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John Cheever
Sembra proprio di stare in paradiso


“Oh, che paradiso letterario è John Cheever.”
San Francisco Chronicle


Sembra proprio di stare in paradiso
è l’ultimo romanzo di John Cheever. Pubblicato nel 1984, pochi mesi prima della sua morte, quest’opera rappresenta il suggello della principale caratteristica dello scrittore americano: l’arte di conferire un’alta magnificenza emotiva e spirituale ai lati sinistri della vita, ai particolari, a quelle sfaccettature su cui difficilmente si sofferma la narrativa tradizionale. La narrativa di Cheever è l’epopea dei sobborghi, l’esaltazione della piccola vita di provincia, delle esistenze che non sembrano incidere nella storia di un paese.
In questa storia, che siamo invitati a leggere “a letto, in una vecchia casa, una sera di pioggia”, Lemuel Lears, il protagonista, è un vecchio gentiluomo del New England “abbastanza anziano per ricordarsi di quando le vasche da bagno avevano zampe di leone” ma ancora lucido e pronto a “difendere con la vita la libertà di parola, di religione e di movimento”. Lears vive in un paesino incantato, dove non c’è ancora un fast-food. Il paradiso di Lears è rappresentato da un laghetto dove ama pattinare d’inverno, e questo posto incantevole è destinato a scomparire a causa dalla speculazione edilizia e dall’inquinamento. Un’intricata vicenda piena di valori ambientalisti, e in questo senso Cheever è stato tra i precursori di una narrativa impegnata a sfondo sociale, si compendia con intersezioni e spunti narrativi molto originali, con un crudo affresco sulla vita sessuale e sentimentale di Lears, vedovo gaudente che si divide tra ricordi, incontri con una bella e focosa signora e istantanee follie omosessuali con il ragazzo dell’ascensore.
Il lieto fine, il paradiso appena raggiunto, è apparente e rappresenta proprio l’illusione del sogno americano che Cheever vitupera, ridicolizza ma in fondo comprende perché sa bene che ogni popolo insegue anche nelle contraddizioni più estreme la sua vocazione, e l’autore del Nuotatore incarna insieme a Edward Hopper, con quei suoi personaggi ritratti con l’ambigua oggettività e il cristallino distacco della freddezza, il più grande narratore dell’America che soffre in silenzio.




Sembra proprio di stare in paradiso è stato libro del giorno su Fahrenheit. Chiacchiere e analisi di Sinibaldi, Riotta, Mazzacurati e Luccone. Qui il podcast.
Leggi articolo di Luccone sul Foglio
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