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Corso principe per redattori editoriali
Cosa dicono i professionisti



Simone Barillari (scrittore, traduttore): da oltre dieci anni, senza avere alle proprie spalle il marchio consolidato di una casa editrice o il nome autorevole di un’università, il corso Oblique fonda la sua adamantina reputazione sull’estrema preparazione e professionalità dei suoi ideatori e docenti - sul loro impegno che si fa dedizione, su una deontologia del lavoro che si fa rigore morale, su un amore per il libro come opera e come oggetto che si declina nell’appassionato e approfondito insegnamento di tutte le fasi della sua produzione, dall’acquisto dei diritti all’impaginazione, dall’editing alla promozione sulla stampa. Improntato su un duro regime di lavoro e su criteri di stretta meritocrazia, il corso Oblique è l’accademia militare dell’editoria italiana, da cui sono venute schiere di eccellenti redattori (e traduttori, e uffici stampa) che lavorano nelle principali case editrici, e che condividono ancora, a distanza di anni, un orgoglioso spirito di appartenenza alla scuola che li ha formati.

Sergio Fanucci (editore): Dire che il corso di redattori di Oblique Studio forma i partecipanti è un grave errore, perché invece li trasforma in persone pronte per essere inserite nel mondo dell’editoria. Ai chi vuol partecipare e ama i libri dico: perché aspettare? Ai colleghi editori che ricevono i cv di chi ha partecipato, dico: perché aspettare?

Gabriella Fago (edizioni e/o): in voi ideatori e docenti dello Studio Oblique abbiamo trovato un interlocutore serio, affidabile e presente, che sa rispondere alle nostre esigenze e si sforza di metterci a disposizione giovani non solo adatti a noi dal punto di vista di serietà e riservatezza, invitati a stare coi piedi per terra, ma che risultano anche avere una preparazione sorprendentemente completa, considerata la brevità del corso, sana full immersion nella materia!

Martina Donati (editor, scrittrice, ufficio stampa): Oblique è molto più di una scuola di editoria. Chiunque abbia frequentato i corsi diretti e organizzati da Leonardo Luccone sa a cosa mi riferisco. Ho avuto l’occasione di tenere qualche incontro e la passione che ho cercato di trasmettere aveva la stessa intensità di quella che ho ricevuto dagli allievi. Mi si è presentata l’occasione di far fare uno stage a qualche studente diplomato all’interno delle diverse strutture editoriali dove ho lavorato durante questi anni e sono felice di poter incontrare quegli ex allievi che nel frattempo sono diventati bravissimi professionisti. 

Serena Vischi (caporedattrice Castelvecchi): avendo accolto aspiranti redattori per diversi anni, ho notato che i ragazzi provenienti dal corso Oblique avevano un valore aggiunto: erano più preparati e maggiormente autonomi. Questo mi ha spesso consentito di lavorare da subito sulle loro doti personali e portarli più velocemente a un livello di formazione più approfondito rispetto ai loro colleghi di altri corsi. I ragazzi di Oblique possono diventare molto presto una risorsa valida per la redazione che li ospita, spiccando di più in minor tempo.

Marzia Grillo (redattrice elliot): dal punto di vista redazionale, rispetto agli studenti di altri corsi, i ragazzi che vengono da Oblique hanno una certa familiarità con i programmi di impaginazione – inoltre sono preparati per la correzione di bozze e ben allenati a lavorare anche diverse ore di fila [segno che le esercitazioni sono state tante e dure]. Soprattutto: pur essendo ben consapevoli delle
difficoltà che sta attraversando l’editoria, sono pieni d’entusiasmo e felici di mettersi alla prova.

Loretta Santini (direttore editoriale elliot): l’atteggiamento comune degli studenti usciti da Oblique è di grande serietà e passione nei confronti di questo lavoro. Hanno saputo dimostrare un tale attaccamento e una professionalità inattesa per persone alle prime armi, al punto che l’80% della nostra redazione è oggi composta da ex allievi di Oblique. Credo sia un risultato di grande interesse sotto molti punti di vista e un grande riconoscimento della qualità di metodo e insegnanti.

