Oblique Studio, formazione editoriale permanente
oblique studio, artigianato e passione





facebook   you tube   Oblique Studio su Google+  
I libri di Oblique
Greenwich e Gog, collane per Nutrimenti
I nostri libri con 66thand2nd
Watt magazine

Oblique è per il
software libero





sitemap
 
  I docenti dei corsi di Oblique
   
 

Simone Barillari da Oblique

Simone Barillari (1971) è saggista, editor e traduttore che ha collaborato, negli anni, con i maggiori gruppi editoriali italiani, da Rcs a Mondadori.
Come curatore, e spesso come traduttore, si è occupato di Conrad e R.L. Stevenson, Hemingway e Jack London, Charles Jackson (Giorni perduti) e Eudora Welty, John Barth e Jim Thompson, Rick Moody e W.T. Vollmann, Leonard Cohen e Michel Houellebecq, ed è stato uno dei principali collaboratori del Dizionario della letteratura americana del Novecento pubblicato da Einaudi. Attualmente sta curando e traducendo alcune delle più importanti opere di Joseph Conrad; la sua edizione della Linea d’ombra è uscita per Feltrinelli alla fine del 2014.
Come saggista e critico letterario ha lavorato per le pagine culturali di varie testate nazionali, tra cui Alias del manifesto, e suoi testi sono comparsi anche su Nuovi Argomenti Alfabeta2, Il Caffè Illustrato e Panta, dove ha pubblicato nel 2008 il saggio Una storia vivente. Alla fine del 2010 ha scritto Il Re che ride (Marsilio), tradotto all’estero: un’analisi di Silvio Berlusconi e della comicità come strumento di potere.
Come editor Barillari ha ideato e diretto collane di letteratura e saggistica, tra cui una per minimum fax dedicata al grande giornalismo americano, e ha fondato la casa editrice Alet, guidandola come direttore editoriale fino al 2005.

 

