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Claro
Madman Bovary

Traduzione di Manuela Maddamma
Illustrazioni di copertina di Carlo Emilio Zummo

Madman Bovary

Cosa accade se, per placare le pene d’amore, Madman Bovary, il protagonista di questo deformato romanzo, cerca conforto nel suo libro preferito? Beh, può succedere di tutto se il libro è il capolavoro di Flaubert. Per esempio che la realtà, il presente, cominci a intersecarsi con Madame Bovary (che risuona qui nella storica traduzione di Natalia Ginzburg), che una discoteca assomigli sempre di più a una sala da ballo in grande stile dell’Ottocento, che il farmacista Homais diventi il vostro miglior amico, e che il veleno d’amore s’intrufoli nelle crepe del libro in cerca di un antidoto. Felicità, passione, ebbrezza – le parole che tanto affascinavano Emma – sono il breviario per l’unica cosa che conta davvero: un’erezione.
Claro, con una lingua tesa, compulsiva e acrobatica, ha scritto la nuova grammatica dell’io innamorato.

 

Biografia del libro
“Credo che ci sia qualcosa di Emma Bovary in ciascuno di noi: uno spiccato gusto per i cocktail all’arsenico, suppongo, e un certo feticismo per gli zoppi”, ha confessato Claro dopo aver evidenziato che “i libri si legano sempre ad alcuni stati d’animo” e che Madame Bovary è stato per lui “uno sfondo a tre dimensioni per permettere al narratore di smarrirsi”. “Fin da adolescente mi sono innamorato dell’uso che fa Flaubert dell’imperfetto in Madame Bovary. Ho giurato che un giorno ci avrei condannato uno dei miei personaggi”. E forse ci ha condannato sé stesso perché ne è venuto fuori un libro sul senso ultimo della lettura e sul dualismo gioia-dolore dell’incantesimo amoroso, una sofferenza che il lettore condivide con il protagonista, Madman Bovary, mentre sottopone a tortura il capolavoro di Flaubert. È, però, anche un libro che riflette sull’imperfezione, sulla stortura e sulla bêtise flaubertiana che Claro definisce come “una caratteristica di certe menti borghesi, delle personalità piene di sé, convinte che il mondo sia un libro e che chiunque debba leggerlo”.
“Io e il libro abbiamo litigato a più riprese, e a un certo punto l’ho pure schiaffeggiato. Ma siamo rimasti buoni amici”. Insomma alla fine “i personaggi si sono ammutinati sapendo di salire a bordo. E dopo un po’ hanno cominciato ad essere contenti dei miei colpi di frusta”. “Madman Bovary si è nutrito delle sue stesse ossessioni e la sola influenza esterna che ha accettato è stata quella di Artaud”.
“L’ho scritto di mattina, prestissimo, perlopiù tra le cinque e le otto, sul mio iMac. Mentre scrivevo vedevo il sole levarsi e salutare con un rosso sempre più tenue l’inquinamento parigino. Quando il computer non ne poteva più, stampavo e sottoponevo il testo a ogni sorta di sevizia. È uno dei rari libri a cui ho lavorato ogni giorno, senza interruzioni. In quel periodo stavo traducendo Vikram Seth e William T. Vollmann, senza fare loro parola dell’altra mia vergognosa attività mattutina.
Mi piacerebbe che il lettore usasse il libro allo stesso modo in cui il narratore usa Madame Bovary, cioè per proteggersi da ciò che desidera”.
Flaubert ha detto: “Madame Bovary sono io”. Claro invece: “Se sono io Madman Bovary?! No, non lo direi mai, se non sotto tortura o in uno stato d’estasi”.


Selezione stampa
- “[…] ardita rivisitazione del capolavoro di Flaubert […] il libro di Claro è un pastiche di evidente impianto postmoderno […].”
Roberto Bertinetti, Il Messaggero, 18 settembre 2009

- “[…] è pura letteratura sperimentale, ma il divertissement ha un ritmo serrato e funziona.”
Alessandro Beretta, Corriere della Sera, primo luglio 2009

- “In Madman Bovary Claro […] allestisce, come nell’originale di riferimento, una caotica mitologia sentimentale in cui lo stereotipo romanzesco […] continua a fornire soluzioni false a reali passioni […].”
Stefano Gallerani, Alias, 13 giugno 2009

- “[…] Claro […] racconta il suo corpo a corpo con il capolavoro di Flaubert, oggetto di una vera e propria bibliofilia amorosa.”
A.C.P., L’espresso, 4 giugno 2009

- “[…] Claro, innamorato del romanzo di Flaubert tanto da torturarlo e trasformarlo in Madman, uomo ossessionato dall’incantesimo amoroso proprio come Emma.”
David Fiesoli, Il Tirreno, 23 maggio 2009

- “[…]un libro parassitario. Dichiaratamente parassitario.”
Isabella Mattazzi, il manifesto, primo maggio 2009

- “[…] una piccola iniezione flaubertiana.”
Giulia Franchi, Venerdì di Repubblica, primo maggio 2009

- “[…] Claro,il primo torturatore di Emma Bovary a eguagliare, se non altro in materia di crudeltà, Gustave Flaubert.”
Didier Jacob, Internazionale, 10-16 aprile 2009

- “[…] irriverente pararomanzo.”
Guido Caserza, La Sicilia, 15 aprile 2009

- “Un libro fuor di convenzioni capace di affascinare.”
Gian Paolo Serino, D di Repubblica, 11 aprile 2009

- “Bellissime, struggenti, le illustrazioni di copertina, quarta e interni della copertina stessa […].”
Valeria Parrella, Grazia, aprile 2009

- “La lettura, quando c’è Claro di mezzo, diventa qualcosa di estremamente fisico.”
Elisa Muzi, Playboy, aprile 2009


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- Intervista su Telerama;
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