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Alcìde Pierantozzi

Alcìde Pierantozzi
è nato a San Benedetto del Tronto nel 1985, vive e studia Filosofia teoretica a Milano. Collabora con le riviste Rolling Stone e Max. Suoi articoli sono usciti anche per Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Riformista, Inchiostro, Nuovi Argomenti, Marche, Prospettiva Persona.
Il suo romanzo d’esordio, intitolato Uno in diviso e pubblicato da Hacca nel 2006, è dedicato alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Il secondo romanzo, L’uomo e il suo amore, è uscito per Rizzoli nel 2008. Nel 2012 ha pubblicato Ivan il terribile (Rizzoli).
Nel 2010 il suo racconto Gli spiriti del Vij è stato incluso nel volume zero di Watt. Nel 2013 Tutto merito di Luca Argentero è stato pubblicato nel volume Le cose cambiano (Isbn-Corriere della Sera).



Alcìde Pierantozzi da Oblique


Altri materiali
- Le cose cambiano, intervista;
- Leggi l’intervista di Oblique;



Giudizi degli allievi

  1. Ha un fascino incredibile. Dopo averlo conosciuto ho guardato ai suoi romanzi con occhi nuovi. Sicuro delle sue scelte, conscio della sua forza – la scrittura che padroneggia con arte –, timido, riservato, simpatico. Un personaggio che disarma, da cui si impara veramente tanto, che può spaventare per l’infinita cultura che dimostra di avere ma che in realtà invoglia a imparare. Voto: lo metto fuori dalla classifica, perché ne è al di sopra (Emmanuela);
  2. Un gigante. Un giovane dal talento imbarazzante. Conoscevo già, prima del corso, i suoi libri e la sua scrittura, ma conoscerlo di persona e potergli porre diverse domande mi ha confermato di trovarmi di fronte a un vero scrittore, uno di quelli con cui tra diversi anni ancora ci troveremo a fare i conti (Alessandro);
  3. Un talento in piena, una totale disponibilità ed un’inaspettata umiltà. Anche se, punto sul vivo, graffia. Non lo ringrazierò mai abbastanza per il bellissimo momento che ci ha regalato leggendo un estratto di un suo inedito (Moira);
  4. Ecco uno col quale avrei voluto parlare di letteratura davanti a una bottiglia di vino rigorosamente rosso, classici soprattutto, ma anche un parere disinteressato sulla narrativa contemporanea, e poi ti viene voglia di chiedergli consigli di scrittura, naturalmente, perché quelle quattro righe del suo nuovo romanzo ti hanno colpito, sul serio, per tacere poi della quarta di copertina di Adelphi… (Giammarco);
  5. Ovvero la potenza è nulla senza controllo, la scrittura è niente senza messaggio. Almeno così la penso io. E Alcìde Pierantozzi ha dimostrato di possedere una scrittura di rara potenza che, se mantenuta sotto controllo e indirizzata con accuratezza, può puntare davvero in alto. Uno in diviso ha spaccato la classe, ferma restando l’indubbia qualità della sua scrittura, sia per i temi trattati che per la leggerezza con cui sono stati affrontati. Non ha gradito le nostre osservazioni e ha cercato più di difendersi che sforzarsi di capire il senso di pareri non critici ma volti alla ricerca del senso della sua scrittura. Acerbo ma talentuoso, appare come una splendida crisalide. Non ha risposto agli esercizi svolti dalla classe sul suo romanzo, spero non per snobismo né per timore (Francesco);
  6. Una rivelazione dall’inizio alla fine dell’incontro! Ma quanti altri potranno dire di aver ascoltato una lezione sulle quarte di copertina dell’Adelphi da Alcìde Pierantozzi? Bellissima esperienza;
  7. Purtroppo non ho assistito all’incontro con Pierantozzi. Peccato, perché il suo nome lo sentirò pronunciare spesso in futuro (Federico);
  8. Un dolcissimo ragazzone che spaventa per la sua genialità (Viola).



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