Andrea Bergamini (editore Playground): “fare editoria” (mi piace questa espressione perché conserva il riferimento alla dimensione pratica e non solo a quella intellettuale del nostro lavoro) richiede un processo di apprendimento costante, appassionato, persino disperato, e non è mai il semplice esito dell’applicazione meccanica di poche e semplici regole assimilate in breve tempo e per sempre. Si percepisce la propria drammatica (se non tragica) inadeguatezza anche dopo quindici o addirittura trent’anni di onesto lavoro nel nostro campo. È talmente smisurata la competenza (e non sta parlando della comune “cultura generale” spesso insufficiente) richiesta per fare editoria che a volte, su alcune problematiche specifiche dei testi, è addirittura il neofita, magari perché provvisto di una competenza specifica, a individuare soluzioni più efficaci rispetto a chi ha maggiore esperienza.
Il corso principe per redattori di Oblique ha il merito di dare ordine, razionalità, e quindi di impostare correttamente, il necessario e lungo processo di apprendimento, che proseguirà anche dopo la conclusione del corso, e che ha per scopo quello di garantire al nostro lavoro e alle nostre imprese (piccole o grandi, non importa) professionisti preparati, capaci di reagire con ragionevolezza, sensibilità e spirito pratico, ai dilemmi e ai problemi posti dalla pubblicazione (ma anche comunicazione) di un testo.

Alberto Gaffi (editore): chiunque si propone di lavorare nel settore dell’editoria deve avere tenacia, e non accontentarsi di esser solo pieni di buona volontà, aggiungendo l’ottenimento dei basilari rudimenti rubando con gli occhi, ma spesso questo furto è impossibile e l’ottenimento della maestria necessaria può esser possibile tramite un’agenzia qualificata e seria come Oblique.
I ferri del mestiere dell’aspirante editore non sono alla portata di tutti, e spesso chi insegna non li conosce o non li vuole veramente trasmettere. Invece gli stagisti di Oblique hanno sempre dimostrato di aver ricevuto questi strumenti in ampia misura. Oblique rappresenta per la mia casa editrice professionalità e serietà, due elementi assolutamente necessari e utili per far si che un editore si dedichi con reciproco giovamento a quel lavoro di perfezionamento sul lavoro.
Di norma sono io a scegliere i miei collaboratori senza passare tramite agenzie, ma quando la proposta viene da Oblique sono subito ben disposto e disponibile, secondo le mie necessità e possibilità, ad accoglierli nel mio staff per un breve periodo: al termine del quale ho spesso rilanciato offrendo di rimanere retribuiti per almeno altri due mesi.

Orfeo Pagnani (editore Exòrma): S., detta Esse, giovanissima e laureata in Lettere Classiche con una predilezione per il greco antico e per l’insegnamento, atterrata nelle aule del Corso principe per redattori editoriali di Oblique Studio, e da lì catapultata sulla sedia di fronte perché io possa farmi un’idea se un fidanzamento è possibile. Farà lo stage da Exòrma?
Mi piace il suo modo di porsi, serio, modesto e reattivo. Ho l’impressione che abbia l’atteggiamento giusto per inserirsi in un gruppo di lavoro come il nostro. Mi sembra che il fidanzamento sia possibile.
Una piccola Casa editrice indipendente è una casa piccola, tutti contribuiscono all’economia domestica, tutti portano fuori la spazzatura ma poi si festeggia insieme; un luogo dove Esse può inciampare di continuo in un grafico che impagina, nell’ ufficio stampa che si agita e precetta gli autori per un numero di presentazioni più grande che i giorni di calendario in un mese; e nella direttrice commerciale che impazzisce con i rendiconti e la promozione. Il direttore editoriale, unico maschietto in una redazione tutta al femminile, sta al posto suo, defilato, sepolto dagli inediti.
Abbiamo dato il via alle metafore; il logo Exòrma prende spunto da una radice verbale, dal greco antico: mollare gli ormeggi, e allora la stagista redattrice si può dire arruolata nella ciurma, si imbarca con un sorriso, per tre mesi, come prevede lo stage di fine corso. Non sa ancora che nell’editoria indipendente si bordeggia tutto il tempo, si naviga spesso tra un ostacolo e una difficoltà alle prese con le trasformazioni rapide del mercato editoriale, zigzagando col vento sul muso per tenere la rotta. Si salpa per scoprire il segreto dell’immortalità del libro o almeno della letteratura e ci si trova a ripescare lettori naufraghi e disorientati nel mare magnum delle 60mila novità annue scaricate nei flutti di casa nostra. Un’epopea: manovre azzardate, saggi mascherati, storytelling del terrore, autofiction appassite, buoni libri da prendere al volo, talenti da onorare, miraggi esiziali da evitare come anche le miserie dei testi e l’ego degli autori. E poi ci sono anche le planate e le brezze fino allo sbarramento delle concentrazioni editoriali, i grandi gruppi, la distribuzione, i monopoli, i media, i clan, le trincee.
Il viaggio iniziatico di un redattore editoriale o un corso sopravvivenza in mare.
Esse, per favore, butti giù una scheda di valutazione di questo manoscritto per dopodomani? Sarebbe utile che tu accompagnassi l’ufficio stampa a questo evento. Studiati bene il nostro catalogo, che poi c’è la fiera, c’è Roma, poi Milano, poi Torino…Tra un’ora facciamo una riunione per decidere la copertina del libro, tieniti libera. Queste sono le bozze e queste le norme redazionali, mi raccomando, te le affido.
Esse. Soltanto dopo due anni passati da noi in redazione, seguiti allo stage, nel momento in cui lasciava Exòrma per l’Europa, mi ha raccontato di un severo editore incontrato in un colloquio, appunto, iniziatico.

