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  dopo il corso, feedback ed esperienze
   
 

Dopo il corso di traduzione letteraria dall’inglese
testimonianze ed esperienze di stage e lavoro

Circa un anno e mezzo dopo la fine del corso che hanno seguito abbiamo chiesto ai nostri ex allievi:

1) Qual è stata la tua carriera editoriale dopo il corso in traduzione letteraria dall’inglese (puoi entrare nei dettagli)?
2) Con il senno del poi qual è la tua impressione su ciò che ti ha dato e continua a dare il corso?
3) Ti senti di raccomandare il corso ad altri?

Ecco le risposte in ordine alfabetico:

Pur avendo frequentato il corso con estremo interesse, devo ammettere di non essermi immediatamente tuffata nel mondo editoriale inviando curriculum alle varie case editrici, partecipando a eventi letterari o cercando di coltivare pubbliche relazioni in grado di facilitarmi l’accesso a questo settore. Questo non perché non ne sentissi l’esigenza, ma semplicemente per mancanza di tempo, essendo già impegnata in un’attività lavorativa a tempo pieno e avendo una vita familiare piuttosto intensa. Ciononostante, grazie all’intervento di Oblique, mi è stato chiesto di partecipare a un paio di prove di traduzione, una delle quali si è poi concretizzata in un contratto per la traduzione di un libro. Naturalmente non si tratta di una grande casa editrice né di un capolavoro letterario, ma è pur sempre un risultato sorprendente, almeno per me.

La mia decisione di partecipare a questo corso non è stata motivata da esigenze lavorative, come già accennato, ma da pura curiosità e desiderio di mettermi alla prova in un tipo di traduzione che mi ha da sempre affascinato moltissimo. Pur essendo venuta a conoscenza dell’esistenza del corso tramite internet e in maniera del tutto casuale, devo dire che ha superato di gran lunga le mie aspettative che, viste le premesse, erano piuttosto caute. Il corso, a mio avviso, non può, e forse neanche pretende, di insegnare a fare i traduttori letterari, visto anche l’esiguo numero di ore in cui si sviluppa. Quello che in realtà viene proposto sono tanti piccoli consigli utili, tecniche e trucchi del mestiere, trasmessi dall’esperienza diretta di professionisti di alto profilo, che in alcuni casi mi hanno davvero sbalordito per la solida struttura e versatilità culturale. Forse proprio quest’ultimo aspetto si è rivelato per me il più proficuo. L’aver avuto la prova tangibile di conoscere in realtà molto poco della realtà che mi circonda e che un buon traduttore, ma non solo, deve essere soprattutto una persona curiosa e attenta, costantemente ricettiva ai mille stimoli che, specialmente oggigiorno, gli arrivano dall’esterno.

Direi che il corso aiuta senz’altro a verificare se si possiedono le caratteristiche adatte a fare il mestiere di traduttore letterario e quindi a capire se vale la pena di impiegare tempo ed energie nel tentare questa strada. L’opportunità, inoltre, di conoscere persone interessanti che senza dubbio possono arricchire il proprio bagaglio culturale, costituisce un ulteriore valore aggiunto.
Non posso che ribadire il mio apprezzamento per la serietà e la professionalità con cui il corso è stato organizzato e condotto. Una lode speciale al direttore del corso di cui ho ammirato in maniera particolare, oltre alla competenza, il garbo e il rispetto dimostrati nei confronti dei corsisti anche di fronte a grossolane lacune o imperdonabili strafalcioni. Qualità che raramente mi è capitato di incontrare, in particolar modo tra i professionisti.

Adriana Cicalese, corso in traduzione letteraria dall’inglese 2009

*

Sorprendente, mi sembra il termine più adatto. Ho finito il corso in primavera e a giugno avevo fatto già due prove di traduzione. A fine giugno mi è stato assegnato il primo romanzo da tradurre e adesso, quattordici mesi dopo, sono in attesa della pubblicazione della mia sesta opera di traduzione (in uscita a novembre).

Oblique mi ha dato tutti gli strumenti per propormi sul mercato editoriale da professionista. Non è un corso che insegna a tradurre, perché tradurre è come scrivere: è qualcosa di innato, una sensibilità che si accumula con anni di lettura e di passione. Ma indubbiamente lezione dopo lezione ho acquisito un punto di vista nuovo sulle scelte da effettuare in corso di traduzione e su come proporre il mio lavoro, elementi fondamentali di cui all’università non ho mai sentito parlare.

Assolutamente sì.