Giudizi degli allievi del corso principe

  1. Le lezioni di Barillari hanno rappresentato una sorta di risveglio dal sonno dogmatico della sciatteria linguistica. Un risveglio a suon di schiaffi. Ma pur sempre un risveglio (Simone Traversa);
  2. Veramente intenso il suo ciclo di lezioni. Lui è un professionista della parola, una persona estremamente colta. Ci ha dato utilissimi consigli su come scrivere una quarta di copertina, su come utilizzare l’aggettivazione, su quali libri bisogna necessariamente leggere per allargare i propri orizzonti culturali. Ci ha fatto capire che quando si scrive non si può improvvisare, che la scrittura può migliorare solo attraverso lo studio e la pratica, che ci sono delle regole ben precise che vanno seguite se non si vuol rischiare di essere banali (Paolo Guazzo);
  3. Al di là del metodo poco rilassante con cui prepara la lezione, è un insegnante che lascia il segno, competente e chiaro nell’esposizione. Grazie a lui si imparano molte cose fondamentali sulla scrittura redazionale (Andrea Bilaghi);
  4. Le lezioni di Barillari sono state inizialmente traumatiche ma col senno di poi quelle sensazioni di smarrimento e inadeguatezza si sono trasformate in voglia di migliorare e di dare il massimo in tutte le esercitazioni successive. Ci ha insegnato a essere rigorosi e a redigere un testo con la giusta serietà e umiltà (Alessandra De Biase);
  5. Le sue lezioni vanno oltre la scrittura redazionale, invitano a riflettere sul rapporto tra sé e il linguaggio. Dopo gli incontri con Barillari, esiterete a battere su ogni tasto un milione di volte prima di scrivere una qualsiasi riga, con l’intento di ottenere un testo sorvegliato. I suoi consigli pratici sono utili e costruttivi ma, sebbene sia vero che le nozioni tecniche non possono sopperire del tutto a una certa predisposizione alla scrittura, i suoi insulti malcelati, il suo approccio d’impatto, possono minare l’efficacia e l’incalcolabile ricchezza dei suoi insegnamenti (Giuseppe Coppola);
  6. Professionista di straordinaria cultura. Le sue lezioni per me hanno segnato un punto di svolta dopo il quale non mi è più stato possibile scrivere senza soppesare ogni parola e chiedermi: “Cosa direbbe Barillari di questa scelta?”;
  7. Un caterpillar dell’altrui autostima. Ho avuto la sensazione che, più che la condivisione del sapere, fosse interessato a mostrare la sua, seppur immensa, cultura. Ciò mi è dispiaciuto perché effettivamente ha molto da insegnare e i suoi consigli sono stati molto utili (Francesca Faccini);
  8. Personaggio di spicco del mondo editoriale. Effervescente, irriverente, sferzante, corrosivamente istrionico. Ha tenuto quattro lezioni sulle infinite possibilità della lingua italiana e ci ha regalato alcuni consigli su come usarla al meglio. Impossibile insegnare a scrivere a una persona: si è perciò partiti da un metodo demolitore. I corsisti sono stati chiamati a produrre anticipatamente alcuni paratesti e, portati a lezione, questi scritti sono stati smantellati uno a uno, entrando nel dettaglio di tutto quello che di sbagliato c’era in essi. Barillari, dotato di un elevatissimo grado di cultura e di uno spiccato spirito critico, ci ha aiutato a capire gli errori più frequenti nella costruzione delle frasi nei testi redazionali e ha dato indicazioni precise su come evitarli (Diego Fiocco);
  9. Sicuramente molto bravo nel suo lavoro e dotato di un sarcasmo naturale, brillante nella pars destruens, un po’ meno in quella costruens(Angelina Taurasi);
  10. Quando scrivo qualcosa mi è impossibile non rivedere gli appunti presi durante le lezioni di Barillari; fin dalla prima lezione ho avuto subito un senso di frustrazione quando mi sono trovata a dover scrivere qualcosa, in quanto Barillari mi ha dato la consapevolezza immediata di ciò che non bisogna mai fare. Chiaramente ai suoi insegnamenti deve seguire molto studio e molta esperienza, però mettono sulla strada giusta. Le sue lezioni sono state affascinanti e le nozioni trasmesse uniche. Condivido, inoltre, il suo metodo, credo cioè che sia utile partire dagli errori e procedere dalla pratica alla teoria. Credo però che sarebbe stato utile fare altre esercitazioni con lui, ad esempio singoli esercizi su ogni argomento da lui trattato, e la correzione non dovrebbe essere orale ma scritta, in quanto la correzione a voce non dà modo di riflettere sugli errori dei singoli, sarebbe necessario, invece, leggere le sue opinioni su ciò che abbiamo scritto;
  11. Nonostante il panico serpeggiante, lezioni belle e approfondite. Sarebbe bello lavorare più a lungo sulla scrittura dei paratesti (Eliana Rizzi);
  12. Seguire le sue lezioni richiede atti continui di autoironia e grandi sforzi d’intelligenza per tentare di cogliere quanto ci sia di costruttivo tra le critiche e gli insulti. La pars destruens prevale e le indicazioni positive sono ridotte all’ultima delle quattro lezioni. Il clima durante gli incontri era teso e non ci permetteva sempre di dare il massimo;
  13. Uno spettacolo colmo di conoscenza ramificata, che non si è risolto in un assolo, ma in uno scambio utile, virulento (e divertente). La terapia d’urto per Barillari era l’unica strada possibile con così poco tempo a disposizione, e forse la più proficua per noi (Vittoria Mieli);
  14. Molto preparato e consapevole, ma forse un po’ troppo “personaggio”; c’erano momenti in cui sembrava volesse più di ogni altra cosa far ridere o indispettire. Sicuramente ci ha aiutato a capire cosa non fare, su cosa riflettere, ma allo stesso tempo non ha trasmesso consigli positivi. Ha demolito, giustamente e motivando ogni cosa, praticamente tutti i nostri scritti, ma ha dedicato meno di una lezione a spiegarci come costruire da zero un buon testo. Credo che in questo corso sarebbe utile un atteggiamento un po’ più da formatore (avendo ben quattro lezioni) che da editor ospite;
  15. È stata un’autentica lezione di scrittura e di lettura, troppo violenta per i miei gusti ma capace di destrutturare la mia idea di testo e di mostrarmene una nuova. La correzione dei compiti è durata troppo ed è stata un po’ ripetitiva, mentre avrei dato più spazio a lezioni come l’ultima, davvero bella;
  16. Coinvolgente, chiaro pur mantenendo la spiegazione a un livello medio-alto;
  17. Molto competente e dalla vasta cultura editoriale. Avrei preferito però che dedicasse più tempo alle spiegazioni piuttosto che alla correzione dei nostri elaborati;
  18. Le lezioni di Barillari sono state davvero necessarie e preziose, sicuramente indimenticabili. Da oggi, ogni volta che presterò attenzione a evitare ogni cliché, immaginerò un’espressione di sdegno di Barillari (Tanina Cordaro);
  19. Approccio all’insegnamento discutibile… tuttavia efficace. Tuttora quando scrivo un qualsiasi testo ripenso ai suoi giudizi e ai suoi consigli su come affrontare un autoediting;
  20. Durante le sue lezioni, spesso l’unica consolazione era pensare al feedback di fine corso, perciò avevo preparato questo giudizio, mandandolo a memoria come un carcerato che non può né leggere né scrivere; diceva: “con ciò che Barillari sa ed è in grado di dire sulla lingua e la letteratura si potrebbe riempire un’enciclopedia; con ciò che Barillari ignora sul buon gusto e sulle buone maniere si potrebbe riempire una biblioteca intera”. Mentre biascicavo questa litania, e lui spiegava, ad un tratto mi sono reso conto che stavo sbagliando la costruzione dell’immagine: infatti, un’enciclopedia la si riempie di testi, di contenuti, mentre una biblioteca la si riempie di libri. Ora che è passato un po’ di tempo, posso dire che il suo atteggiamento è irrilevante, mentre quello che insegna è fondamentale (Filippo Guidarelli);
  21. Un’onda d’urto: sincero e senza mezzi termini, a volte difficile da digerire. Una sfida divertente, in fondo. La scrittura è un mestiere difficile, questo è il messaggio delle sue lezioni. Lo studio delle parole è fondamentale per capire che nulla nella scrittura deve essere lasciato al caso, ma un buon elaborato è frutto di fatica, di lettura e di analisi dei significati (Silvia Amaolo);
  22. Le sue quattro lezioni sono state bellissime. Barillari conduce una personale battaglia contro ogni forma di cliché e di luogo comune ed è severo – sarebbe meglio dire spietato – nella correzione dei compiti degli allievi; però regala certe perle, citando il meglio del trash della televisione e della letteratura, che sono irresistibili… Credo sia il suo modo di sdrammatizzare gli errori dei ragazzi. Soprattutto è evidente che ci tiene davvero che tu abbia capito in che cosa hai sbagliato e su che cosa ti devi concentrare per migliorare (Gioia Tasca);
  23. L’uomo diviso a metà. Quando fa l’arrogante, il presuntuoso, quando perde tempo a stimolare gli studenti in maniera poco educata e poco simpatica, non serve a molto. Quando, invece, fa quello che deve fare, ossia insegnare e trasmettere, è geniale. Ha una cultura spaventosa, sa insegnare se vuole farlo, e avrebbe tante di quelle cose da trasmettere che, forse, quattro incontri risultano davvero pochi;
  24. Barillari si potrebbe definire un “performer”. Le sue lezioni mi sono piaciute, il suo atteggiamento aggressivo mi ha divertito, anche se mi rendo conto che potrebbe risultare offensivo. Anch’io ho accusato il colpo, ma non me la sono presa perché in gran parte aveva ragione, è ovvio che molte cose le ignoriamo, certo la sua boria era straripante, ma proprio per questo molto divertente. Alla fine ciò che conta è che quello che ha detto me lo ricordo piuttosto bene, e le critiche che mi ha fatto personalmente, dopo un primo momento di sconforto, mi hanno spinto a migliorare, a tirare fuori la grinta (Beatrice C.);
  25. Un anchorman, un provocatore, un intellettuale da cui bere qualsiasi cosa, con un metodo che può mettere in crisi: si esce dalle sue lezioni schiacciati dalla propria ignoranza. Lascia una traccia forte e dopo il suo passaggio inorridiremo davanti a ciò che avevamo scritto solo una settimana prima giudicandolo soddisfacente. Crepet scenderà dalla nostra spalla per lasciare il posto a lui, che quando stiamo per cedere al cliché ci incenerisce. Scrivere non sarà più la stessa cosa (Carla Pugliese La Corte);
  26. La prima lezione è stata una porta in faccia, la seconda una sudata, alla terza ho pensato “è già finita?”. Ha metodi opinabili ma insegna tantissimo. Scrivere ora è ancora più difficile. Se mai dovessi riuscire a pubblicare un libro, spero che lui non lo legga;