Vittorio Graziani (libraio Feltrinelli): c’è un momento nella vita che si vuole lavorare con i libri. Fa poca differenza avere chiarezza su quale ruolo si vuole svolgere – io ad esempio ho sempre avuto il desiderio della libreria, ma non era un obiettivo esclusivo.
Facevo l’avvocato e non avevo proprio alcuna idea di come si potesse entrare nel paesaggio editoriale.
Mandai curricula a librerie varie, ma nulla.
Poi capii che una delle strade da percorrere è quella dei vari corsi di redazione, ufficio stampa e simili sparsi per il territorio a vario prezzo, di varia forma e di vari contenuti.
Abbandonai la mia carriera forense e decisi di iscrivermi ad un corso per redattore editoriale a Roma e mi ci dedicai anima e corpo.
Uno dei ricordi piu vivi che ho di quei sei mesi era l’entusiasmo e la voglia che c’era tra i docenti (Francesca Pacini, Leonardo Luccone, Giuliano Boraso) e noi alunni alle prime armi – spesso, nel mio caso in particolare, molto ma molto di più che alle prime armi. Entusiasmo che si trasformava in alcuni momenti in gioia pura – alcune lezioni con alcuni ospiti erano godimento puro, il godimento di stare al posto giusto dopo tanto girovagare senza entusiasmo – e in altri nella tensione da ostacoli da superare – non c’è niente di meglio di un corso che ti dia la giusta paura da esame.
Gli ultimi giorni, quelli dedicati alle prove finali, le ho vissute con una concentrazione che gli esami all’università al confronto erano passeggiate al parco.
Sta di fatto che alla fine dei sei mesi alcuni di noi hanno avuto la fortuna, e il merito direi, di continuare l’avventura, con stage formativi presso alcune case editrici con ruoli differenti.
A me capitò Arcana, come ufficio stampa – era il ruolo più giusto vista la mia poca propensione redazionale e di lì comincio la mia avventura. Dopo lo stage di tre mesi ho per quattro anni fatto il responsabile dell’ufficio stampa Castelvecchi e poi, finalmente direi, sono riuscito a entrare in una libreria e fare il libraio, prima in Fnac e poi in Feltrinelli, a Milano, dove sono tuttora.
Ho avuto anche la fortuna di essere docente presso il Corso Oblique e spesso, per non dire sempre, mi capitava di chiudere la mia lezione con alcuni consigli. Ancora oggi li ho ben chiari. Bisogna vivere i mesi del corso con la massima intensità possibile. Non bisogna fermarsi alle ore delle lezioni e alle esercitazioni assegnate, ma pensare che in quei sei mesi si sta già lavorando in editoria e quindi vivere il più possibile il paesaggio. Andare a incontri, conoscere laddove possibile e il più possibile gli addetti ai lavori. Mettersi in gioco insomma.