Arianan Gasbarro, corso in traduzione letteraria dall’inglese 2010

*

Un percorso in crescita: al termine del corso ho partecipato a due prove di traduzione, pochi mesi dopo iniziavo a tradurre il mio primo romanzo per un editore romano. Sono trascorsi quasi due anni, la collaborazione prosegue e sono molto soddisfatta delle esperienze di traduzione accumulate, che variano dal romanzo rosa al fantasy, dalla science fiction al poliziesco e al thriller. Era un sogno che prima consideravo con determinazione ma timidamente, e a cui Oblique ha risposto in modo estremamente concreto.

Il corso mi ha insegnato a leggere con spirito critico, ad acuire la mia sensibilità letteraria, a ricercare l’intenzione di un messaggio e l’estetica del testo, ad amare la ricerca a tutto tondo e ad esigere da me stessa un esercizio instancabile della curiosità e del miglioramento.

Lo consiglio e lo caldeggio.

Cristina Genovese, corso in traduzione letteraria dall’inglese 2010

*

Lavoro per la casa editrice per ragazzi Panini S.p.A. – Modena in qualità di editor e traduttrice in-house.
Purtroppo a oggi non ho avuto altre occasioni di lavorare in qualità di traduttrice per altre case editrici, nonostante l’esecuzione di svariate prove di traduzione… ma non mi do per vinta, in fondo bisogna imparare ad aspettare… (cit.).
 
Partecipare a questo corso mi ha fatto scoprire e apprezzare il mondo che sta dietro alla pagina tradotta. Mi ha insegnato che dalla lettura dell’originale alla stesura finale della versione in lingua di arrivo occorre non dare niente per scontato: l’analisi del messaggio e del linguaggio di un testo e la maniera di trasportarli coerentemente in un universo – il nostro – lontano dall’autore passa anche attraverso gli accorgimenti più banali, come chiedere al dizionario la conferma del significato di una parola apparentemente semplice o cercare su internet l’immagine di un bovindo.

Assolutamente sì.
…e per sintetizzare lo spirito di noi personaggi in cerca di autore (o semmai editore nel caso).
Grazie a tutti.

Federica Gherardini, corso in traduzione letteraria dall’inglese 2009

*

Ho iniziato il corso di traduzione letteraria promosso da Oblique mentre lavoravo alla mia prima traduzione, di un romanzo bello e non facile. Si trattava di The Stone Diaries, della canadese Carol Shields, pubblicato a fine 2009 da Voland con il titolo Diari di pietra. Essendo la mia prima traduzione, il corso è stato fondamentale per aiutarmi a indirizzare il lavoro nel modo giusto. Dopo quella pubblicazione, ho firmato un secondo contratto di traduzione con la stessa casa editrice per un altro romanzo della stessa autrice, dal titolo The Republic of Love, uscito nei primi mesi del 2011. Inoltre ho iniziato a collaborare con un’agenzia spagnola, la LocTeam, per la quale ho realizzato alcune traduzioni “tecniche” (didascalie di libri di viaggio, fotografici, ecc). Ho lavorato con alcuni siti per la sottotitolazione di video in lingua inglese, ho lavorato da free-lance come revisore e editor di traduzioni altrui e altre piccole collaborazioni di questo genere.

Come già accennato, il corso è stato fondamentale per evitare di cadere negli errori tipici del traduttore alle prime armi, nelle ingenuità commesse da chi non ha una visione “organica” e globale del tradurre letteratura e magari di come funzioni il mercato editoriale. Il taglio non teorico ma indirizzato al “fare traduzione” lo differenzia in senso positivo da altre esperienze possibili in questo campo e lo rende secondo me efficace e utile. Il contatto diretto con traduttori esperti è stato indispensabile per comprendere come anche i momenti meno “romantici” di questo mestiere siano necessari alla buona riuscita della traduzione. Infine, avere un’idea di base di come funzionano contratti, tariffe, pagamenti, sovvenzioni, proposte editoriali eccetera permette al corsista di introdursi nel mercato non come uno sprovveduto ma come un professionista, e quindi aiuta a promuovere la politica del bravo traduttore che viene pagato il giusto, politica necessaria in questo momento per non affossare i lavoratori di questo settore e la buona qualità delle traduzioni in Italia.

Direi di sì, soprattutto a chi non ha mai visto il funzionamento di una casa editrice “dall’interno” e a chi non ma mai revisionato o editato traduzioni altrui (esercizio utilissimo per un traduttore ma appunto accessibile in genere solo a chi lavora nell’editoria).

Barbara Ronca, corso in traduzione letteraria dall’inglese 2009