretarlo, per tradurlo rispettando il più possibile le intenzioni dell’autore. Assolutamente grandioso! (Lucia Lunghi);
  335. La lezione di Simone Barillari ha avuto un taglio meno pratico delle altre, ma è stato interessante vedere quanto lavoro ci può essere dietro la traduzione di una sola opera, in questo caso Cuore di tenebra di Conrad. Barillari è una persona di grande cultura, il suo intervento ha avuto a tratti il taglio di una lezione universitaria ma non è mai risultato asettico. Barillari sa che sta lavorando a qualcosa di davvero importante e la sua passione e determinazione sono evidenti. Lo si ascolta incantati e si cerca di assorbire un po’ del suo sapere, avendo però ben chiaro che difficilmente si riuscirà mai ad abitare lo stesso “olimpo” che abita lui;
  336. Lezione illuminante per quanto riguarda l’importanza di capire il senso profondo di un testo prima di tradurlo. Non è stata una lezione di traduzione nel senso classico del termine, ci ha però insegnato a stare attenti al vocabolario implicito di un’opera, ai vocaboli ripetuti durante l’opera che trasportano una sequenza di significati più profonda di quella percepita a una prima lettura. Barillari è stato disponibile e preparatissimo (Carlotta Spiga);
  337. Ha proposto una lezione appassionante sulla grande letteratura. La sua presentazione di Conrad mi ha fatto vedere nuove prospettive di un autore che ho molto amato. Il suo lavoro di analisi del testo, con tutte le implicazioni teoriche che ha proposto, ha fatto vedere con grande profondità la tessitura della lingua e anche il bisogno di averne una chiara consapevolezza, per poterla affrontare. Se da una parte mi ha fatto capire quanto complessa è la traduzione dei classici, dall’altra mi ha sollecitato il desiderio di tentare, di leggere con gli occhi più vigili, di non dare niente per scontato (Laura Strappa);
  338. Ho ancora in mente il terrore delle lezioni su Linea d’ombra al corso principe. Questa volta è stato più un monologo che uno scambio. Non so non credo si possa dare un giudizio, piuttosto si mostra estremo rispetto (Simone Traversa);
  339. Con la sua lezione ci ha dimostrato l’immensa cultura che deve avere un traduttore che vuol essere un grande traduttore: entusiasmante! Mi sono piaciuti i rimandi interdisciplinari e ho trovato affascinante la sua idea di dizionario implicito. Mi piacerebbe aver presto occasione di metterla in pratica su un lavoro concreto. In realtà non è un processo molto diverso da quello che seguo nel mio lavoro da terminologa e forse proprio per questo mi ha attratta così tanto (Chiara Messina);
  340. Barillari risveglia l’orecchio dell’aspirante traduttore dal suo torpore linguistico, chiude i dizionari aperti troppo presto e stimola all’apertura verso la voce del testo. Vera e propria lectio magistralis quella di Barillari, che invita ad ascoltare la sinfonia interna del testo, a individuarne i leitmotiv e a rispettarne armonie e simmetrie spesso oscure e nascoste, perché ciò che conta è tradurre le intenzioni del testo e non quelle dell’autore. Professionista di straordinaria cultura, ha richiamato la nostra attenzione su aspetti spesso ignorati nell’approccio alla traduzione, come la formazione di un dizionario implicito che deve essere ricavato dal testo, e quale esercizio migliore se non ricavarlo da un testo di Joseph Conrad? La sua lezione è andata oltre la scrittura redazionale, mirando alla formazione di una coscienza del testo (Marella Fasano);
  341. Un autore e un traduttore di spessore che ci ha regalato una bellissima lezione, più teorica che pratica. Una lezione diversa dalle altre ma illuminante sotto molti aspetti, in cui abbiamo approfondito Conrad e alcune sue opere. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per prepararmi in modo adeguato a questa lezione. Ci ha fatto ragionare sull’esigenza di essere prima di tutto un lettore accorto, e solo in un secondo momento un traduttore (Chiara Cordoni);
  342. Mi sarebbe piaciuto dialogare di più con lui sulle specifiche scelte di traduzione in Linea d’ombra di Conrad, ma lo dico ora che è finito il corso. Là per là silenzio (mio) e soggezione. Ma dipende molto dal carattere (mio) (Luisa Badolato);
  343. Una personalità geniale e un insegnante competente, a parer mio però c’è stato poco confronto e la sua lezione, per quanto interessante e utile, era di un livello un po’ troppo alto per chi è alle prime armi e deve ancora acquisire le nozioni di base (Giulia Venturini);
  344. Penso che sia molto bravo e preparato, ma il suo approccio soprattutto all’inizio mi ha un po’ spiazzato. Poi però è diventato più umano. Su Conrad ha fatto un ragionamento da manuale, rivelando tutta la complessità del lavoro che occorre fare su un autore così profondo e le sue riflessioni sul testo sono state illuminanti;