Laura Senserini (caporedattore Fazi): per anni sono stata piuttosto restia ad accogliere stagisti in casa editrice. Da una parte, mi sembrava che, se non fossero stati in grado di darci una mano, sarebbero stati solo un’inutile “zavorra” visto che comunque il lavoro correva ed eravamo sempre con la lingua di fuori; dall’altra, non volevo in alcun modo approfittare del tempo altrui e delle altrui eventuali competenze “aggratis et amore dei” (mi sembrava cioè una forma di sfruttamento che non mi piaceva affatto). Nel tempo però, mentre la casa editrice si ingrandiva e sempre più proliferavano le scuole e i master di editoria che prevedevano, a completamento dei corsi, uno stage di qualche mese presso una realtà produttiva, mi sono ricreduta e, a partire da una deliziosa stagista parigina, bravissima e curiosissima di tutto, e che non poco mi è stata utile anche per oliare il mio francese, ho cominciato ad accogliere stagisti in redazione (ma i miei colleghi l’hanno fatto anche per l’ufficio stampa) a cadenza per lo più trimestrale.
Mi sono perciò trovata di fronte al problema di come far sì che chiunque approdasse da noi potesse utilizzare proficuamente (per sé e per la casa editrice) il suo tempo e fin dall’inizio mi sono attenuta a un principio che ancor oggi reputo basilare: qualsiasi nuovo stagista metta piede nella redazione viene introdotto “nella gabbia dei leoni”, viene cioè coinvolto nell’intero processo lavorativo di un libro (controllo della traduzione, redazione del testo, editing, correzione di bozze, stesura di schede, bandelle e copertinari, grafica), in un confronto costante su tutti gli aspetti del medesimo e divenendo a tutti gli effetti partecipe della vita della casa editrice. Ovviamente questo significa attribuire delle responsabilità e saggiare quanto la new entry sia in grado di sopportarle e di gestirle, nonché di dimostrare quanto sia veramente in grado di fare, ma è sicuramente una bella palestra per chiunque ci incontri sul suo cammino.
Certo, non sempre le cose sono state sono rose e fiori, ci sono stati dei casi di protervia da parte di alcuni elementi riguardo alle proprie (errate) convinzioni e inossidabilità a quanto si cercava di trasmettere che non solo ci hanno fatto perdere tempo ma ci hanno anche costretti, talvolta, a rifare in toto dei lavori. C’è da dire però che, in generale, l’inserimento nella “gabbia dei leoni”, sebbene all’inizio risulti un po’ spiazzante perché le responsabilità pesano non poco, serve a inquadrare subito i nuovi venuti all’interno della redazione e della casa editrice e a far sperimentare loro a tutto tondo il lavoro editoriale.
Se questo spesso significa un appesantimento per la nostra attività prima che i nuovi arrivati si rendano abbastanza autonomi da essere fattivamente di aiuto, è però sempre un piacere ogni volta che il coinvolgimento è reale e abbiamo possiamo appurare che ci sono stati dei veri progressi. In particolare, aver creato un ambiente accogliente di confronto e di completa inclusione e partecipazione ha fatto sì che, con poche eccezioni, gli stagisti siano ricettivi e ben disposti e si affezionino a tutti noi. Non è un caso, infatti, che la maggior parte degli interni o dei collaboratori che lavorano oggi con la Fazi Editore venga da esperienze di stage presso di noi e che tutti quelli che negli anni hanno più o meno a lungo “soggiornato” in casa editrice abbiano mantenuto un rapporto con gli ex colleghi e abbiano ritenuto questa loro esperienza determinante per la loro formazione.
Nel corso degli anni, dopo aver accolto molti stagisti provenienti da scuole e da master diversi (dalla scuola della Mondadori a quella di Oblique, dal master della Sapienza a quello di Bologna fondato da Umberto Eco, tanto per citarne alcuni), ci siamo fatti un’idea ben precisa riguardo alla qualità delle tante realtà di formazione che ruotano intorno al mondo dell’editoria e abbiano cominciato a selezionare con più cura gli aspiranti stagisti. La maggior parte dei master ci sembrano estremamente farraginosi e poco formativi, mischiano insieme editoria legata al mondo dei libri a quella legata al giornalismo, danno informazioni insufficienti riguardo all’organizzazione e alle mansioni effettive presenti all’interno di una casa editrice, non prevedono, o ne prevedono poche, esercitazioni, ragion per cui, nonostante spesso abbiano dei costi molto elevati, sono non dico inutili ma fortemente carenti riguardo alla preparazione di chi vi prende parte. Lo stesso vale per talune scuole di editoria, alcune delle quali prevedono dei corsi molto all’acqua di rose e confusionari in cui tanti, se non tutti, aspetti dell’editoria vengono affrontati, se vengono affrontati, in modo assolutamente superficiale. Poche sviluppano in maniera seria e competente il problema dell’effettiva trasmissione del sapere editoriale e della preparazione dei discenti e, a parer mio, queste scuole e questi corsi fanno la vera differenza. Chi sviluppa in modo sistematico ed esigente tutte le tematiche che poi un futuro redattore si troverà davanti, non trascurandone nessuna, riesce a garantire una preparazione di base utile e rigorosa che poi, in fase di stage, potrà veramente sedimentarsi e svilupparsi rendendo utile e produttivo questo periodo conclusivo. Molto certo è dovuto anche alla reale determinazione dell’apprendista stregone, ma il metodo e la serietà, la capacità di far venire fuori gli aspetti distintivi di ogni partecipante ai corsi sono fondamentali e, a un occhio addestrato a riconoscerli, sono lampanti fin dal colloquio che solitamente si fa prima dell’inserimento.

 

 


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