  27. Non metto in dubbio che sia un uomo colto (per certi aspetti geniale), che le sue lezioni siano state molto utili e mi abbiano fatto riflettere – a posteriori – su alcuni aspetti della scrittura sui quali non avevo mai riflettuto abbastanza. Allo stesso tempo, però, penso che saper insegnare sia tutt’altro: i grandi maestri sono altri. Sono quelli che, benché severi ed esigenti, non ti fanno sentire né un incapace, né un ignorante. Sono quelli che, con umiltà, ti spingono a prendere ogni cosa della loro preparazione e della loro passione. Barillari ha un ego spropositato (almeno questo è quello che ci ha lasciato intendere) e il suo atteggiamento durante le lezioni mi ha infastidito, anziché stimolarmi a fare di meglio;
  28. È una persona molto preparata che ha da dire molto sull’editoria, i modi con cui sceglie di farlo sono discutibili soprattutto in relazione alla finalità didattica. Le sue quattro lezioni avrebbero dovuto occuparsi più concretamente della corretta scrittura di una bandella o di una quarta di copertina;
  29. Uno degli incontri più interessanti. La sua intransigenza stilistica ed estetica ha qualcosa a che fare con la fede, di cui non temo dirmi proselita. Sa insegnare l’umiltà della lettura e il terrore della scrittura (Paolo Girella);
  30. Le sue lezioni sono state tra le più illuminanti e costruttive. Credo che il corso possa dividersi tra prima e dopo Barillari. Conserverò gelosamente i suoi consigli e ricorderò sempre i suoi moniti, appassionati e senza fronzoli, a non smettere mai di leggere e lavorare. Peccato siano state solo quattro lezioni (Annalisa Rubino);
  31. Barillari è un maestro della parola. Ha davvero molto da insegnare. Da seguire umilmente (Anna Pegolo);
  32. Un’enciclopedia vivente. Le sue lezioni sono state ricche di spunti e consigli di letture (Fiorella Sabatino);
  33. Cito il feedback riportato da lui a lezione (che avevo già letto insieme agli altri presenti sul sito): “Il miglior antidoto all’autostima”. Una volta disfatta la mia ho cominciato a rimetterla in piedi. Data la sua personalità estrosa e irriverente sta a ognuno scegliere come approcciarlo, cosa prendere e cosa lasciar cadere. Nella mia esperienza lui ha un grande merito: mi ha insegnato a riflettere sulle parole che scrivo e sul valore che voglio dar loro. Ammetto di averlo sognato una notte mentre mi redarguiva per la mia quarta di copertina, anche se non mi ha mai dato gli incubi;
  34. Un professionista. Diretto e schietto. Utilizza il metodo del destruens, costruens. Se non ci si spaventa per i suoi giudizi taglienti e la sua personalità originale il suo approccio al testo scritto diventa fondamentale. Disponibile anche dopo il corso per dubbi e domande. Forse quattro lezioni sono poche, ho trovato il suo incontro indispensabile;
  35. Ottimo insegnante, aiuta a comprendere quali siano gli errori che si commettono abitualmente quando si scrive (Ilaria Babbo);
  36. Le sue sono state lezioni molto utili. Credo che con un atteggiamento diverso potrebbe trasmettere di più;
  37. Un insegnante da incontrare. Le lezioni con lui hanno rappresentato un momento di forte riflessione personale. Barillari esprime pensieri potenti, perché lui per primo li ritiene necessari. Ci ha spinto a essere più coraggiosi, meno pigri e sempre migliori (Clara Banci);
  38. Dopo aver letto i commenti degli studenti dei corsi precedenti ero un po’ nervosa all’idea di incontrare Barillari, ma sbagliavo. Non soltanto le sue lezioni sono state tra le più utili e interessanti di tutto il corso, ma si è anche rivelato un docente attento e estremamente disponibile, soprattutto con quanti dimostrano di avere molta voglia di imparare;
  39. Una bomba! Coinvolgente il suo entusiasmo e la sua passione. Mi ha affascinato il suo livello di competenza e ho apprezzato anche la schiettezza con la quale ha giudicato i nostri lavori;
  40. Spiazzante, tagliente, però dovrebbe essere meno centrato su sé stesso e più attento e coinvolgente con chi ascolta. Vantarsi in continuazione di essere antipatico risulta solo ridicolo alla fine. Non ha restituito l’esercitazione, né diffusa la valutazione singolarmente (Cecilia Gandolfo);
  41. Le sue lezioni di scrittura redazionale sono state tra le più interessanti e utili del corso;
  42. Dopo aver letto i giudizi dei ragazzi che hanno frequentato i corsi precedenti ero abbastanza timorosa per la persona che, per quattro lezioni, ci avrebbe “massacrati”. Le lezioni di Barillari sono invece state tra le più coinvolgenti e istruttive. Sicuramente la forte personalità di quest’uomo, il suo ego accentuato, il suo modo di porsi a volte indisponente non passano indifferenti, ma Barillari, alla fine dei conti, si è rivelato un ottimo insegnante, e i suoi consigli su come comporre una semplice frase, o su come stendere una quarta di copertina, sono insegnamenti importanti che di sicuro non finiranno nel dimenticatoio. Una figura fondamentale per questo corso (Giorgia Galdiolo);
  43. Ha una grande cultura editoriale, ma alla fine di lui non mi è rimasto altro che l’irritazione profonda per l’atteggiamento megalomane che ha assunto in classe. Peccato (Daniela Pezzella);
  44. Una persona con una vasta cultura letteraria ma che, a causa del suo atteggiamento supponente, indispone chi le sta di fronte e trasmette molto meno di quanto potrebbe (Monica Pezzella);
  45. Insegnante eccellente, avrei volentieri assistito ad almeno un altro paio di sue lezioni, lezioni nelle quali ha saputo combinare erudizione e consigli pratici di scrittura con un’armonia tutt’altro che scontata.
    Potrebbe essere fatto qualche appunto sull’impulsività caratteriale e la mancanza di tatto ma, tutto sommato, rientra nel personaggio;
  46. Credo sia diventato l’ospite più leggendario del corso perché la sua fama di personaggio ostico ed esuberante lo precede. Per certi aspetti lo è, ma, al di là del suo personale modo di rapportarsi con la classe, sa come insegnare una quarta di copertina e non solo. È una persona molto preparata, di ammirevole cultura, pertanto i libri che consiglia di leggere e gli spunti di riflessione che offre a lezione sono validi motivi per tollerarne l’imprevedibile personalità. Didatticamente indispensabile (Annalisa Milone);
  47. Che dire? Un genio. Le sue lezioni sono meravigliosamente illuminanti, ma il suo metodo basato sulla risata a tutti i costi rischia di essere pesante. Dato che le lezioni erano quattro, non avrei dedicato le prime tre alla correzione degli elaborati della classe (forse sarebbe meglio correggerli individualmente, ma mi rendo conto che porterebbe via molto tempo);
  48. In assoluto le lezioni più belle e affascinanti. In pochi incontri è riuscito a farci riflettere sulla nostra scrittura e sugli errori più comuni. Piccole riflessioni, consigli e insegnamenti di cui fare tesoro. Una persona divertente, brillante, preparatissima e capace di suscitare stupore e lasciare il segno (Serena Digrandi);
  49. Giudizio radicale dal punto di vista umano: trasmettere la cultura è una forma di responsabilità, e veicolarla in modo elitario, arrogante, considerando in partenza (erroneamente) il proprio interlocutore un ignorante, vuol dire sminuire il proprio ruolo, inoltre risulta di poco stimolo. Dal punto di vista professionale mi sembra una persona competente, mi ha trasmesso una cura estrema nella scrittura e nella scelta delle parole per la composizione di testi;
  50. Personalità decisamente interessante. Ho trovato molto affascinanti le sue lezioni, e al di là del discutibile approccio personale resta un’esperienza positiva;
  51. Avrei voluto assistere alle lezioni di Barillari molto tempo fa e anche se la mia esercitazione non ha raggiunto la sufficienza ora ho una consapevolezza diversa quando inizio a scrivere, e credo che questo sia anche merito suo. I suoi consigli e i continui riferimenti letterari sono stati molto preziosi e, al di là di un primo momento di diffidenza, da scostante e spigoloso Barillari si è dimostrato anche molto divertente (Cecilia Cruccolini);
  52. Ha un ego notevole e non si cura di tenerlo a bada; questo rischia di adombrare l’alta qualità delle sue lezioni, interventi precisi e dettagliati sui fondamentali della scrittura che nessun altro ti insegna con tanta passione. Naturalmente tutto ciò che dice va preso criticamente, poiché è una persona che non ama mettere in discussione le proprie idee (in particolare su letterature “degne” e “non degne”), ma dopo le sue lezioni mi sono chiesto “perché nessuno mi ha mai insegnato queste cose?” ed è forse il complimento più grande che posso fargli. Bravo davvero (Francesco Conte);
  53. Le lezioni con Barillari sono state affascinanti e fondamentali. Il suo approccio schietto e diretto mi ha permesso di adottare uno sguardo maggiormente critico e riflettere una volta di più su quello che faccio/scrivo. Possono forse intimidire i suoi modi duri, inibire la partecipazione, però lui rappresenta la ragione per cui si frequenta il corso: capire cosa vogliamo fare e come farlo al meglio. Il suo atteggiamento severo è stato per me fonte di stimolo e mi ha dato ancora più voglia di mettermi in gioco, consapevole che, in futuro, arriveranno altre “bastonate” da altri Barillari (Francesca Truscelli);
  54. Amando soprattutto l’aspetto della scrittura redazionale, quelle di Barillari sono state indubbiamente per me le lezioni più interessanti. Chiaro nell’esposizione e nel catturare l’attenzione da parte dello studente (Simone Schezzini);
  55. Il miglior docente esterno del corso. Ho trovato che la fama di insegnante crudele e spietato non abbia molta ragione di essere. Le sue lezioni, oltre ad avermi divertito e stimolato, mi hanno insegnato a elaborare un testo con maggiore consapevolezza. Ma oltre a questo, mi hanno lasciato con la voglia prepotente di impegnarmi a fondo in questo settore (Federico Cenci);
  56. Nonostante la saccenteria un po’ stucchevole ha tenuto delle lezioni interessanti e approfondite, spiegando bene come calibrare le parole, come esse siano fondamentali per una diversa percezione del testo;
  57. Di sicuro le lezioni meno rilassanti, quelle di Barillari, ma piene di spunti e di collegamenti anche “poetici”. Un uomo complesso, a tratti geniale, immerso nelle sue idee e nelle sue passioni, che esprime, a volte, con troppa veemenza. O gli piaci subito o no. Penso di essere invecchiata di cinque anni a causa dell’esercitazione sulla quarta di copertina, che continuavo a maneggiare e girare fino all’ultimo minuto, tentando di asciugarla da tutti gli aggettivi, cercando ossessivamente l’effetto, l’inusuale, il giro di frase giusto. Alla fine, nonostante il terrore, mi sono arresa e, fortunatamente, sono stata esonerata dal divertente plotone di esecuzione che avvenne quel giorno in classe (Serena Talento);
  58. un pugno nello stomaco. Se fa male vuol dire che hai bisogno di più addominali (Adriano Masci);

