Filippo Bologna è nato in Toscana e vive a Roma, dove fa lo sceneggiatore. Come ho perso la guerra, finalista al premio Strega, vincitore del Premio Fiesole e del Bagutta Opera Prima è il suo primo romanzo.
Giudizi degli allievi
- Simpatico, spiritoso. Più vivace nella scrittura che nell’esposizione orale (Chiara Apicella);
- Tutto il lavoro fatto sul libro di Bologna è stato altamente formativo. Ho trovato stimolante redigere testi con tagli e caratteristiche diverse. Filippo Bologna è stato molto disponibile e umile, è stato interessante il racconto del suo percorso dopo l’uscita e il successo del libro (Stefania Curatola);
- Lezione davvero molto bella. È riuscito a farci capire perfettamente le difficoltà di uno scrittore esordiente ed è stato esaustivo nel rispondere alle nostre domande sul romanzo (Antonio Maglia);
- È stato importante potersi confrontare con uno scrittore dopo aver letto il suo libro, che tra l’altro mi è piaciuto molto (Francesca Giannone);
- Un bel confronto con un giovane scrittore di talento. Mi è piaciuta la sua umanità, la sua umiltà, e anche il suo messaggio: se siamo dei redattori e ci arriva un manoscritto, comunque lo si giudichi, dietro quelle pagine c’è un essere umano, una vita, un mondo – dunque va rispettato… (Michele Martino);
- Veramente un bellissimo confronto. L’umiltà che va di pari passo con la profonda convinzione delle cose in cui si crede e, soprattutto, l’approccio umano prima che professionale (Raffaele Parisella);
- Poter leggere un libro con la consapevolezza poi di poter incontrare l’autore e poterlo sottoporre a qualsiasi curiosità e domanda mi ha affascinata e a tratti anche galvanizzata. Credevo fermamente anche in quel che diceva Salinger: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Sinceramente l’incontro con Bologna non ha rispettato le mie aspettative, il pensare che quel libro per l’autore fosse morto mesi prima e che parlarne non faceva che fargli male mi ha leggermente frenata (Silvia Romano);
- Un giovane autore molto ironico e capace di analizzare con acume le problematiche della società italiana contemporanea. Peccato per la visione un po’ troppo nostalgica e reazionaria che caratterizza il suo esordio narrativo (Taddeo Roccasalda).
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