  345. L’approccio filosofico all’analisi del testo con cui ha aperto la lezione su Conrad ci ha subito introdotto in una dimensione speciale che permette di affrontare anche il problema della traduzione a livelli di profondità che forse non è possibile raggiungere con altri metodi. A rendere la sua lezione particolarmente interessante e a porla, in un certo senso, a un altro livello rispetto alle altre ha contribuito anche la scelta di testi molto densi di significati e rimandi ad altri testi come quelli di Conrad che Barillari ha esaminato puntualmente portando alla luce una rete di riferimenti culturali che dimostrano la sua grande preparazione. Ho molto apprezzato anche l’impegno nel rendere la lezione interdisciplinare attraverso il confronto tra la tecnica di costruzione del testo adottata da Conrad e quella del leitmotiv utilizzata da Wagner. Sicuramente un lezione ricca di spunti interessanti, che stimola il desiderio di scoprire ed esplorare nuovi territori della conoscenza;
  346. La lezione di Barillari è stata per me illuminante. Se da un lato ha rappresentato una secchiata di acqua gelata e una presa di coscienza della mia ignoranza, dall’altro ha portato anche la proprietà rigenerante di quell’acqua gelata. I concetti di entelechia del testo e di dizionario implicito sono stati esposti con esaustiva chiarezza, ma soprattutto con un’energia all’inizio spiazzante ma poi contagiosa. Di fronte a Barillari si fanno i conti con i propri limiti (Daniela Esposito);
  347. Sicuramente un docente molto diverso dagli altri, per un attimo ho avuto la sensazione di essere tornata all’università per l’approccio poco seminariale della lezione. Tuttavia, il suo intervento su Conrad è stato interessantissimo, ci ha mostrato il lavoro fondamentale sul vocabolario interno al testo e l’importanza, nel tradurre, di riconoscere le intenzioni originarie del testo e la direzione verso cui un determinato testo tende;
  348. Umanamente è stato meno traumatico di quanto mi aspettassi. Con lui sono riuscita ad avventurarmi in una dimensione a cavallo tra autore, libro, significati profondi del testo che mi ha spiazzato. Lui va giù, nel profondo, di peso, oltre, più in là della stessa traduzione. Una lezione impagabile ma con lui non ti puoi distrarre (Claudia Parma);
  349. Nonostante l’approccio molto nozionistico e i continui rimandi alla teoria, l’incontro si è dimostrato molto interessante e, all’atto pratico, utile per il processo di lettura, comprensione e conseguente traduzione del testo in lingua (Marta Cafiso);
  350. Molto bravo, lui e Perroni sono stati a mio avviso i due fuoriclasse di questo corso. Avrei voluto avere la possibilità di fare anche altre lezioni con loro;
  351. Oddio, ho già parlato di Barillari in passato e non voglio andare a rivedere cosa avevo scritto. Dirò solo che le sue lezioni sono sempre molto profonde e ti portano a riflettere sul testo a un livello che difficilmente raggiungeresti senza un input filosofico come il suo. Un approccio utilissimo, un grande professionista, sempre piacevolissimo da ascoltare;
  352. Eccentrico come un traduttore di Conrad dovrebbe essere. Ha trasmesso tutto l’amore viscerale che lo lega ai testi analizzati in classe, allargando il discorso al senso stesso di ogni traduzione o resa linguistica. A differenza degli altri, la sua lezione ha incluso non pochi spunti teorici senza però risultare mai noiosa o autoreferenziale, palesando un approccio filologico al testo che mi ha fatto ragionare molto sull’importanza della preparazione umanistica di un traduttore. Uno dei migliori;
  353. Ho apprezzato moltissima la parte più teorica della lezione di Barillari. Ci ha parlato di un testo come di qualcosa che ha in sé un fine e un equilibrio. Tradurre è captare questo qualcosa e mettersi al suo servizio. Credo ci abbia fornito un punto di vista che è anche una sorta di deontologia. Quando ci siamo messi a lavorare sul testo mi è parso di guardare per la prima volta dentro a un microscopio. Ci ha fatto vedere cose non visibili a occhio nudo, che uno sguardo superficiale non coglie;
  354. Sicuramente un grande professionista, dall’approccio decisamente teorico. Ci ha dedicato molto tempo nel chiarire le sue scelte traduttive e la sua personale visione di Conrad. Purtroppo non c’è stato molto tempo per domande e interventi degli studenti, la lezione ha assunto un carattere piuttosto accademico;
  355. Ha affrontato svariati punti che donavano ai partecipanti la possibilità di imparare in profondità diversi punti della traduzione;
  356. Bravissimo. Coltissimo. Appassionato. Una domanda: Ma perché tutti lo temono? Ha fatto una lezione eccezionale, io di arroganza in lui ne ho vista veramente poca, mi è arrivata piuttosto la grande passione per quello che fa (e che fa con i controcoglioni…), la sua vastissima cultura che non ostenta in modo arido, ma che propone assetato di suoi simili. Non mi sono mai sentita offesa quando ha chiesto cose a cui non sapevo rispondere, ero lì anche per quello. La sua lezione mi ha fatto capire con grande concretezza come spesso, per certi autori soprattutto, le parole scritte nell’originale non sono altro che la punta di un iceberg e che se vogliamo tradurre bene dobbiamo imperativamente aver presente anche ciò che sta sotto quella punta (Gabriella Tonoli);