  59. Più un trainer che un vero e proprio professore: il suo metodo è quello di rendere palese come la scrittura dei paratesti sia piena di tecnica quanto di scelte aleatorie. Una scrittura per tentativi in cui i maestri hanno avuto la capacità di provarci meglio. Fallisci ancora, fallisci meglio, insomma, ed è l’insegnamento più entusiasmante che si possa tenere a mente quando ci si impegna nella scrittura di una quarta. Se questo insegnamento sembra più mosso dal sadismo che da un limpido desiderio di insegnamento, beh, tenere duro e fare obiezioni più pacate e decise possibili: tutti possono esagerare, anche gli editor (Severino Antonelli);

  60. Le lezioni di scrittura redazionale con Simone Barillari sono state molto interessanti e addirittura divertenti. Consigli precisi e giudizi netti espressi con onestà, senza sadismo né compiacimento. Ne avrei fatte volentieri di più (Federica Falzetti);
  61. Queste sono le lezioni che più ho apprezzato: rigorose, precise, dirette e senza sbavature. Faticose, anche, ma ne valeva decisamente la pena (Silvia Costantino);
  62. Un vulcano. Pungente, ironico, sempre professionale. Durante le lezioni dispensa vitamine e anticorpi. Fatene incetta! (Alessandra Sciamanna);
  63. Positivo (Stefano De Luca);
  64. Chiaro, conciso e diretto. Avrei preferito però che prima spiegasse e poi ci assegnasse l’esercizio da svolgere perché, se prima fai fare l’esercizio e poi spieghi, è chiaro che c’è un’alta probabilità che possa andare male. A che mi serve se, dopo aver seguito tutte le sue lezioni, non ho la possibilità di dimostragli e dimostrare a me di aver capito quello che ha spiegato? Certo, ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti in tutte le esercitazioni che sono seguite, ma non mi è piaciuto come è stato impostato il tutto (Siana Schiavone);
  65. È stato di grande aiuto per imparare a scrivere bene dal punto di vista redazionale e non solo. Tuttavia non è bello ricevere umiliazioni e critiche pubbliche, anche se sotto forma di scherzo;
  66. La parte più complicata è stata scindere ciò che Barillari mi ha insegnato dalla persona che si impegna a mostrarsi. Fatto questo, la mia opinione su di lui è decisamente migliorata (Marisa Di Donato);
  67. Esilarante. Non mi dilungherò: il personaggio, forse, prende troppo il sopravvento rispetto ai preziosissimi insegnamenti che è capace di trasmettere. Se si riesce (non senza fatica!) a sintonizzarsi sul suo canale i benefici sono notevoli (Guendalina Banci);
  68. Nonostante non condivida in pieno i suoi metodi, è stato molto utile ascoltare i suoi suggerimenti sulla costruzione delle frasi e sull’utilizzo degli aggettivi;
  69. Nonostante la sua “allegra malvagità” abbia fatto una strage, le sue lezioni sono state davvero preziose. Ho capito che nulla è scontato quando si scrive un testo. Illuminante (Kathrine Budani);
  70. Valido docente, ma un po’ brusco nei modi. Seppure questo suo modo di essere, di far sentire sempre inferiori gli allievi, può essere un ottimo stimolo a migliorarsi. Dopo averlo conosciuto ogni cosa di tuo che leggi ti fa schifo, al punto che la rileggi più e più volte per ricambiarla;
  71. Non ho ben capito l’utilità di correggere un’esercitazione svolta prima delle sue lezioni anziché farla dopo. Comunque il suo apporto è stato senza dubbio illuminante. Ora cerco di scrivere con molta più attenzione (Ilaria Attenni);
  72. Molto interessante il suo discorso sull’aggettivazione;
  73. In sole quattro lezioni lascia il segno. I suoi modi non sono facili da digerire e non lasciano la possibilità a chi gli sta di fronte di dimostrare il proprio valore. Personalmente ho forse peccato di personalità, ma non sono così convinto che questa sia l’unica via attraverso cui dimostrarsi preparati e competenti. Per il resto, è una persona molto preparata (Angelo Murtas);
  74. Le sue lezioni hanno lasciato un segno profondo sul mio approccio alla scrittura e alla lettura: adesso consulto con ossessione il vocabolario, faccio il terzo grado a ogni parola e mi interrogo continuamente sull’efficacia generale del testo che sto scrivendo o leggendo. A volte, quando rasento il fondo, appoggio le mani sulle tempie e, imitando Barillari, esclamo: «Crepet, esci da questo corpo!». Nonostante i suoi giudizi drastici ai limiti della cattiveria pura, un insegnante eccezionale e un lettore fuori dal comune (Francesca Lenti);
  75. Che dire di Barillari, la sua fama lo precedeva. Ma nessuno ci aveva detto quanto in realtà fossero utili le sue lezioni. Dopo quattro giorni intensi con lui inizi a vedere il testo in modo diverso, la mente si impregna di “barillarità”. Che non fa mai male (Margherita Serino);
  76. Avrei preferito meno terrore e più contenuti durante le sue interminabili lezioni (Veronica Giuffré);
  77. Molto preparato e competente, ma anche critico e severo. Ha messo in dubbio ogni mia conoscenza della lingua italiana ma allo stesso tempo mi ha stimolato a scrivere facendo sempre attenzione a ogni singola parola. Una persona che però, con il suo modo di porsi, riesce a mettere in soggezione chiunque (Stefania Fiarè);
  78. Non ho ancora capito cosa penso di Simone Barillari. E non è che non ci abbia pensato, anzi. Indubbiamente è uno che lascia il segno, una volta che lo hai conosciuto non puoi più scrivere come hai sempre fatto. Ti insegna a riflettere sulle parole a un livello di profondità devastante, giungi a mettere in dubbio qualunque frase e il tutto è davvero molto stimolante. Tuttavia ritengo che i suoi metodi e i suoi giudizi siano alquanto discutibili, e che un pizzico d’umiltà in più gli gioverebbe non poco;
  79. Ha fornito buoni spunti, ma non è stato sempre in grado di comunicare in maniera efficace. Non è detto che sia utile adottare un approccio aggressivo per suscitare l’interesse dell’uditorio (Milena D’Aloia);
  80. Barillari ha provocato nella classe reazioni contrastanti, stranamente ci ha diviso, odio e amore. Io l’ho ascoltato con curiosità e senza troppi timori. Non avendo paura di un giudizio negativo, la lezione (anzi le lezioni… a mio avviso troppe) è stata piacevole e mi ha dato buoni spunti di riflessione. Personalmente (sì, ho usato personalmente perché sono una persona che forse vuole imporre le sue idee, come direbbe Barillari) ritengo il suo approccio troppo “colorato”. È un cattivo a metà. Avrei dedicato più spazio alle quarte di copertina. Non condivido la lezione basata sulla distruzione. Ho capito cosa non va fatto in una quarta, un po’ meno cosa dovrebbe esser fatto. Esempi di bellezza e di scrittura. Un modo per allenare l’orecchio. Ci ha dato buoni suggerimenti di lettura, da qui ai prossimi 15 anni credo riuscirò a colmare le mie lacune (Roberta De Marchis);
  81. Se mettesse da parte il personaggio che si è creato, forse riuscirebbe ad ascoltare di più. La sua prima lezione ti resta, torni a casa e ci ripensi. Poi, al secondo incontro, capisci che non ci si può confrontare granché con lui e così quello che ha da dire e insegnare (tanto) rischia di passare in secondo piano (Innocenzo Falgarini);
  82. Con il terrorismo pedagogico si possono ottenere buoni risultati, e Barillari ha molto da insegnare. Infastidisce però il suo bisogno di irridere la classe;
  83. Un esteta della parola animato da un furore istrionico da crepare dal ridere. Meravigliose le sue lezioni sulla scrittura. Quel modo di condurti al cuore delle parole riesce a rendere piacevole anche il cinismo con cui porta avanti la sua geniale forma di terrorismo pedagogico (Giuliana Fasolo);
  84. Bravo, competente, un po’ autoreferenziale ma le sue lezioni sono state interessanti;
  85. Una persona preparata e in grado di spiegare molto bene, anche se la sua predilezione per la cultura di nicchia a volte non permette di comprendere le dinamiche e le situazioni che intende esporre (Carla);
  86. Il nostro Gordon Lish (anche se noi non siamo scrittori). Dopo le sue lezioni ciascun allievo sviluppa un Barillari interiore che stronca impietosamente ogni tentativo di applicare alla scrittura cliché espressivi;
  87. Ottimo insegnante. Peccato che ciò che ho scritto sia caduto tra le sue “grinfie” una volta sola, avrei avuto modo di migliorare ulteriormente la mia scrittura. I suoi consigli sono stati tuttavia utili oltre misura e credo che porterò ormai sempre con me il “Barillario”! (Sara);
  88. Molto interessanti le sue due lezioni. Ti sa fare appassionare, ma sa anche farti sentire l’ultimo degli ignoranti. Comunque, il mio giudizio su Barillari è più che positivo;
  89. Eccezionale. Tra i docenti che mi hanno stimolato di più, anche se a volte poteva sembrare un po’ drastico nei giudizi. Brillante, comunicativo, creativo, intuitivo. È stata una fortuna poterlo ascoltare;
  90. Bravo ma troppo autoreferenziale;
  91. Barillari è senza dubbio una persona molto competente. Mi sarebbe piaciuto se avesse detto letto a lezione qualcosa scritto di suo pugno;
  92. Pieno di chicche. Molto utili le correzioni delle nostre quarte. Bella personalità;
  93. Si mette in gioco, dà molti strumenti pratici e insegnamenti di cui far tesoro (Claudia);
  94. Competente ed entusiasmante. Il giusto equilibrio;
  95. Bella lezione. Molto critico, poco docente, ma questo è il bello, nel suo caso;
  96. Bravo ma un po’ troppo presuntuoso e urticante! Non si ottengono risultati necessariamente con la cruda schiettezza e decostruendo il lavoro altrui. Ad ogni modo il suo “metodo” mi ha dato delle chiavi di comprensione che non so se avrei scoperto in altro modo, e ne faccio tesoro! (Stefania);
  97. Ottimo. Dopo la lezione con Barillari ho cominciato a scegliere ogni parola che scrivo (scrivo molto meno ma sono più soddisfatta);
  98. Lezione molto interessante. Ho apprezzato l’idea di valutare direttamente i nostri scritti;
  99. Molto competente e simpatico. Forse ha insistito troppo nella pars destruens e troppo poco in quella costruens, ma è stata una lezione decisamente utile (Francesco);
  100. Bravo e preparato. Mi ha illuminato sul mio modo di scrivere, anche se le sue lezioni sembrano più da corso di scrittura creativa;
  101. Ottimo docente. Competente, puntuale nelle correzioni, appassionato: un vulcano. La durezza dei suoi giudizi è comprensibile (Rachele);
  102. Falcidiante, micidiale, illuminante. Un guru, ma dubito che qualcuno possa essere all’altezza delle sue aspettative (Eleonora D.);
  103. È stato molto interessante assistere alle sue lezioni, e anche utile, in quanto possiede davvero molte competenze ed esperienza, però il suo approccio è abbastanza duro e negativo, a volte sarcastico (Elisabetta);
  104. Bravissimo docente. Le sue lezioni su come scrivere le quarte di copertina e la scrittura in generale mi sono piaciute molto e sono state veramente utili;
  105. L’ho apprezzato moltissimo. La cura delle parole e delle frasi per me è fondamentale, e lui fa capire bene cosa funziona e cosa no, e soprattutto perché (Gaia);
  106. Una persona che ha tanto da offrire e da insegnare. Utili consigli che cambiano la tua prospettiva e non possono che arricchirti. Peccato che il personaggio e l’enfasi che riversa nel suo modo di rapportarsi al mondo abbia spostato la generale percezione della lezione, traviata da un accanimento solo in parte giustificabile e spesso gratuito. Una prova di forza di carattere? (Moira);
  107. Suggerimenti preziosi e indiscutibile preparazione, al netto di un approccio poco costruttivo. Di cattivo gusto gli attacchi personali a danno di alcuni corsisti, difficilmente tollerabili e davvero fuori luogo. Avrei gradito, a questo proposito, almeno una spiegazione, se non vere e proprie scuse, peraltro mai arrivate. Il vero problema sta comunque nella scelta discutibilissima di dedicare tanto tempo – buona parte di due intere lezioni – all’invettiva piuttosto che alla didattica. È un peccato, perché da insegnare ha molto, e quando riesce a farlo lascia il segno (Paolo);
  108. Interessantissime le sue lezioni. Grande personaggio e intellettuale importante. A livello didattico ho apprezzato molto il suo non voler edulcorare nulla, il suo essere sempre diretto. A livello umano avrei gradito però che alcune sue considerazioni piuttosto forti su diversi lavori dei corsisti fossero state fatte senza personalismi; poteva essere fatto e sarebbe stato meno fastidioso e anche più costruttivo e istruttivo per tutti gli altri (Alessandro);
