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Miranda Mellis
Il revisionista
(romanzo illustrato da Derek White)

I sentimenti permangono come macchie.

È un mondo prossimo al collasso quello del Revisionista, un regno dell’assurdo dove il grado di inquinamento ha ormai raggiunto il punto di non ritorno. C’è una guerra in atto, o semplicemente non ci è dato sapere perché vengano sganciate bombe nucleari sulla popolazione, perché l’aria sia diventata irrespirabile, perché i bambini siano mutanti, perché gli animali costretti a usare i pannolini.
Del revisionista – protagonista e io narrante – non sappiamo nulla, se non che è stato incaricato (da chi?) di condurre dall’alto di un faro un monitoraggio delle condizioni climatiche con l’ausilio di strumenti sofisticatissimi e di diramare, alterando i dati, dispacci rassicuranti. Oltre a svolgere il suo compito si concede qualche libertà: entra nelle vite degli altri, mischia la sua a quelle, osserva l’uomo
che sovrasta l’uomo, la Natura imbizzarrita.
E in un mondo seviziato e condannato c’è posto per l’Isola del Nuovo Inizio, il luogo in cui “cercare una nuova identità”, una fatua speranza; c’è posto per una nuova forma di espatrio di massa, e in questo senso sognare e raggiungere un’isola incarna l’ideale di separazione-ricreazione caro a Deleuze e a tutta la narrativa utopica. Ben presto, però, ci si accorge che la vita sull’isola non è migliore: gli appuntamenti amorosi sono obbligati, ogni individuo è pervaso da una forza che lo spinge a strappar via qualsiasi cosa, e si deve far finta di non riconoscersi. Ci si può riuscire forse, ma la nostalgia è un nervo sottile e delicatissimo che genera un vero e proprio controflusso di ritorni a casa. Di ritorno alla propria devastata normalità.
A difesa del mondo, e di tutti i ritorni a casa, il revisionista teorizza una nuova forma d’arte: la ripetizione come eterna ricapitolazione, e l’urlo di disperazione diventa un inno positivo, un appello isolato e sordo all’umanità, prima che il tessuto del mondo si consumi del tutto.
Con uno stile dadaista ma di grande forza narrativa, e perfettamente amalgamato con le visionarie illustrazioni di Derek White, Miranda Mellis estrae dalle macerie di un mondo in disfacimento – il nostro mondo, il nostro disfacimento – ciò che rimane della bellezza originaria, con la stessa intensità di Morselli in Dissipatio H.G.

 

Niente andrà mai perso.


“A dar vita al Revisionista sono state la rabbia e la disperazione politica per la guerra e gli altri insulti al mondo perpetrati dal governo americano, primo fra tutti la mancata ratifica del protocollo di Kyoto. Mentre il governo e i suoi ‘selezionati’ esperti continuavano a minimizzare, uscirono tantissimi articoli
sulla loro manipolazione dei dati climatici. Era come se stessero scrivendo fiction. Con Il revisionista ho voluto approfondire come il più elementare senso della realtà e la percezione delle persone potessero essere filtrati e distorti dalla propaganda”.
“Ho scritto Il revisionista tra il 2003 e il 2006 a Providence, Rhode Island, su un vecchio Macintosh senza però smettere di prendere appunti e fare revisioni su carta”. La scrittura – che ha imposto fin da subito il suo flusso pur mantenendo una dimensione improvvisata, spezzata e sparsa e un incedere circolare
– era costantemente accompagnata dai dischi della casa discografica Alien8 Recordings. Il titolo originario era Cutaway e le prime bozze sono state lette e commentate da Thalia Field e Brian Evenson. Un grosso apporto è stato dato dalla collaborazione con Derek White, a cui si deve per altro il titolo finale, che ha aiutato l’autrice nell’editing e soprattutto ha illustrato il volume.


Selezione stampa
- “[…] un turbine narrativo dalle venature dadaiste che, pur nella sua forma sperimentale, riesce a conquistare il lettore. Uno degli esordi più promettenti degli ultimi anni.”
Marco Loprete, kathodik.it, 16 gennaio 2009

- “[…] romanzo al limite della fantascienza, dell’azzardo sociologico, della (rieccola) sperimentazione linguistica e narrativa. […] Il tutto però ci sembra forzato e un poco di ‘plastica’ […], quasi smaniante di apparire ‘contro’, ma poi alla fine artefatto e un pochino sterile.”
Alfredo Ronci, paradisodegliorchi.com, 30 ottobre 2008

- “Librino surreale, impegnato e rabbioso. […] una narrazione forte e bellissimi disegni di Derek White.”
il Giornale, 24 agosto 2008

- “[…] dadaista, post punk, utopico, ipnotico, surreale.”
Valeria Parrella, Grazia, 28 luglio 2008

- “è un riuscito incrocio tra i futuri immaginari di Philip K. Dick e l’ammaliante surrealtà dell’oltre lo specchio di Lewis Carroll.”
Tiziana Lo Porto, D della Repubblica, 28 giugno 2008

- “Miranda Mellis con la sua scrittura aforistica e Derek White con le sue illustrazioni restituiscono una visione dell’apocalisse dove il terrore non è l’approssimarsi della fine ma l’esatto opposto: la sua eterna dilazione e il ripetersi di costanti caotiche e prive di senso.”
Veronica Raimo, Rolling Stone, luglio 2008

- “[…] un romanzo distopico, apocalittico e allucinato […] un libro destinato a restare scolpito nell’immaginario della nuova generazione – si propone come paradigma d’una scrittura capace di fondere inferni boschiani e divertimenti à la Dalì, con un lessico essenziale e scabro.”
Gianfranco Franchi, lankelot.eu, giugno 2008

- “[…] un miniromanzo sperimentale ed efficace.”
Flavio Camilli, fuorilemura.it, giugno 2008

 

La rassegna stampa di Greenwich

Materiali
Le illustrazioni di Derek White;
Miranda Mellis legge Il revisionista.



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