  357. n approccio alla letteratura profondo e oltre gli schemi consueti; un esempio di rigore e dedizione alla materia (Andrea Virili);
  358. La sua è stata un’affascinante lezione di critica letteraria, la parte senz’altro più puramente teorica di tutti gli incontri, quasi un ritorno alle aule universitarie (salvo apprezzatissima digressione su Guerre stellari) (Marina Scarsella);
  359. Oratore raffinato, a tratti un po’ troppo compiaciuto e distante. La qualità del suo intervento su Conrad comunque non si discute: un’analisi minuziosa ed elegante, ricca di suggestioni che rimandano alla grande letteratura, alla filosofia, all’arte e alla musica. Ci ha parlato di Shakespeare, Aristotele, Caravaggio, Wagner, riuscendo a spiegare concetti molto complessi con estrema chiarezza. Scrupoloso e attento anche nella correzione del compito scritto;
  360. Carismatico, istrionico (Valentina Zaffagnini);
  361. Rispetto a quello che avevo letto precedentemente su Barillari, la lezione con lui è stata meno spaventosa del previsto. È dispiaciuto a tutti non aver avuto il tempo di leggere per intero il testo di Conrad su cui avevamo lavorato e la sua reazione poteva essere peggiore di fronte alla nostra scarsa preparazione in merito. Per il resto, ogni sua parola, ogni esempio o riferimento ce lo hanno mostrato per quello che è, una persona coltissima, che lavora in modo preciso, minuzioso, attento. Ama il suo lavoro e ci ha trasmesso davvero una grande passione in quelle poche ore (Rosalba D’Errico);
  362. La lezione sulla Linea d’ombra è stata stupenda. Ho molto ammirato la profondità della conoscenza del testo conradiano da parte di Barillari ma anche il fatto che è riuscito a comunicarcela in maniera appassionante (Alessio Cioli);
  363. Il suo atteggiamento è un po’ saccente, ma è una persona davvero preparata e la sua lezione mi è sembrata interessantissima. Abbiamo analizzato La linea d’ombra di Conrad e ci ha mostrato il lavoro fondamentale del glossario interno di cui ho fatto tesoro, forse una delle cose che più mi sono rimaste impresse di questo corso (Cristina Antolini);
  364. Abbiamo trascorso l’intera lezione su alcuni capoversi del primo capitolo di La linea d’ombra, è stato molto interessante analizzare come certe parole all’apparenza semplici non fossero messe lì a caso ma fossero il risultato di un disegno ben studiato. La lezione non è stata per niente noiosa, non è permesso distrarsi sotto l’occhio attento di Barillari!!! (L. Lombardi);
  365. Sicuramente un tuffo dentro al testo, una lezione di estetica, letteratura e traduzione allo stesso tempo… Molto interessante e molto stimolante (Giulia Frattini);
  366. La sua mi sembrava più un’esposizione (o maratona) a un convegno su Conrad che una lezione frontale. Ho trovato le domande, i toni e gli sbruffi da professorone quando non sapevamo rispondere un po’ fuori luogo. In fin dei conti lavora sul suo autore da tempo. Chi meglio di lui potrebbe conoscerlo sotto certi punti di vista? Per me non ha senso nemmeno il testo che ci ha dato da tradurre, un frammento decontestualizzato su cui non ha speso nemmeno una parola durante la lezione. E in che rapporto era con la sua lezione sulle occorrenze e le citazioni nascoste? Qui lo valuto come docente, non come traduttore, la sua traduzione di La linea d’ombra è bellissima;
  367. Simone Barillari inizia parlando del concetto di entelechia di Aristotele e tu, che credevi di essere seduto lì per analizzare la sintassi di Conrad, ti rendi subito conto che sarà qualcosa di più di una lezione di traduzione. L’impatto è ancora più coinvolgente e sconvolgente se, come me, stai vivendo proprio uno di quei “momenti” conradiani che sono il cardine intorno a cui ruoteranno le prossime tre ore. Dopo aver parlato della linea d’ombra che ti rende adulto, della scoperta dell’io che equivale alla scoperta del tempo, della nascita della coscienza che equivale al disagio di sé, di una giovinezza che può esistere riconosciuta solo nel ricordo e mai vissuta consapevolmente nell’attimo presente, ti alzi, saluti tutti e te ne vai con un nuovo bagaglio sotto il braccio: prima già lo sospettavi, ma adesso lo sai proprio, l’hai sentito sotto la pelle che tradurre non significa solo usare il vocabolario e scrivere in un buon italiano. Tradurre è entrare dentro un testo e ricercare le ragioni che muovono quella storia. Ed è anche – addirittura – capire un po’ come funzionano gli uomini. E adesso hai capito anche un po’ meglio perché vuoi fare il traduttore. Una lezione imprescindibile (Monica Pezzella).


Simone Barillari da Oblique

 

 

Materiali
- Intervista dell’Indiscreto (123 e 4);
- Intervista di Fabio Donalisio, Blow up, novembre 2011;
- Intervista di Armando Adolgiso (pubblicata qui, dicembre 2009).

 


chiudi