  109. Brusco, severo, indelicato. Le stesse cose che ci ha fatto presente si potevano dire diversamente… ciononostante l’intervento sulle singole quarte scritte da noi è stato molto utile e innegabilmente in pochi si sarebbero prestati a questo tipo di correzione. Energico, creativo, ha il merito di aver marchiato a fuoco dei concetti che dubito dimenticheremo. Occhio alle lapidazioni di piazza però! Potrebbero interferire troppo in campi dove lo stile che propone non è richiesto! Non a caso le nostre quarte Adelphi erano molto più “alla Barillari”! Ho apprezzato la disponibilità che ci ha dimostrato permettendoci di inviargli altri tentativi di quarte di copertina e la seconda lezione è stata decisamente molto bella;
  110. Una persona boriosa, un grande insegnamento. L’impatto è stato detestabile e non avrò problemi a dirglielo e non me ne farò in questo file, come di consueto, finirà sotto il naso degli interessati. Avrei pena di me stesso a non essere sincero con la squadra di Oblique e i miei compagni di corso. Barillari mi ha dato l’impressione di un nazista con criteri di selezione di razza differenti. Urlarci contro per tre ore che non eravamo in grado di scrivere quarte di copertina è stata un’impresa inutile, in forza del fatto che il giorno dopo ce lo avrebbe spiegato come farlo e che nessuno di noi ha problemi di udito. Al di là di questo, è stata la lezione più importante. Ho scritto nove pagine di appunti fitti ed è stato di enorme impatto sul mio modo di scrivere e di pensare. Gli appunti, riordinati e trascritti in bella, li prendo in mano ogni volta che comincio a lavorare a un’esercitazione. I consigli per le letture sono altrettanto preziosi. Non credo di aver mai assorbito tanti concetti fondamentali in così breve tempo e da una sola persona in vita mia. La sua idea delle bandelle con la scheda positiva sul fronte e quella negativa sul retro è geniale. Nella mia limitata cultura editoriale quando penso a Barillari posso pensare solo a Vittorini. Per l’audacia e la forza nel loro proporsi sono inevitabilmente affini nella mia testa. Mi è rimasto il dubbio sul perché ritenga l’approfondimento totale del noir americano un passo fondamentale per intraprendere la carriera di redattore. Avrei voluto chiedergli se ha mai letto i racconti polizieschi di Robert E. Howard, ma ero sotto shock tra i morti e i feriti che aveva fatto in classe. Mi sentivo quello con la croce rossa in campo bianco sull’elmetto. Credo però che la battaglia e la sconfitta abbia fatto bene a tutti. Il corso senza Barillari sarebbe come è un’auto con la trazione anteriore: si impara più facilmente a guidare ma mai fino in fondo. Mai da vero pilota (Federico);
  111. Sebbene si sia proposto come un professionista del settore, il servizio reso alla classe non è stato all’altezza del credito che vantava e che ha dilapidato in solo dieci minuti. Se un professionista esige precisione, attenzione ai particolari e rispetto, Barillari è mancato proprio dove avrebbe potuto insegnarci qualcosa. Sorvolando sull’esibizione di autori e opere che un qualsiasi editor e redattore d’esperienza dovrebbe avere, dopo essersi giustamente arrabbiato per le lacune e i pessimi errori, spesso banali di gente che stava frequentando il corso da due settimane, non si è curato di spendere tempo per correggere gli esercizi svolti, i quali però si sono rivelati inutili in quanto privi del suo giudizio. Un mero esercizio di stile, il suo intervento, che privato delle preziose nozioni, mi è risultato irritante e presuntuoso, fatto su cui si è disposti a sorvolare solo in presenza di una compensazione professionale che è venuta meno. A tratti infantile, e oserei dire narciso, si è ripreso solo a sprazzi quando si è ricordato di aver esagerato con la “pars destruens” della sua lezione sorvolando totalmente su quella “construens”. Come professionista gli darei 7, ma come insegnante 4. Sapere non significa saper insegnare (Francesco);
  112. Certamente molto preparato, poco “malleabile” e “contenibile”, un po’ troppo sicuro di sé e del fatto che la sua parola sia il Verbo… La gente convinta di avere in mano molte certezze mi fa paura. Un professionista di alto livello, senza dubbio, senza la vocazione della docenza (Laura);
  113. Una lezione dura e illuminante. Si perdono tutte le certezze per ripartire più consapevoli e temprati (Carla);
  114. Tutto quello che ha detto è giusto (infatti ho una lista di libri da leggere lunga dieci chilometri), però da un professionista mi aspetto anche uno scambio di competenze, non solo un atteggiamento di sfida. Si impara guardando in faccia i propri limiti ma anche incontrando persone che ti arricchiscono. Per un docente è uno scherzo da ragazzi mettere in difficoltà i suoi alunni, più difficile preparare una lezione che li coinvolga. Il mio giudizio rimane positivo, la lezione è stata anche divertente (Virginia);
  115. Distruttivo, come un mare in tempesta. E ugualmente costruttivo: a volte serve cancellare il vecchio per poter ricominciare, su questo non c’è dubbio. Però l’effetto devastante resta comunque, come il ciclone Katrina su New Orleans. E noi, poveri allievi, abbandonati sulle zattere del disorientamento, un po’ arrabbiati e un po’ sfiduciati di fronte alla forza della natura che ha la meglio… Sicuramente è uno di quelli che non dimenticherò mai, uno che lascia il segno e resta sempre presente nei ragionamenti che faccio. Un voto? 6 per il metodo, 9 per i contenuti (Emmanuela);
  116. Tosto: uno che ti sbatte in faccia la realtà senza tanti complimenti. Il primo impatto è traumatico, ma quando cominci a percepire la sua preparazione e te ne trasmette un pochino, be’, allora passato il trauma inizia la stima (Giammarco);
  117. L’ho odiato e amato. Simone Barillari è un sunto di quello che ho provato per il corso. Mi ha regalato veleno che ho ingoiato a fatica e una ricchezza che si è impiantata in me e che non mi lascerà mai (Viola);
  118. La sua prima lezione è stata sconvolgente. È capace di farti crollare emotivamente e psicologicamente. L’importante è non lasciarsi abbattere dai suoi colpi e prendere ciò che c’è di buono. Che è molto, perché Barillari, nonostante i suoi modi bruschi (talvolta esagerati), è davvero preparato e riesce a trasmettere la sua conoscenza della lingua e la sua smisurata passione. Complice anche il fatto di lavorare su testi concreti (i nostri), che viviseziona e analizza in ogni virgola. Utilissimo e illuminante;
  119. Barillari è uno shock. Il mio consiglio ai futuri allievi è di abbandonarsi alla sua lezione, di mettersi letteralmente nelle sue mani e lasciar fare a lui. Dopo le sue lezioni, si reimpara a leggere e scrivere;
  120. Competente, stimolante, diretto, poco umile, critico sempre. Comunque una botta di energia;
  121. Lezioni importantissime, insegnamenti fondamentali. E anche uno show-man di tutto rispetto;
  122. Contenuti interessanti a un duro prezzo da pagare: un uomo irritante. Spocchioso e presuntuoso, per un attimo si è messo contro tutta la platea con le sue provocazioni, poi forse impaurito si è calmato un po’. Il giudizio quindi è un po’ in bilico. Io sono riuscito a digerirlo e ad apprezzare la lezione, tuttavia è uno di quei personaggi che fa passare la voglia di entrare in questo strano mondo dell’editoria;
  123. Le sue lezioni sono state illuminanti e le sue critiche costruttive. Ho imparato a mettermi in discussione ogni volta che devo scrivere e a dare uno sguardo più attento alle costruzioni sintattiche di alcuni scrittori;
  124. Niente da dire sulla preparazione, ma troppo irascibile e scurrile a mio giudizio. In fondo ha avuto a che fare con persone adulte, alcune espressioni e atteggiamenti potevano essere evitati. Saccente;
  125. Illuminante. Coltissimo. La scrittura per Barillari non ha segreti. Utilissima l’analisi dei nostri elaborati in classe. Una volta incontrato, è impossibile non scrivere pensando ai suoi preziosi consigli. È stato uno degli incontri più importanti della mia vita;
  126. È dotato di un’acuta sensibilità semantica e musicale per le parole. Lezioni brillanti, cocciutamente franche, che hanno avuto come obiettivo lo sviluppo dell’eccitabilità della mente;
  127. Purista, arcigno quanto il personaggio da letterato snob gli impone, insegna i pesi delle parole. Tutto si calibra come su una bilancia e il flusso di quella fila di lemmi che si vuol mettere insieme deve essere un filo elastico e sinuoso. Ti inculca questo. E questo ti cambia i pensieri. Potrebbe magari respirare un po’ di più durante la lezione – proprio quello stesso respiro che dice fondamentale quando si scrive (Teodoro Patera);
  128. Senza dubbio competente e di grande valore professionale. Utile e formativo il suo approccio diretto con gli studenti. Personalmente credo comunque che la bravura di un docente stia nel rendere quasi impercettibile la distanza culturale con i suoi alunni ma, durante le sue lezioni, la distanza si sentiva eccome. Credo che anche la peggior critica possa portare ad un riscontro eccellente se posta nel modo migliore: diciamo che i suoi modi lasciavano alquanto a desiderare. Troppe le sue ore e, a mio parere, non efficacemente organizzate;
  129. L’impatto con Barillari non è stato affatto facile. È sicuramente bravo e preparato, anche se a volte rischia di peccare di presunzione. Non ho apprezzato il modo in cui ha espresso alcuni giudizi, forse eccessivo. Fondamentale la lezione sull’aggettivazione. Quando scrivo adesso cerco di fare attenzione a come uso gli aggettivi (Irene Guida);
  130. La mitologia sorta su di lui prima che venisse mi aveva fatto spaventare, in effetti. Poi è stato meno pericoloso di quanto non immaginassi. Ne è valsa la pena: parecchie delle cose che ho ascoltato in quelle lezioni hanno cambiato la mia percezione della scrittura. Non ho trovato gratuito – quasi mai – il suo modo di commentare quanto scritto, per quanto alle volte la maschera di provocatore sia prevalsa sulla reale necessità. La sua cultura è vasta e organica, ma ho intravisto alcune volte la tendenza a spacciare un puro gusto personale come frutto oggettivo della sua superiore cultura. Robette, comunque. Adesso scrivo in maniera diversa e senza di lui non lo farei. Mi piacerebbe passare qualche minuto nel suo cervello, ma non credo vorrei andarci ad abitare.
    Ps. E comunque adesso quando mi rileggo mi trovo spesso a pensare: se Barillari scopre che ho scritto così mi ammazza, e correggo senza dare nell’occhio. Ho sempre paura che sappia quello che scrivo e mi insulti telepaticamente;
  131. Il primo impatto può essere duro. Barillari sviscera la tua scrittura senza sconti e non si fa problemi nel demolire in poche precise parole qualsiasi certezza tu abbia costruito nel tempo. Ma qualcosa non quadra. Ti sembra fin troppo facile un atteggiamento così scontroso e provocatorio, senti che non può essere semplicemente gratuito e poco alla volta, oltre il tratto, leggi il significato. Barillari deve scuoterti e lo fa in questo modo, ed è forse l’unico efficace a risvegliarti dal torpore in cui cade chi non è abituato ad essere messo in discussione. Dopo le sue lezioni è cambiato radicalmente il mio atteggiamento nei confronti della scrittura, la mia per prima, e poi quella degli altri. È incredibile come abbiano in qualche modo rimodellato la mia forma mentis. Senza dubbio sono state alcuni dei momenti più adrenalinici del corso, con un disatteso, piacevole ammorbidimento del docente nell’ultima lezione (Carmen Maffione);
  132. Purtroppo ho seguito solo due delle quattro lezioni tenute da Simone. Nelle due lezioni che ho seguito ho trovato il lavoro fatto insieme molto utile, anche se l’atteggiamento autoreferenziale di Simone a volte mette un po’ in soggezione, io non mi lascio impressionare ma ho visto colleghi terrorizzati dal suo giudizio. Oltre le mie più rosee aspettative non sono stata maltrattata più di tanto, almeno sulla biografia. Purtroppo non ho mai avuto la correzione della quarta di copertina, sapete come lo posso contattare? (Sara Meddi);
  133. Anche se mi ha lanciato un evidenziatore conservo un ottimo ricordo di Barillari. Riesce ad abbatterti come pochi ma le sue lezioni sono state utili e mi hanno spronato molto. ora non posso più scrivere senza il dizionario dei sinonimi e contrari (Giulia G.);
  134. Le sue lezioni sono state terribili e splendide. Vorrei tanto averlo come maestro in altre occasioni, la sua pedagogia repressiva mi ha stordita fino a farmi piangere perché Barillari riesce a mettere a nudo i limiti di ognuno in questo mestiere. Dopo i suoi insegnamenti devi concepire il modo di scrivere come se fosse la prima volta, e ciò richiede grande energia e umiltà. È nel senso più nobile un grande maestro;
  135. Per molti versi illuminante. Dopo le sue lezioni le parole si pesano con più attenzione. Spietato nel giudizio, ma a mio avviso senza cattiveria. Bisogna essere dotati di un buon senso dell’umorismo e non essere permalosi per prendere i suoi interventi per il verso giusto. In alcuni momenti l’attore prende il sopravvento sul docente, con esiti genuinamente comici. A volte si ripete eccessivamente e le sue lezioni si dilatano, perdono di forza;
  136. Non è un docente. Troppo aggressivo e pieno di sé. Che senso ha dire a qualcuno “la tua è la peggiore prova della classe”? Sarebbe bastato evidenziare tutti gli errori, lasciando da parte inutili classifiche. Il ragazzo in questione ha poi abbandonato il corso. Come lui stesso ripete in continuazione: “Anche meno”;
  137. Spiritoso, acuto, coglie sempre nel segno e riesce a individuare alla perfezione i punti di forza e i difetti di un manoscritto. Le sue lezioni sono interessantissime, e si avvicinano alla filosofia del linguaggio (Chiara Apicella);
  138. Preparatissimo e molto professionale. Il primo impatto è stato molto forte all’inizio ma poi ho saputo apprezzare le sue lezioni e l’ho ascoltato con grande ammirazione (Barbara Bevilacqua);
  139. Le lezioni di Simone Barillari sono state illuminanti, quanto di più formativo mi sia capitato negli ultimi anni. Mi ha divertito il suo sarcasmo e la sua schiettezza, il suo modo di interagire con la classe e di  correggere le nostre esercitazioni, difficile dimenticarlo (Stefania Curatola);
  140. Grande in tutto. Preparatissimo, simpatico, motivatore. Riesce a far capire perfettamente gli errori, e in generale spiega davvero molto bene (Antonio Maglia);
  141. Le sue lezioni sono state le più interessanti e le più formative. Non si è parlato solo di scrittura redazionale, ma sono state vere e proprie lezioni sulla lingua italiana, sul lessico e sulla sintassi. Molto utili sono state le regole e i suggerimenti per scrivere un buon testo redazionale, prestando attenzione alla scelta dei vocaboli più adatti al contesto in cui si scrive (Annalisa Bizzarri);
  142. Ha un modo di approcciarsi agli allievi che non mi piace. È gratuitamente offensivo e arrogante. Quello che dice può essere anche giusto, ma lo dice senza umanità e sensibilità. Sicuramente anche lui mi ha lasciato qualcosa: ora per esempio cerco di essere più accurata nella scelta delle parole. Nonostante ciò, però, non ho un ricordo positivo (Francesca Giannone);
  143. Molto preparato, con un approccio personale all’insegnamento. Ritengo utile la sua attenzione per la correttezza grammaticale, la struttura dei testi, il grado d’inflazione dei vocaboli, i registri semantici. Una domanda: perché non ha corretto le biografie? (Michele Martino);
  144. Il docente che alla fine sento di dover ringraziare di più. In classe mi ha umiliato ma ho capito solo in seguito quanto fosse prezioso un metodo di insegnamento così “aggressivo”. In quattro lezioni ha cambiato sensibilmente il mio modo di scrivere – e di leggere (Raffaele Parisella);
  145. Le lezioni di Barillari sono affascinanti, illuminanti e disarmanti. Barillari è un fiume che ti travolge: l’impatto è brusco, ma quando riesci a entrare nel suo mondo, e a capire che i suoi toni sono bonariamente provocatori, inizi a divertirti, e a imparare moltissimo. Istrionico, preparatissimo, intellettualmente arrogante (e forse può davvero permetterselo!), è in grado di farti crollare ogni certezza, di farti mettere in discussione, di crescere, sia moralmente che professionalmente (Marta Scandorza);
  146. Le lezioni di Simone Barillari sono state molto utili e formative, per quanto non approvi in toto il metodo utilizzato. Un carisma e una capacità di togliere fiducia in sé stessi mai conosciuti prima. I suggerimenti e i diktat lanciati rimarranno vivi probabilmente per tutto il corso della nostra futura professione (Silvia Romano);
  147. Fondamentale. Vedere i propri risvolti smembrati pezzo per pezzo, parola per parola, e la propria scrittura esposta al pubblico ludibrio, non ha prezzo. Dopo le lezioni con lui non scrivi più nulla senza sentire i suoi commenti, da qualche parte dentro di te. Impagabili anche le perle di letteratura, che distilla qua e là, tra un insulto affettuoso e una battuta mordace. O si odia o si ama (Flavia Vadrucci);
  148. Per colpa sua per tutto il corso mi sono sentito continuamente insoddisfatto di ciò che ho scritto. Sapevo che quello che volevo dire poteva essere scritto molto meglio, ma mi sentivo senza capacità né tempo per migliorarmi. Ottime lezioni, anche se di impatto destabilizzante, specialmente alle prime settimane di corso (Leonardo);
  149. Un addetto ai lavori sicuramente molto preparato ed esigente. Un po’ eccentrico e volutamente personaggio; magari se smettesse i panni dell’intellettuale autoreferenziale e inveisse meno contro l’incompetenza dei poveri allievi (dopotutto “nessuno nasce imparato”), il suo contributo potrebbe rivelarsi ancora più decisivo e stimolante all’apprendimento della scrittura redazionale. A mio avviso, ci vorrebbe qualche lezione in più con Barillari (Taddeo Roccasalda);
  150. Schietto, costruttivamente spietato. Da uno così si può solo imparare. Fondamentale (Francesca Toticchi);
  151. Da quanto avevo letto e sentito, mi aspettavo che sarebbe stato molto più duro e cattivello: invece le sue critiche sono state garbate e costruttive, e anche molto divertenti. Le sue osservazioni sulla scrittura e sulla lingua sono state efficaci e molto stimolanti. Le sue lezioni sono state un monito che spero di non dimenticare mai (Chiara Rea);
  152. Un concentrato di cultura, puntiglioso, competente e sarcastico. Le osservazioni a volte dure e nette che esprimeva durante le sue lezioni, servivano a spronarci e non a offenderci. Grazie a lui ho imparato ad apprezzare il concetto di etimologia delle parole e il costante utilizzo del vocabolario. Le sue lezioni sono state illuminanti! (Francesca Bragaglia);
  153. La parte didattica è stata memorabile; la passione con la quale ha spiegato le modalità per costruire una valida quarta di copertina l’ha impressa, credo, nella testa di ognuno (Katia Cappellini);
  154. Gli incontri con lui sono molto istruttivi, e le sue (feroci) osservazioni ti costringono a fare i conti con aspetti della propria scrittura che passano spesso inosservati, o non vagliati con sufficiente senso critico (Massimiliano Borelli);
  155. Molto competente. Le sue lezioni, originali e uniche, sono fonte di riflessione e ispirazione insieme. Ti mette davanti alla tua ignoranza (in questo non è il solo, ma lui lo fa con poco tatto e si sente di più) e ti fa venire voglia di recuperare il tempo perduto;
  156. È molto preparato, e si sa. Le sue lezioni sono utilissime ed è interessante il discorso che fa sulla lingua, partendo da esempi particolari fino a trarne una regola generale. È uno di quei docenti che segui attentissimo dall’inizio alla fine. L’unica cosa è che credo che due lezioni siano sufficienti (Francesca Arrigoni);
  157. Burbero, a tratti insopportabile, molto spesso geniale (Matteo Alfonsi);
  158. È un insegnante molto colto e dai modi più che diretti. Superato il disagio iniziale e l’effetto tornado che caratterizza le sue lezioni ci si accorge della sua competenza e della passione con cui affronta il suo lavoro. I suoi giudizi distruttivi hanno avuto, almeno per quel che mi riguarda, dei risvolti positivi. La veemenza con cui affronta il depauperamento della lingua italiana è certamente motivata! (Rossella Muratore);
  159. Lezione molto efficace per imparare a lavorare sulla lingua e sulla cura della scrittura;
    Grande scrittore e persona. Mi ha dato molto, ha cambiato il mio modo di approccio alla scrittura e adesso qualsiasi accostamento io faccia ci ripenso due, tre, quattro volte. Ha consigliato molto perle di saggezza ma non condivido il suo modo altezzoso e un po’ saccente nel giudicare. È stato indubbiamente un onore averlo avuto come insegnante e aver ascoltato i preziosissimi consigli che custodisco e cerco di mettere in pratica (Mila Tenaglia);
  160. Ho trovato le sue lezioni molto interessanti e anche piuttosto divertenti. È stata anche un’occasione per riflettere sull’importanza delle parole;
  161. Nulla da eccepire su competenza e professionalità. Le sue lezioni sono state estremamente istruttive, stimolanti e fonte inesauribile di conoscenza. Qualche perplessità sulle sue capacità di interazione, soprattutto sul suo modo di interpretare il ruolo di docente. Le sue tecniche aggressive e urticanti di insegnamento, la sua propensione alla pubblica e spietata derisione degli errori e delle nefandezze altrui, rivelano una scarsa attitudine all’insegnamento. Dare dell’idiota a chi non ha saputo scrivere adeguatamente una biografia o una quarta di copertina, e soprattutto a chi lo stava facendo per la prima volta senza aver ricevuto alcuna indicazione, non è, a mio parere, tra le migliori soluzioni pedagogiche. Durante le sue lezioni mi sono sentita come gli allievi marines nel film Full Metal Jacket. Ma noi non eravamo in un film né tantomeno degli aspiranti marines. (Emanuela D’Alessio);
  162. Molto preparato. La sua lezione è stata preziosa. Peccato l’approccio troppo aggressivo che può aver urtato alcuni partecipanti del corso (Giada Di Giammarco);
  163. La sue sono state lezioni illuminanti sotto molti aspetti. Voto 7;
  164. Le sue sono state lezioni molto intense e formative. Ha vivisezionato in modo ironico e a volte duro le nostre scritture, mettendo in evidenza le nostre manie e i vizi di scrittura. Intelligente, molto preparato e appassionato. E anche simpatico, a suo modo (Eleonora Rossi);
  165. Mi aspettavo maggiori consigli pratici e una guida in grado di introdurmi tecnicamente alla scrittura non creativa redazionale. Il fatto è che non l’ho trovato utilissimo, a parte alcuni preziosi suggerimenti di cui comunque ho fatto tesoro, e mi è sembrato che fosse più concentrato a smontare che a costruire. Alla fine delle sue ore mi ha deluso quando all’inizio non l’avrei creduto possibile;
  166. È un docente che può risultare eccentrico per via di un approccio duro e a tratti irritante. Ma se si riesce a guardare al di là dei suoi modi insoliti, si vedrà un docente appassionato e generoso che non si risparmia nello scambio con gli allievi, comunicando una precisa idea di scrittura, di letteratura e di editoria. Dopo le sue lezioni non è detto che si cominci a scrivere meglio, ma di certo si comincia a interrogarsi sul proprio modo di scrivere. Da annotare tutti i suoi consigli bibliografici (Alessandra Pierro);
  167. Chi sono io per emettere un giudizio sull’immenso SB? A parte le battute, Barillari insegna a mettere in discussione le cose che scriviamo, a leggerle, smontarle e rimontarle. Basilare. Uno shock salutare per i più giovani, un richiamo all’ordine per chi pensa di aver accumulato esperienza;
  168. Simone Barillari è stato così temuto prima del suo arrivo, che quando poi è arrivato mi è sembrato addirittura, in fondo in fondo, gentile. Il suo commento alla mia esercitazione mi ha messo nella condizione di farmi molte domande e mi ha fatto riflettere sulla scrittura e su di me, in un modo più profondo di quanto non avessi ancora fatto (Claudia Meschiari);
  169. Di Barillari penso ci sia ormai abbondanza di materiali che ne illustrino vizi e virtù. Personalmente, l’ho apprezzato per i secondi più di quanto non l’abbia detestato per i primi;
  170. Per alcuni un genio, per altri semplicemente uno stronzo; leggenda vuole che sia una persona un tantino irascibile, tanto da lanciare evidenziatori a destra e manca. Per quel che mi riguarda è stato meglio di ciò che mi aspettassi, non perché abbia tessuto particolarmente le mie lodi (in realtà, a ragione, mi ha fatto a pezzetti), ma perché alla fin fine, oltre i modi e i toni, quel che resta sono delle impagabili lezioni. Alcuni dei suoi consigli sono oro colato, altri invece ho preferito farli cadere nel vuoto (come quello di diventare una nazista della grammatica); non è né il guru né il cerbero dell’editoria, è un docente da valutare a distanza di tempo, evitando giudizi di pancia. Su di lui, insomma, sono combattuta: se da una parte spero di non rivederlo mai più per il resto dei miei giorni dall’altra penso che sarebbe bello diventare sua discepola Jedi e farmi bastonare dalla mattina alla sera. Inutile consigliarvi di non averne timore: ne avrete;
  171. Molto saccente, avrebbe dovuto aiutarci a imparare a scrivere una quarta di copertina e migliorare le nostre competenze redazionali ma ha utilizzato il 90% del tempo criticando in modo non costruttivo i nostri scritti. Non metto in dubbio la sua bravura, ma ho dei forti dubbi su come trasmette le sue conoscenze;
  172. Forse ancora non ho deciso cosa pensare di Simone Barillari, eppure ci ho pensato tanto.
    Un vocabolario dei sinonimi e dei contrari vivente. Preparato, sicuramente. Con metodi forse un po’ discutibili, ma nel contesto le sue lezioni sono state interessanti, non le mie preferite, ma di certo le più movimentate (Alessia Caputo);
  173. Se l’avessi conosciuto qualche anno prima mi sarei chiusa a riccio e avrei rifiutato tutte le sue lezioni, che presuntuoso. Ma è arrivato in un momento in cui ero maturata abbastanza per capire che i suoi atteggiamenti volevano essere un modo per stimolarci e non per offenderci, quando faceva il burbero c’era sempre una sottile linea comica. Bravo, molto competente, un uomo di vaste letture e con la citazione sempre pronta, analista della lingua in una maniera maniacale. Mi ha fatto capire che fino a quel momento non mi ero mai veramente dedicata a nessuna delle mie passioni. Ha messo a nudo le mie mancanze, cosicché ora so da dove devo cominciare (Viviana Minervini);
  174. Persona molto interessante e competente, ma a volte troppo facile al giudizio senza accompagnarlo da una motivazione fondata e adeguatamente spiegata. Scrivere è una competenza molto personale, e a volte è pericoloso tenere con studenti un atteggiamento intransigente, perché questo potrebbe creare blocchi e insicurezze inutili e non costruttive. Piuttosto, io nelle sue lezioni farei fare più esercitazioni, non una sola, farei scrivere molto di più, e soprattutto, leggerei meglio tutto prima di giudicare. La mia esercitazione lui l’ha letta per la prima volta in aula, gli ultimi dieci minuti (Mariagiulia Di Piramo);
  175. Sapevo di non poter essere presente a tutte le sue lezioni, e dopo la lettura dei commenti dei corsisti degli anni passati non sapevo se esserne felice. Forse è diventato più buono, o forse sono abituato alla perfidia di docenti ben più cattivi di lui, ma non l’ho trovato così terribile. Simone Barillari ha affrontato le nostre quarte in modo approfondito e puntuale, scoprendo i nostri punti deboli senza alcuna pietà. Può sembrare un bagno nel veleno, ma nel medio periodo si è dimostrata una buona medicina per crescere (Giorgio Calandri);
  176. Le sue lezioni sono molto utili e interessanti. I suoi modi di fare discutibili ma efficaci. Superato il primo impatto riesce a essere divertente. Eliminerei l’esercizio sull’elenco di parole che trovo inutile e sadico (avrei aggiunto infantile, ma tre aggettivi di seguito sono vietati!): bastava dire: “La prossima lezione vi interrogo su queste parole, imparatene il significato”, le ricorderemmo tuttora comunque. Mi sarebbe piaciuto un numero maggiore di lezioni, proprio perché saper scrivere è uno degli elementi più ostici per me ma un po’ per tutti. (Barbara Carancini);
  177. Chiaro e diretto, forse avrei avuto bisogno di fare molte più lezioni con lui (Serena Tudisco);
  178. Appassionante in modo assoluto (Linda La Posta);
  179. Sono state tra le lezioni che ho trovato più utili. Il metodo utilizzato non mi ha convinta del tutto, ma i contenuti sono stati preziosi;
  180. Con molti dei nostri testi Barillari ha esordito dicendo: “È un disastro”. Chi legge queste tre parole potrebbe pensare a un comportamento quasi autolesionistico degli studenti, in realtà i suoi concetti, l’autorevolezza e la passione per il libro ribaltano il modo di vedere la scrittura. “ È facile se non sai come farlo,” ci ha detto parlando della stesura di un testo, “ma difficilissimo se, invece, lo sai” (Giulio Mereu);
  181. Un docente molto valido e anche disponibile, ma un po’ troppo aggressivo. Se un allievo deve passare metà del tempo a difendere la sua autostima dagli assalti di Barillari, è un peccato, perché non può concentrarsi appieno sulle cose interessanti che ci sono da imparare;
  182. Competente, puntuale nelle correzioni e molto critico. Il lato che molti corsisti non hanno apprezzato è quello brusco, severo e indelicato, ma a mio avviso le personalità ruvide sono più interessanti, soprattutto se nascondono un’altra natura. Che dire… ha l’eleganza del riccio: fuori è protetto da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia raffinato come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti, ma non sbandieratelo ai quattro venti, potreste finire alla pubblica gogna! (Silvia Casini);
  183. La migliore cura contro l’autostima! Nessuno mi aveva mai messo davanti ai miei errori con tanta franchezza, ma è grazie a lui se oggi quando scrivo sono attenta ai minimi particolari e mi interrogo su cose a cui prima non avrei nemmeno pensato. Solo una considerazione: la nostra impreparazione era ovvia, dato che siamo alle prime armi, e avrei apprezzato se ci avesse trattato come tali piuttosto che come stupidi (Chiara Fioravanti);
  184. Delle lezioni ineguagliabili. Le prime ore sono state un misto tra sbigottimento e incredulità; il metodo all’inizio infatti mi è sembrato fin troppo sui generis, ma devo ammettere di aver imparato moltissimo da questo docente;
  185. Ne avevo il terrore, dopo aver letto tutti feedback degli altri corsisti. Ma sapevo che la scrittura era la mia spina nel fianco, quindi ho accettato la “vivisezione” da parte di Barillari con spirito costruttivo. Sono state lezioni divertenti e utilissime. Diretto e continuamente critico, si risentono nella mente le sue parole anche a distanza di tempo, soprattutto quando stai per scrivere una parola. Lezioni illuminanti e insegnamenti fondamentali (Roberta De Sillo);
  186. Quelle di Simone Barillari sono le tre lezioni più affascinanti del corso, ne avrei seguite altre trenta. In classe legge e commenta gli esercizi degli alunni, sembra un bombardamento di informazioni privo di organizzazione, in realtà tutte le norme suggerite e gli errori evidenziati tornano alla mente in un tempo successivo, e si rivelano utilissime (Agnese Ottaviano);
  187. Chi ha paura a mettersi in gioco non ha vita facile con Simone Barillari. La sua capacità di far suonare la lingua è davvero notevole. Ho imparato molto dalle sue lezioni, a vedere e sentire quello che scrivo. Il suo modo di comunicare è brusco, ma incisivo. Non credo che le cose dette avrebbero avuto la stessa capacità di scalfire se fossero state pronunciate in altro modo (Giulia Eusebi);
  188. Quello con Barillari è stato sicuramente uno degli incontri più interessanti del corso. La sua capacità di imprimersi nella memoria degli alunni, anche attraverso metodi discutibili, è sicuramente una delle sue doti migliori. Efficace è forse l’aggettivo migliore per definirlo (Dario De Cristofaro);
  189. Le lezioni con Simone Barillari sono state davvero belle. È molto diretto e l’impatto è forte: le sue lezioni restano tra quelle più significative del corso (Lavinia Emberti Gialloreti);
  190. Efficace nelle spiegazioni e puntuale nelle correzioni. Ho apprezzato che non facesse “sconti” a nessuno, anche se su alcune osservazioni non ero d’accordo (Antonella Evangelista);
  191. Poiché ho seguito una sola lezione del prof. Barillari, non posso dare un vero e proprio giudizio sul suo metodo di insegnamento. In ogni caso, per quel poco che ho potuto fruire, sono sicura che è un ottimo insegnante (Chiara Mazzetti);
  192. Gli incontri con lui sono stati più che costruttivi. Direi, anzi, assolutamente necessari per la comprensione del lavoro di editing. I suoi modi talvolta irruenti sono proprio il punto di forza della sua didattica. Rimangono impressi proprio quanto le nozioni da lui spiegate;
  193. Un insegnante molto esigente ma altrettanto bravo. Le sue lezioni sono state un’abbuffata di conoscenza e riflessioni estremamente succose (forse boccerebbe questa metafora!) Trovo molto esagerati i feedback di chi si lamenta di lui come killer della propria autostima. A mio avviso, le sue lezioni hanno un valore inestimabile e un pathos effervescente che soddisfa e stimola il desiderio di conoscenza: sono intessute di consigli per scrivere meglio, per sfruttare consapevolmente tutte le potenzialità della lingua, considerandola come un magma in ebollizione. È vero, Barillari ama fare a pezzi i testi degli allievi e le loro certezze sulla lingua, ma insegna a passare al setaccio ogni espressione linguistica per capire dove si può migliorare. Distrugge per creare, senza produrre orfani linguistici. Ci ha sommersi di consigli di letture, orientandoci nei suoi gusti e spingendoci a raffinare i nostri: il suo approccio ha davvero accresciuto la mia voglia di conoscere. In sintesi, ho molto apprezzato, oltre alla riflessione sul lessico, il lavoro sull’uso di metafore e aggettivi, sul ritmo e la cadenza delle parole, aspetti altrettanto importanti della lingua (Anna Quatraro);
  194. Leggendo i precedenti feedback non riuscivo bene a comprendere come si potesse dire di lui “ha sicuramente cambiato il mio modo di scrivere”. Adesso capisco cosa intendevano. Genio o follia? Chi lo sa, sicuramente le sue lezioni sono state tra le più interessanti (Federica La Rosa);
  195. Estremamente preparato, l’impressione però è che quello che ha spiegato in quattro o cinque lezioni avrebbe potuto ugualmente spiegarlo in un paio di lezioni veramente dense, se non fosse stato un po’ “appesantito” dal dover correggere pubblicamente tutte le esercitazioni. Sui generis nel modo di porsi (Simone Lucidi);
  196. Molto preciso e pedante. Ottimo, come insegnante (Stefano Mazzara);
  197. C’è stato uno squilibrio nella discussione delle quarte di copertina, per cui ad alcune è stata dedicata quasi un’intera lezione e ad altre solo qualche parola. Inoltre ci era stato chiesto di scrivere bandelle per una particolare casa editrice in un particolare momento storico, cosa di cui non si è tenuto conto nelle correzioni (le bandelle “premiate”, ad esempio, mi sembravano lontane dallo stile Einaudi);
  198. Il primo giorno avevo una gran paura avendo letto i feedback degli allievi degli anni precedenti, ma già dalla seconda lezione avrei voluto che quelle ore si moltiplicassero. La sua severità è stata necessaria perché dentro di me nascesse un piccolo Barillari pronto a terrorizzarmi non appena avessi esitato su un cliché. Tra l’altro ha analizzato parola per parola i testi di tutti noi: un lavoro importantissimo per quanto mi riguarda. Le lezioni più divertenti di tutto il corso (Margherita);
  199. Molto preparato. Il sarcasmo è parte del suo metodo d’insegnamento. Efficace (Vanessa Palmiero);
  200. Un uomo un perché! Penso di non aver mai avuto così tanta paura di un giudizio in vita mia, così come in tre mesi non ho mai visto la classe tanto terrorizzata ma al tempo stesso ipnotizzata da un uomo eccezionale, preparato e spietato all’eccesso, i cui insegnamenti non si dimenticano facilmente. Capace di motivare come nessuno nonostante le stroncature impietose. Forse è proprio questa la sua arma: ti fa sentire ignorante fin nel midollo ma dà gli strumenti per poter migliorare (Agnese De Petrillo);
  201. Molto preparato, lezioni utili e di livello alto, personalità teatrale (Alessandra Craus);
  202. Si fa un po’ fatica a giudicare una persona così respingente nell’approccio all’insegnamento. Tra tutti è il docente che ho trovato più arido e meno interessante. Sinceramente non capisco cosa abbia da insegnare (Monica Baroni);
  203. Le sue lezioni mi sono rimaste impresse nella memoria, grazie ai suoi insegnamenti asciutti e lapidari, da riporre in una cassetta degli attrezzi con sopra scritto il barillarium. Dopo avere assistito alle sue performance, mi interrogo su ogni verbo, aggettivo o nome utilizzato in una frase, chiedendomi quale sia quello migliore. Dire che Barillari insegna a scrivere forse è esagerato – nessuno può farlo –, ma di certo mi ha istruito sulle domande da porsi e sull’atteggiamento mentale (scrupoloso, autocritico, mai soddisfatto) da tenere nel momento in cui lo si fa (Claudio Panzavolta);
  204. È un divertito provocatore, ma non fa male a nessuno. Sull’aggettivazione e sulla costruzione di una frase sa il fatto suo. Mi ha fatto nero per la mia esercitazione, ma me lo meritavo. Le sue lezioni, poche ma infinite, sono state una bella scossa, un’ansia (immotivata). Barillari abbaia, ma abbaia in un ottimo italiano.


    Giudizi degli allievi del corso di traduzione letteraria dall’inglese

  1. Bravissimo. Coltissimo. Appassionato. Una domanda: Ma perché tutti lo temono? Ha fatto una lezione eccezionale, io di arroganza in lui ne ho vista veramente poca, mi è arrivata piuttosto la grande passione per quello che fa (e che fa con i controcoglioni…), la sua vastissima cultura che non ostenta in modo arido, ma che propone assetato di suoi simili. Non mi sono mai sentita offesa quando ha chiesto cose a cui non sapevo rispondere, ero lì anche per quello. La sua lezione mi ha fatto capire con grande concretezza come spesso, per certi autori soprattutto, le parole scritte nell’originale non sono altro che la punta di un iceberg e che se vogliamo tradurre bene dobbiamo imperativamente aver presente anche ciò che sta sotto quella punta (Gabriella Tonoli);
  2. n approccio alla letteratura profondo e oltre gli schemi consueti; un esempio di rigore e dedizione alla materia (Andrea Virili);
  3. La sua è stata un’affascinante lezione di critica letteraria, la parte senz’altro più puramente teorica di tutti gli incontri, quasi un ritorno alle aule universitarie (salvo apprezzatissima digressione su Guerre stellari) (Marina Scarsella);
  4. Oratore raffinato, a tratti un po’ troppo compiaciuto e distante. La qualità del suo intervento su Conrad comunque non si discute: un’analisi minuziosa ed elegante, ricca di suggestioni che rimandano alla grande letteratura, alla filosofia, all’arte e alla musica. Ci ha parlato di Shakespeare, Aristotele, Caravaggio, Wagner, riuscendo a spiegare concetti molto complessi con estrema chiarezza. Scrupoloso e attento anche nella correzione del compito scritto;
  5. Carismatico, istrionico (Valentina Zaffagnini);
  6. Rispetto a quello che avevo letto precedentemente su Barillari, la lezione con lui è stata meno spaventosa del previsto. È dispiaciuto a tutti non aver avuto il tempo di leggere per intero il testo di Conrad su cui avevamo lavorato e la sua reazione poteva essere peggiore di fronte alla nostra scarsa preparazione in merito. Per il resto, ogni sua parola, ogni esempio o riferimento ce lo hanno mostrato per quello che è, una persona coltissima, che lavora in modo preciso, minuzioso, attento. Ama il suo lavoro e ci ha trasmesso davvero una grande passione in quelle poche ore (Rosalba D’Errico);
  7. La lezione sulla Linea d’ombra è stata stupenda. Ho molto ammirato la profondità della conoscenza del testo conradiano da parte di Barillari ma anche il fatto che è riuscito a comunicarcela in maniera appassionante (Alessio Cioli);
  8. Il suo atteggiamento è un po’ saccente, ma è una persona davvero preparata e la sua lezione mi è sembrata interessantissima. Abbiamo analizzato La linea d’ombra di Conrad e ci ha mostrato il lavoro fondamentale del glossario interno di cui ho fatto tesoro, forse una delle cose che più mi sono rimaste impresse di questo corso (Cristina Antolini);
  9. Abbiamo trascorso l’intera lezione su alcuni capoversi del primo capitolo di La linea d’ombra, è stato molto interessante analizzare come certe parole all’apparenza semplici non fossero messe lì a caso ma fossero il risultato di un disegno ben studiato. La lezione non è stata per niente noiosa, non è permesso distrarsi sotto l’occhio attento di Barillari!!! (L. Lombardi);
  10. Sicuramente un tuffo dentro al testo, una lezione di estetica, letteratura e traduzione allo stesso tempo… Molto interessante e molto stimolante (Giulia Frattini);
  11. La sua mi sembrava più un’esposizione (o maratona) a un convegno su Conrad che una lezione frontale. Ho trovato le domande, i toni e gli sbruffi da professorone quando non sapevamo rispondere un po’ fuori luogo. In fin dei conti lavora sul suo autore da tempo. Chi meglio di lui potrebbe conoscerlo sotto certi punti di vista? Per me non ha senso nemmeno il testo che ci ha dato da tradurre, un frammento decontestualizzato su cui non ha speso nemmeno una parola durante la lezione. E in che rapporto era con la sua lezione sulle occorrenze e le citazioni nascoste? Qui lo valuto come docente, non come traduttore, la sua traduzione di La linea d’ombra è bellissima;
  12. Simone Barillari inizia parlando del concetto di entelechia di Aristotele e tu, che credevi di essere seduto lì per analizzare la sintassi di Conrad, ti rendi subito conto che sarà qualcosa di più di una lezione di traduzione. L’impatto è ancora più coinvolgente e sconvolgente se, come me, stai vivendo proprio uno di quei “momenti” conradiani che sono il cardine intorno a cui ruoteranno le prossime tre ore. Dopo aver parlato della linea d’ombra che ti rende adulto, della scoperta dell’io che equivale alla scoperta del tempo, della nascita della coscienza che equivale al disagio di sé, di una giovinezza che può esistere riconosciuta solo nel ricordo e mai vissuta consapevolmente nell’attimo presente, ti alzi, saluti tutti e te ne vai con un nuovo bagaglio sotto il braccio: prima già lo sospettavi, ma adesso lo sai proprio, l’hai sentito sotto la pelle che tradurre non significa solo usare il vocabolario e scrivere in un buon italiano. Tradurre è entrare dentro un testo e ricercare le ragioni che muovono quella storia. Ed è anche – addirittura – capire un po’ come funzionano gli uomini. E adesso hai capito anche un po’ meglio perché vuoi fare il traduttore. Una lezione imprescindibile (Monica Pezzella).


Simone Barillari da Oblique

 

 

Materiali
- Intervista di Fabio Donalisio, Blow up, novembre 2011;
- Intervista di Armando Adolgiso (pubblicata qui, dicembre 2009).

 


chiudi